Non ti conosco, mascherina

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Sembra che indossare una mascherina sia diventata un’urgenza. Ma ce ne sono abbastanza per tutti? Certo. E pure in esubero dal momento che la generosa Svizzera ne ha appena esportate 25 tonnellate. Ma non è che magari quelle Swiss made sono troppo care per noi e perciò ci vediamo costretti a ordinarne dalla Cina? Al di là dell’economia che, anche lei, in questa emergenza vuole la sua parte, a lungo si è sentito dire che le mascherine servono soltanto a chi è malato per evitare di diffondere il contagio. Poi però le informazioni sono cambiate e ora ci viene detto che le mascherine dovrebbero indossarle tutti. Noi le direttive le seguiamo anche, ma bisogna ammettere che non è sempre facile farlo. Quali mascherine, come e quando? Mascherina o non mascherina? Eccoci qui pure noi con il nostro dubbio amletico.

Confusa e felice

Si prospettano giorni difficili sul tema mascherine. Già non sappiamo se utilizzarle o meno, figuriamoci se siamo in grado di distinguerle, o meglio ancora di capire quale fa al caso nostro. O la prendiamo con un po’ di ironia, tanto per sdrammatizzare e le indossiamo tutte a giorni alterni, o proviamo a imparare qualcosa di più su questo dispositivo che ci accompagnerà ancora per parecchio tempo. Tanto per ricordarcelo, il coronavirus ha dimensioni di 100-150 nanometri di diametro, ossia 600 volte più sottile di un capello e quindi necessitiamo, fra le tante che si stagliano all’orizzonte, di una mascherina con delle caratteristiche ben precise. Strada facendo ci accorgeremo però che quello delle mascherine è un mondo a sé, e le cose da imparare sono tante. E poi dicono che le pandemie non servono a nulla.

Mascherina chirurgica

Ma partiamo dalla più semplice, quella indossata dal personale sanitario o dall’igienista e che fa da barriera tra l’operatore e il paziente. È formata da tre strati di tessuto non tessuto (tnt) composto da fibre di polipropene o poliestere. Quello esterno conferisce resistenza meccanica alla mascherina ed è idrorepellente. Non si strappa e non si inzuppa. Lo strato intermedio è formato da microfibre di 1-3 micron di diametro e quello a contatto con il viso è simile a quello esterno ma non idrorepellente. È monouso e una volta tolta viene buttata, possibilmente non per strada, ricordandosi di lavare le mani. In casi estremi la si può lasciare appesa all’aria per almeno 12 ore prima di riutilizzarla, prestando attenzione a non toccare la parte interna. Visto che l’efficacia ne risulterà diminuita, sarà ancora più importante mantenere le distanze di sicurezza e uscire di casa solo se necessario. E fin qui ci siamo. Ma fanno davvero al caso nostro?

L’allegro tutorial di admin.ch

Se indossata correttamente e non come nel tutorial di admin.ch, dove quella utilizzata è comicamente extralarge, con gli elastici attorno alle orecchie e la stessa mascherina che non aderisce al viso e obbliga l’operatrice a toccarla di continuo… se indossata correttamente impedisce a chi la porta di contagiare altre persone senza però garantire una protezione elevata nei confronti del virus che proviene dall’esterno (20%).

A Kentucky woman was caught on video shopping with a hole cut in he middle of her protective mask which she claimed made it “easier to breathe.”

Non funziona neanche così come la utilizza la casalinga americana che, per agevolare la respirazione, ritaglia la parte in corrispondenza di naso e bocca. O come spesso si vede anche da noi, con il naso che fuoriesce dalla mascherina o peggio ancora quando la si ritrova sulla fronte a mo’ di occhiali. Tutto molto fantasioso, ma poco funzionale.

Dpi o filtranti facciali

Passiamo ora alla parte più ostica,la descrizione dei dispositivi di protezione individuale: pensati per proteggere chi li indossa dalla contaminazione esterna, offrono però una blanda protezione contro la diffusione del contagio. Le FFP1, Filtering Facepiece Particles, antismog e antipolvere, utilizzate inizialmente nell’industria, sono passate poi nei reparti di malattie infettive per la loro composizione che conferisce un’alta capacità filtrante dell’aria. Anch’esse formate da tnt, lo strato esterno protegge dalle particelle più grandi, quello intermedio da quelle più piccole, sotto i 10 micron di diametro, l’effetto più importante è quello elettrostatico e lo strato interno ha una doppia funzione, quella di mantenere in forma la maschera e quella di proteggerla dall’umidità prodotta dal respiro, starnuti o tosse. Possono essere con o senza valvola.

FFP1, FFP2, FFP3 senza valvola

Se la capacità filtrante dall’esterno verso l’operatore e all’inverso di una FFP1 è del 72%, per la FFP2 in entrambe le direzioni è del 92%, nonostante i pori filtranti siano più grandi del virus, le particelle vengono bloccate con l’effetto elettrostatico. Inoltre non si sostituiscono spesso poiché il potere filtrante rimane inalterato. Le FFP3 sono quelle che filtrano maggiormente (98%) sia in entrata che in uscita, perché i pori filtranti sono più piccoli del virus. All’interno della maschera si accumula però l’aria respirata che la inumidisce e, oltre a rendere la respirazione più faticosa, ne riduce il potere filtrante in entrata e per questo motivo è necessario un cambio frequente del dispositivo.

FFP con valvola

Hanno la stessa capacità filtrante di quelle senza valvola, consentono una migliore respirazione, ma proteggono solo chi le indossa e non gli altri, perchè con la valvola esce il respiro e quasi tutto quello che c’è dentro. Infatti in uscita non filtrano piu del 20%, quindi non dovrebbero essere utilizzate dalla popolazione al di fuori dell’ambiente ospedaliero, perchè le persone infette e anche gli asintomatici che le indossano, potrebbero trasmettere la malattia ad altre persone. I filtranti facciali possono essere riutilizzati solo se non sono rovinati. Si possono rigenerare esponendoli ad alta temperatura (70 gradi), ai raggi ultravioletti o trattati con soluzioni a base di acqua e alcol al 70%. Si può anche utilizzare il vapore del ferro da stiro, oppure un disinfettante spray. Trattandosi però di metodi casalinghi, non si certifica l’efficacia.

Modello Giuditta

Finalmente è tutto chiaro (o quasi) e siamo sollevati per il fatto che grazie alle mascherine passeremo indenni anche la seconda fase della pandemia. Non ci resta quindi che scegliere fra quella che filtra verso l’esterno, ma non verso l’interno. Quella che filtra di più in entrata o quella di più in uscita. Quella che filtra un po’ meno ma resiste di più. E quella che filtra tutto, ma s’inumidisce e la devi cambiare spesso. Poi tutti i tre dispositivi facciali li puoi avere con la valvola o meno, sapendo che quelle con la valvola ti permettono di respirare meglio, ma proteggono chi le indossa e non gli altri e quelle senza, proteggono quasi totalmente, ma si inumidiscono e si respira male. Hai proprio l’imbarazzo della scelta. E, dulcis in fundo, ricordiamoci che nessuna mascherina serve a fermare il Covid-19 se non indossata correttamente, neanche quella ora in vendita a Verona con il volto di Mussolini.

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