L’indio che amava i serpenti

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Eugui aveva la passione dei rettili e degli anfibi e studiava biologia all’Istituto tecnico di Oaxaca, in Messico. Lo Stato di Oaxaca è rivolto a sud e si affaccia sull’Oceano Pacifico, la sua particolarità è di avere un territorio biologicamente estremamente variegato. Essendo uno Stato montagnoso, il suo clima può cambiare in maniera drastica in base al clima e all’altitudine.

Tutto ciò lo rende adatto a una biodiversità particolare e endemica, insomma un piccolo gioiello naturalistico.

Eugui Roy aveva 21 anni e lottava per l’ambiente del suo Paese, un posto dove ancora oggi a dettare legge sono i grandi latifondisti, la criminalità organizzata e le grandi corporate.

Egui aveva un grazioso e lindo viso indio, con lunghi e lucidi capelli neri e occhi dolci, occhi dallo sguardo curioso o attento quando osservava i suoi amati rettili. Era un ragazzo come i nostri, con le berrette di lana calate sulla fronte e il sorriso disarmato e ribelle disegnato sulla pelle color dell’ambra.

Chissà se si è accorto quando gli hanno sparato sulla Sierra di Oaxaca, quando il proiettile ha attraversato anonimo e inconsapevole il suo corpo proseguendo la sua corsa nella boscaglia.

“nessuno merita di morire così, in questo modo”

Ha dichiarato in un video la sorella Rosalina

Eugui era un ambientalista che dispensava via social informazioni sulla conservazione dei boschi.

Lo Stato è preda di conflitti, solo nel 2019, sono stati segnalati 6 attacchi ad ambientalisti. In realtà Eugui Roy è solo uno delle centinaia di attivisti per l’ambiente e per i diritti umani dell’America Latina uccisi nel 2019 (106 solo in Colombia). L’America Latina è l’area del pianeta che conta la maggior parte degli assassinati, al primo posto, insieme alla Colombia, troviamo l’Honduras e appunto, Il Messico.

Nel 2017, erano quasi 200 gli ambientalisti uccisi, anche qui con una preponderante maggioranza in America Latina, che conta da sola il 60% delle uccisioni.

A cozzare con gli ambientalisti, spesso nativi delle regioni, i grandi latifondisti terrieri e le industrie del legname, oltre alle imprese di estrazione mineraria. Un esempio lampante lo abbiamo nel Brasile di Bolsonaro, che appena eletto ha sostenuto il massacro della foresta amazzonica. Sotto la sua presidenza, il disboscamento del polmone verde del pianeta ha avuto un’accelerazione notevole. In Amazzonia vengono massacrati gli indigeni che si oppongono alle nuove piantagioni di soia, caffè, palme da olio e canna da zucchero, e alla deforestazione per far posto a pascoli per il bestiame.

Purtroppo una cultura di impunità e di inerzia con la connivenza troppo spesso di autorità corrotte, lascia poche speranze ai paladini della terra.

Eugui è solo l’ultimo di una collana di morti che insanguinano le meravigliose terre dell’America del Sud, un paradiso naturalistico che quelli come lui cercano disperatamente di difendere dai rapaci artigli di avidi speculatori. Nostro dovere è sostenerli e non dimenticare i loro sorrisi.

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