L’amore a pezzi di Ian Curtis

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Quando l’abitudine logora, le ambizioni affondano e il risentimento aumenta, mentre le emozioni s’inaridiscono e noi cambiamo tragitto imboccando direzioni diverse tra loro, allora l’amore, l’amore ci farà ancora a pezzi. L’amore, l’amore ci farà ancora a pezzi.” Così cantava Ian Curtis nella canzone intitolata “Love will tear us apart” pubblicata come singolo nell’aprile del 1980.

Ed era il 18 maggio di esattamente quarant’anni fa, quando a soli 23 anni, Ian Curtis, l’anima dei Joy Division, il cantante e l’autore dei testi della band, si toglieva la vita, impiccandosi nella sua casa di Macclesfield, dove viveva con moglie e figlia. “Love will tear us apart”, dopo la sua morte, divenne il primo e unico successo commerciale del gruppo, arrivando a raggiungere il 13° posto nella classifica inglese.

Nel testo della canzone considerata oggi come uno dei migliori singoli di tutti tempi da numerose riviste musicali, una delle poche in cui Curtis suona la chitarra, c’era già il germe del malessere che stava covando dentro di sé e dei problemi che stava accusando con la moglie Deborah. “Perché questa stanza da letto è così fredda – cantava Ian – mentre tu ti giri dall’altra parte? I miei tempi sono sbagliati? O è il rispetto reciproco che si è inaridito?”. “Love will tear us apart”, l’amore ci farà a pezzi diverrà anche l’epitaffio scolpito sulla lapide della sua tomba.

La sua tragica fine interromperà bruscamente l’ascesa dei Joy Division (letteralmente Il Dipartimento della Gioia), band simbolo della scena post punk di Manchester. “In questo istante vorrei essere morto. Non riesco più a lottare” furono le parole di commiato dalla vita che Ian fece trovare scritte su di un pezzo di carta, lasciando per sempre orfani del suo talento i suoi compagni d’avventura che proseguiranno con il nome di New Order (Nuovo Ordine).

Dopo gli anni sessanta e l’epoca spensierata della Swinging London, poi quella del punk e della rottura culturale e sociale che portò con sé, negli anni Ottanta, a raccogliere il testimone della scena musicale londinese, fu la grigia e piovosa Manchester, città che divenne la culla del “post punk” soprattutto grazie a gruppi del calibro dei Joy Division che, con le sonorità e i testi del loro primo album “Unknown pleasure” uscito nel 1979, fecero da apripista agli Smiths, Happy Mondays e Stone Roses.

La figlia Natalie, oggi fotografa, e gli altri membri della band hanno sempre sostenuto che erano state le medicine prese per tenere a bada l’epilessia ad avergli tolto la voglia di vivere e all’origine di quel suo gesto. Eppure, un sottile velo di malinconia e di sofferenza, permea tutto il lavoro dei Joy Division. E allora qual è stata davvero l’eredità che Ian Curtis ci ha lasciato in dote?

Senza dubbio, l’attitudine dark, le atmosfere cupe e depressive, da allora sono proseguite fino ad arrivare ai nostri giorni, lasciando il segno e influenzando soprattutto la scena alternativa del rock. Basti pensare a gruppi come i Pixies, gli Smashing Pumpkins o ancora i Depeche Mode, senza dimenticare poi certi testi di Kurt Cobain che sembrano l’ideale seguito di quanto aveva scritto Curtis. Proprio così. Tutti figli suoi e del suo amore a pezzi.

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