Panem et circensem

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Per gli artisti è vita dura. Se la maggior parte di noi può sperare in una ripresa, seppur lenta e graduale, per chi vive di sogni, la vita è molto più dura. Il Cirque du Soleil, culla artistica del nostro celebre Daniele Finzi Pasca, rischia il fallimento.

D’altronde si sa, la vita dell’artista è dura da sempre. È quel mestiere che quando racconti ai genitori che hai scelto quelle strada ti dicono, “ok, ma prima impara un mestiere”.

Perché per molti l’artista non è un mestiere, con le sue fatiche, i suoi sforzi, la voglia di arrivare.

Ma tutto sommato la vita dell’artista è ancora più dura, forgia, crea, costruisce il personaggio nel tempo e costringe chi la pratica spesso ad affrontare delusioni cocenti che agli altri sono risparmiate. Quello che ieri era il mangiafuoco alle fiere, oggi si è trasformato nel sofisticato giocoliere o acrobata del Cirque, che vive in uno spazio onirico che richiama a noi i sogni di bambini.

La struttura canadese, che ci ha insegnato a vedere il circo con occhi nuovi e sognanti è fortemente a rischio di fallimento. Con un miliardo annuo di fatturato e ad oggi quasi la stessa cifra di debiti, rischia il tracollo, lasciando a casa migliaia di persone.

Per ironia della sorte, fu l’archetipo del girovago, proprio un mangiafuoco, quello che più di tutti nel nostro immaginario incarna il guitto da strada, che fondò il Cirque du Soleil. Tra le fiamme che sputava nei suoi spettacoli e i balenii dorati nella notte, Guy Laliberté con un nome che il destino gli aveva regalato come simbolo di arbitrio, decise di fondere nel fuoco la fantasia, la bellezza e il sogno.

Nasceva così nel 1984, 36 anni fa a Montreal, il Cirque du Soleil. Il metaforico carrozzone del Cirque, ne ha fatta di strada da allora. Oggi, o perlomeno ieri, il Cirque du Soleil, contava 5000 dipendenti con 14 spettacoli e tournée in tutto il mondo e un fatturato, appunto, di circa un miliardo.

Il virus ha dato una mazzata a una struttura, come tante altre peraltro, che viveva di pubblico e di assembramenti. A fine marzo, il Cirque aveva licenziato con effetto immediato il 95% dello staff a causa dell’annullamento in tutto il mondo di 44 show.

Stessa sorte stanno subendo cantanti, artisti, attori, che vivono della comunione del pubblico, di applausi e anche del più vile ma non meno dignitoso conio che i biglietti di entrata garantiscono.

Perché se normalmente l’artista è succube dei capricci del pubblico, oggi asfissia come una trota fuor d’acqua per la mancanza di esso.

Sostenere gli artisti e il loro lavoro non è facile oggi. Molti probabilmente non possono nemmeno quantificare il guadagno e hanno di fronte a sé, ancora per mesi (o anni!) il vuoto pneumatico dovuto all’impossibilità di esibirsi. Certo Vasco Rossi e Jovanotti non subiranno serie ripercussioni, ma tanti sognatori meno fortunati o celebri, rischiano se non la fame, perlomeno l’oblio e l’abbandono di un sogno che hanno inseguito per anni.

La vita dell’artista, dell’attore e del mangiafuoco, tornano perciò ad essere forieri di miseria. Quello che rimane sono i sogni però. Perché come dice un adagio. “si può uccidere il sognatore ma non il sogno, perché il sogno è vivo”.

Perciò, merda, merda, merda a tutti gli artisti del mondo.

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