Paolo e Francesca nell’inferno della fase 2

Di

Li avevamo lasciati li, i nostri Paolo e Francesca, ad un metro uno dall’altra, a gridarsi con gli occhi “ti amo” in un anonimo parcheggio, perché nel bel mezzo di una pandemia con il crescendo di persone contagiate e morti ogni giorno anche l’amore, specie quello ancora di natura clandestina, deve fare i conti con le restrizioni.

E allora passano le settimane, e ora non è più la fatica di lasciare l’ultimo abbraccio e staccarsi dall’ultimo bacio, ma è mollare quel telefono che è diventato, ancora di più, l’unico oggetto che permette un contatto, almeno vocale, a volte visivo. Le chiamate avvengono nei momenti più disparati, tra un compito dei figli e una pausa sul lavoro, o appena l’assenza dei rispettivi coniugi combacia, chiamate fugaci, minuti rubati alle giornate interminabili, momenti sempre troppo brevi.

E altrimenti messaggi..centinaia di messaggi che invadono l’etere di voglie, desideri, sogni..quanti sogni. Per stare vicini, e fare qualcosa “insieme” comprano un libro online, lo stesso, e lo leggono prima di andare a dormire, raccontandosi dove sono arrivati di volta in volta. Un modo per stare assieme, sentire che quel libro diventa una porta di collegamento con l’altro, con il proprio amore sempre maledettamente troppo lontano. Passano le settimane, e ci si vede sempre nel solito parcheggio, quello da cui abbiam ripreso la nostra storia. Poco più di un’ora, il tempo rubato ad una spesa, o all’inizio o la fine di un turno di lavoro.

Ma il desiderio assale, dopo settimane ti divora; e se tenersi la mano ancora può funzionare disinfettandole prima e dopo il contatto, a un certo punto le mani si allungano sulle braccia e dalle braccia vanno ai fianchi, e il metro di distanza son diventati pochi centimetri. Ci si ferma, ci si guarda: un abbraccio. Lungo, interminabile. Ma un bacio? No, quello no, ancora troppi dubbi, ancora troppa paura di fare male. E se ti dovessi attaccare qualcosa? E se fossi asintomatico? Forse è ancora presto. Forse.

Le settimane scorrono, tra messaggi, chiamate, video chiamate, fugaci incontri sempre più coraggiosi man mano che le statistiche e i dati diventano confortanti. Ma nessun bacio, non ancora, non senza almeno un alibi che possa rispondere alla domanda “Ma dove lo ha preso?”. Il 27 aprile è una luce in fondo al tunnel, riprendono piccole attività, alcuni negozi, la curva dei contagi da una tregua, e loro sono ancora li. In queste settimane si sono detti di tutto, non solo propositi, ma hanno sfruttato questo tempo per conoscersi di più, dirsi cose anche importanti, per far cadere alcune corazze, molte difese. Si sono messi a nudo uno per l’altra, non potendosi spogliare fisicamente, lo hanno fatto perché in quest’amore hanno deciso di riporre ogni fiducia, perché nel loro amore ci credono, insieme. Anche più di prima. Sono nate nuove certezze e nuove consapevolezze..ma che voglia di prendersi tra le braccia e baciarsi.

Arriva maggio, le discussioni politiche su come, cosa e quando riaprire sono scandite dalle conferenze stampa e a un certo punto ecco una data: 11 maggio. Piano piano arrivano informazioni dettagliate, ricevono gli orari di lavoro, le aperture scolastiche per i figli, si incrociano le agende e, per un puro caso, quell’11 maggio è un giorno perfetto. Prenotano una stanza di un albergo, come già hanno fatto altre volte, ma l’ultima risale a più di nove settimane fa, e non si può far altro che aspettare che il calendario faccia il suo corso, tremendamente lento ma altrettanto inesorabile.

L’11 maggio arriva. Si trovano fuori dall’albergo, neanche il tempo di salutarsi che le loro labbra sono già le une addosso alle altre, tra incredulità e stupore. Una lacrima solca il viso, ma di gioia. Non si perde tempo, si ritira la chiave, si entra in camera e per le successive quattro ore il mondo rimane fuori. Solo loro due, i loro corpi, i loro sguardi, i loro baci. A fare e rifare l’amore, quello non fatto per nove, lunghissime settimane. Finalmente loro, finalmente insieme.

Li avevamo lasciati in un posteggio, a un metro di distanza a gridarsi ti amo con gli occhi, li lasciamo cosi, abbracciati in un letto, a sussurrarsi ti amo in un orecchio.

Ora che é ripartito tutto, anche Paolo e Francesca ripartono. Ora che è ripartito tutto, il loro amore non si é mai fermato.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!