Le sue ultime parole sono state: grazie

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Una volta per conteggiare la popolazione si parlava di anime. Oggi più prosaicamente di unità. Ma erano e sono anime. La gente, le persone, sono essenze e ricordi, sono azioni che lasciano increspature nel tempo della nostra vita e della nostra memoria.

Avevo già scritto dei 100’000 morti statunitensi raggiunti il 25 maggio e della potente pagina del New York Times, che ne citava mille (leggi qui sotto).

Di quei mille, non riportava solo il nome ma anche piccole frasi che li caratterizzavano. Frasi che pochi di noi, non avendo sotto mano il giornale newyorchese, hanno letto.

Mi è capitata sotto mano una traduzione di alcuni di quei nomi, di quegli individui. Di colpo sono diventati anime, graffiando molto più profondamente nel mio, di spirito. Ci vogliono 3 ore per leggere i nomi dei morti delle Torri Gemelle. Quattro giorni per leggere quelli dei 100’000 morti USA.

Nell’immaginario, quelle persone sono tornate vive per un attimo, in una fiammata potente, che ha confermato per l’ennesima volta quanto ogni individuo sia una cosa unica e speciale per coloro che l’amavano. A voi regalo alcuni di questi nomi. Assaporateli come si fa con una caramella, rigirateveli in testa, perché come ha scritto il NYT: “quelli eravamo noi”. E ricordate anche i nostri morti, perché erano unici e speciali, ognuno con le sue manie, idiosincrasie o simpatiche abitudini.

I nomi non contano, contano quelle dieci parole che riassumono la loro storia, fatti salienti, ricordi divertenti, timbri di memoria quando non testimonianze fondamentali nella nostra storia. Una Spoon River moderna, una collina degli stivali piena di sentimento. Eccoli:

-“Noi lo chiamavamo il Grand Poobah”

– Gli uccelli in giardino mangiavano direttamente dalla sua mano

– poteva sistemare quasi qualsiasi cosa

– prima donna nera a laurearsi alla Harvard Law School

– veloce con i pugni sul ring

– la sua volontà era indomabile

– la sua citazione preferita era “Io sono bravo quanto te, e cattivo come me”

– sopravvissuto al cancro ha poi vissuto come diacono

– Ha salvato 56 famiglie ebraiche dalla Gestapo

– pensavo fosse importante conoscere la storia della vita di una persona

– quando vedeva gli amici stare male, li faceva stare meglio

– ingegnere dietro la fabbricazione della prima auto a 200 km / h

– ha scoperto la sua vera vocazione quando ha iniziato a guidare uno scuolabus

– faceva il miglior Baklava di sempre

– medico del pronto soccorso morto tra le braccia del marito

– leader nell’integrazione delle scuole

– architetto del municipio di Boston

– ha condiviso i suoi prodotti con banche alimentari e vicini

– aveva vissuto la vita tradizionale Navajo, aveva 102 anni.

– amava sua moglie e ha detto “sì, cara” molto spesso

– lavorava ore ma trovava sempre tempo per tutti

– ha attraversato il Golden Gate Bridge il giorno di apertura

– mi piaceva la sua pancetta croccante

– rimaneva sveglia tutto il turno di notte perché non voleva che nessuno morisse da solo

– liberato dalla vita in prigione

– le sue ultime parole sono state “grazie”

Tra quelle mille persone c’erano tre soccorritori dell’attentato alle Torri Gemelle, quattro sopravvissuti all’Olocausto, due coppie morte insieme e una bambina di cinque anni. Storie, persone, anime come dicevamo. Ci metto anche mio zio.

  • ti stendeva con le sue chiacchiere ma era un piacere averlo vicino

Non c’è velleità di rivalsa in queste righe. Solo storie, solo la voglia grande di ricordare chi non c’è più. Un sentimento gentile, che dovrebbe riempirci e farci crescere.

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