La mano saudita sull’11 Settembre

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Secondo quanto ha riportato da Yahoo News del 12 maggio, il Federal Bureau of Investigation (FBI), ha rivelato, per sbaglio, il nome di un diplomatico saudita sospettato di aver aiutato due terroristi legati ad Al Qaeda negli attentati dell’11 settembre 2001.

Il giornalista investigativo Michael Isikof, il primo a notare l’apparente errore, contatta subito l’FBI per saperne di piû, nonostante il Dipartimento di Giustizia e l’amministrazione Trump avessero fatto di tutto per tenere secreto questo dato. Il giornalista afferma: “In effetti sia il procuratore generale che il direttore ad interim della National Intelligence Agency (sotto-organizzazione della CIA) hanno presentato una mozione alla Corte affermando che qualsiasi informazione e documenti interni relativi al funzionario saudita erano secretati in quanto potevano causare danni alla sicurezza nazionale.”

Mussaed Ahmed Al Jarrah è il nome del funzionario del Ministero degli Esteri che lavorò all’ambasciata saudita a Washington fra il 1999 e il 2000; la sua identità viene svelata durante una dichiarazione rilasciata lo scorso aprile alla Corte Federale da Jill Sanborn, vice direttrice della divisione antiterrorismo dell’FBI a Washington.

Secondo il rapporto, Al Jarrah era un funzionario assegnato all’ambasciata saudita quale responsabile della supervisione delle attività dei dipendenti del Ministero degli Affari Islamici nelle moschee e nei centri islamici finanziati dai sauditi negli Stati Uniti.

Le autorità ritengono che abbia incontrato due persone, Fahad Thumairy (imam radicale della moschea di Re Fahad a Los Angeles) e Omar Al Bayoumi (sospetto agente saudita), per aiutare due dei dirottatori a stabilirsi negli USA nel gennaio 2000.

Jill Sanborn, nella sua testimonianza, ha fatto riferimento a un rapporto del FBI del 2012, parzialmente declassificato; evidentemente gli avvocati del funzionario avevano omesso di cancellare il nome di Al Jarrah prima che il rapporto venisse pubblicato. Egli sarebbe “il terzo uomo” che assistette a livello logistico i membri del commando degli attacchi terroristici dell’11 settembre che portarono alla morte di 2’977 persone.

Questa rivelazione dimostra che c’è stato un completo occultamento da parte degli Stati Uniti del coinvolgimento saudita.

Le informazioni rese pubbliche legano in via ufficiale un alto funzionario del Regno agli attentati; del resto, 15 dei 19 terroristi erano cittadini sauditi.

Da Riyadh nessuna reazione ufficiale, pur avendo essa più volte negato in passato ogni addebito.

L’asserzione, secretata fino a 10 giorni fa, si inserisce nel contesto di un processo intentato dalle famiglie delle vittime dell’attacco terroristico alle torri gemelle all’Arabia Saudita, accusata di complicità.

È da considerare che nel 2016 uno studio di 30 pagine, declassificato dal Congresso USA, rileva un sostegno finanziario e logistico fornito agli attentatori da parte saudita; sospetti resi credibili dai risultati di un’inchiesta del New York Times, che rivela intrecci fra i jihadisti islamici e il regno wahabita.

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