Quando la paura ci fa chiudere gli occhi

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Perché le parole sono importanti e noi rischiamo di pagare a caro prezzo questa disattenzione.

“Mille poliziotti contro la movida.”

“Rispetto per i morti. Impegno e sacrificio, altrimenti richiudo tutto.”

“Non ci siamo, pronti a richiudere tutto.”

E ce ne sono di affermazioni così preoccupanti, non solo dai nostri vicini italiani, ma anche qui in Ticino.

Un clima pervaso dalle logiche del grande classico, quanto mai tristemente attuale, Sorvegliare e punire.

Poco importa che il virus si prevenga con misure igieniche accresciute, adesso al bando vengono messi i rapporti umani e l’energia vitale che tenta di rifiorire.

Non leggeremo “mille poliziotti per assicurare una movida in sicurezza”. Non leggeremo “la città riflette a come ampliare e gestire le aree di svago per permettere la vita nel rispetto delle misure igieniche”.

No. Perché il cannibalismo, pardon il capitalismo, può permettersi di distruggere senza scatenare reazioni statali, ma la vita, questa no, questa non è tollerata. Perché la vita è fonte di pericolo, ma non la distruzione, a quella ci siamo abituati e abbiamo trovato il modo di renderla redditizia.

Ci siamo ritrovati chiusi in casa. Noi su invito, i nostri vicini su imposizione. E il governo italiano è il triste esempio di una cultura dell’oppressione che ha trovato il modo di farsi strada. Le autorità svizzere, invece, sono più pacate nei modi, più ragionevoli, pragmatiche e rispettose. Però certi meccanismi hanno dimora anche qui e, semplicemente, si mimetizzano meglio.

Sono anche le autorità svizzere che stanno assoggettando il corpo e l’anima.

Il mio compagno è in Italia e mamma Elvetia non mi dà il permesso di vederlo.

Perché il mio benessere psico-fisico è contrario alla tutela della salute.

Perché lo dice anche l’OMS che la salute è esclusivamente assenza di malattia.

Perché lo dice pure l’ONU che la pandemia va combattuta a oltranza e non c’è spazio per i diritti fondamentali delle persone.

Perché lo sanno tutti che il sistema immunitario si indebolisce negli abbracci e nell’incontro dei corpi sotto le lenzuola.

Perché lo dice anche la legge che le misure non devono essere proporzionali e ponderate.

E allora rendiamo grazie allo Stato per essere riuscito a trovare il modo di conciliare salute e economia. Per aver operato una magia di tale portata che vede interessi conciliati, quando lo sanno tutti che non è possibile, che si escludono l’un l’altro e che non possono assolutamente coesistere. Perché collettivo ed individuale esistono solo come ossimoro. E chi ti dice il contrario è intellettualmente un disonesto, un bruto che ti vuole condurre alla catastrofe, all’estinzione della vita, alla vittoria di Covid sull’umanità.

Non sia mai.

Ma di magie lo Stato è pieno e ha avuto la grazia di concedere l’assoluzione alle coppie sposate. Sia lodato per aver sfidato il virus per tutelare la famiglia. Che il cristianesimo sia con lui e lo protegga in questo atto eroico. E non gliene voglia per aver creato un corridoio blasfemo per i concubini di altri Stati vicini.

Io nel frattempo ringrazio i funzionari doganali vicini che, con le loro parole paterne, mi ricordano come un mio bacio possa uccidere il mio fidanzato e mandare a scatafascio il mondo intero con un’impennata del mostro Covid.

Li ringrazio perché l’essere umano fa di tutto per ammalarsi e portare l’altro con sé nella disgrazia. Perché viviamo nella cultura della distruzione ed è impensabile farsi portatori di amore e protezione.

E nel frattempo ringrazio anche lo Stato per aver messo una grata in metallo arrugginita, perché la ruggine lo sanno tutti che ha il potere di purificare il bacio da questo virus.

Ma forse è meglio non rischiare e non credere troppo nel potere della ruggine. È meglio attendere un’altra magia statale perché economia e salute hanno trovato il modo di farcela. Devo continuare ad avere fede perché sicuramente come turista riuscirò a baciare il mio uomo senza ucciderlo e senza portare l’umanità nell’oblio.

E così, mentre aspetto, mi unisco al popolo che scava la fossa per l’umanità perduta intonando le parole di Bella ciao.

Una cittadina che con la paura ci vuole dialogare.

Laura Scardamaglia

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