Ma i bambini si ammalano o no?

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Non siamo difensori di Daniel Koch. Anche perché non ci interessa. Il nostro scopo è riportare i fatti, scientifici, realistici, in modo che poi la gente possa farsi la sua idea.

Ogni genitore può decidere in autonomia se preoccuparsi o essere più sereno, valutiamo però prima i dati, senza ascoltare un medico o l’altro, perché anche loro sono esseri umani con le loro idee e i loro preconcetti. Lo facciamo anche per sgomberare il campo dal fumo velenoso che alcune testate o blogger mettono in circolazione (leggi qui sotto)

Questo discorso discorso vale per i nonni che, secondo Koch, possono riabbracciare i nipoti al di sotto dei 10 anni come anche per la riapertura delle scuole primarie e per la conseguente diffusione del virus.

I bambini non si ammalano?

Sgomberiamo il campo dai dubbi, o almeno è quello che possiamo ragionevolmente stabilire in base a studi cinesi effettuati su 45’000 persone, non un campione proprio risibile, con Covid 19 confermato. Ebbene, tra i contagiati i bambini al di sotto dei 10 anni erano meno dell’1%. Il loro decorso è praticamente immediato ed il loro tasso di mortalità praticamente nullo. Una ricerca, sempre cinese ma più recente, suggerisce che i bambini si infettano in realtà come gli altri, ma manifestano sintomi lievi o inesistenti. Dunque i bambini si infettano meno degli adulti e trasmettono meno il virus. È però ovvio che nessuno può affermare che i bambini sono esenti da contagio.

E la sindrome di Kawasaki?

La sindrome di Kawasaki, o una patologia simile, come ipotizzano i ricercatori, ha dimostrato, nel corso del virus (segnatamente nelle ultime tre settimane), un aumento anomalo dei casi correnti. Questa sindrome infiammatoria multisistemica, che richiede un trattamento in cure intensive può colpire i bambini. C’è da dire che a contrarla sono stati anche bambini che non sono risultati positivi al test Covid. La sindrome porta a una violenta risposta del sistema immunitario che può colpire diversi organi e tessuti, dolore addominale, problemi gastrointestinali e infiammazione del cuore. Il legame tra la sindrome e il virus non è però ancora stata individuato.

Ma di quanti casi parliamo? Quelli britannici sono una decina, su 165’000 contagiati. Poche unità anche negli altri Paesi. In Francia, in Portogallo e in Svizzera ci sono dei casi, ma sono molto rari. In Italia, con 203’000 contagiati, per fare un esempio, all’ospedale Gaslini di Genova, sono stati riscontrati 3-4 casi a fronte dei 7-8 che si presentano annualmente, nella Bergamasca i casi sono 20 a fronte dei 10 annuali. In Svizzera, attualmente, i casi sono 3.

Pochi casi dunque, sulle centinaia di migliaia di contagiati. Preoccuparsi e cercare di capire è comunque doveroso, ogni dettaglio va vagliato per far si che magari non sfugga qualche patologia importante, da lì a cadere in preda al panico ce ne passa.

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