La voce di Peppino

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Il 9 maggio del 1978 veniva barbaramente assassinato dalla mafia il giornalista Peppino Impastato, siciliano di Cinisi, militante antimafia ed esponente della sinistra extraparlamentare. Peppino era nato il 5 gennaio del 1948 proprio a Cinisi, in provincia di Palermo. Figlio di Luigi, affiliato ad una cosca mafiosa della zona.

Ancora ragazzo, rompe però con il padre, che lo caccia di casa, e avvia un’attività culturale e politica che denuncia tutte le bassezze della mafia, i suoi traffici illeciti e gli intrecci con la politica. Peppino incarna non tanto la figura dell’eroico servitore dello Stato ma, la sua, è la storia di coraggio e riscatto di uno che sa che la mafia non è solo coppola e lupara quanto piuttosto potere e sistema di prevaricazione dei diritti dei lavoratori e dei cittadini.

Dopo innumerevoli attività politiche con gli studenti, i braccianti, i lavoratori edili e contro la realizzazione della terza pista dell’aeroporto di Palermo Punta Raisi, nel 1976, con un gruppo di amici avvia il “Circolo musica e cultura” che svolge attività culturali (cineforum, dibattiti, mostre). Nel 1977, fonda poi Radio Aut, una radio libera che Peppino usa come megafono per denunciare i delitti e gli affari dei mafiosi e le loro connivenze.

La trasmissione più famosa della radio diventa “Onda pazza”, dove Peppino con intelligenza e ironia sbeffeggiava e ridicolizzava i capimafia e i politici locali rivelando le trame illecite. Il boss mafioso della zona, Gaetano Badalamenti, detto “Zu Tano” (zio Tano) è il bersaglio preferito della trasmissione e la mafia diviene “una montagna di merda”.

Scattano gli avvertimenti ma la cosa non si ferma lì perché la notte tra l’8 ed il 9 maggio 1978 Peppino viene trascinato a forza in un casolare, legato sui binari della tratta Palermo-Trapani e viene ucciso con una carica di esplosivo: il corpo è completamente dilaniato dall’esplosione e i resti del suo corpo sparsi per centinaia di metri.

Gli amici e la famiglia (il padre era deceduto) accusano subito la mafia ma, sin dalle prime ore, cominciano i depistaggi e il ragazzo è accusato di essere saltato in aria mentre stava preparando un attentato dinamitardo. Ci vorranno tre processi e la caparbietà della madre Felicia, del fratello Giovanni e di tutti i compagni per arrivare finalmente, dopo 23 lunghi anni, alla condanna per omicidio del boss Badalamenti.

Peppino Impastato aveva osato ribellarsi al potere, quello della mafia, di quei pezzi conniventi dello Stato e della sua stessa famiglia. Credeva invece nella politica dal basso, nella difesa del territorio e nella rivendicazione dei diritti. Un simbolo dell’antimafia forte e incisivo: cosa c’è di più rivoluzionario e faticoso, anche e forse soprattutto a livello emotivo, che ribellarsi al padre in un ambiente come quello della criminalità organizzata in cui si ereditano privilegi, potere e prepotenze?

Un grazie fraterno a Peppino e a tutti quelli che continuano nella sua lotta. Anche lontano dalla Sicilia.

Tutti gli anni a Cinisi viene ricordata la figura e la lotta di Peppino, quest’anno a causa del Covid -19 le iniziative si terranno online. ll programma è consultabile qui sul sito di Casa memoria (la casa di Peppino trasformata per volere della famiglia in museo e spazio di incontro ed elaborazione sociale).

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I funerali di Peppino Impastato

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