Ritorno in aula

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I miei figli hanno voglia di tornare a scuola! Forse tanta quanta ne ho io di rientrare al lavoro. Per quest’ultimo l’apertura appare scontata o quanto meno giustificata da ragioni economiche. Per la scuola invece già solo l’ipotesi di una riapertura incontra parecchie polemiche. Ancora una volta diventa luogo prediletto in cui proiettare le più profonde paure nonostante le rassicurazioni. Ovvero che non sarà un ritorno alla situazione precedente il 13 marzo 2020, ma un rientro a piccoli gruppi, con le misure del caso.

Forse potevamo continuare con la scuola a distanza, quella dei piccoli passi in avanti sul programma, con la sicurezza del pigiama e le distanze dell’affetto domestico… senza bisogno di torturare le mani sotto l’azione di sapone e agenti chimici. Meglio di niente. Però la scuola non è solo portare a termine un programma. Ci sono le relazioni umane, con i compagni e gli insegnanti, la condivisione di idee, pensieri, i confronti e anche le risate e il divertimento, il piacere di stare con gli altri. Stimoli che non trovi su uno schermo, ma che sono altrettanto importanti per la crescita e la formazione di un bambino.

Non basta aver fornito un computer a tutti per pensare di aver soddisfatto il principio di uguaglianza. Rincorrere un programma da casa, senza l’accompagnamento dei genitori, è difficile soprattutto per i bambini del primo ciclo. Non tutti i papà e le mamme hanno potuto o saputo trasformarsi in insegnanti. La scuola da casa è un atto esclusivo che rischia di alimentare le differenze e di esasperare le difficoltà preesistenti. È l’ammissione di un limite che certifica il ruolo sociale della scuola.

E allora facciamoci coraggio e proviamo a ritornare in aula, con le dovute precauzioni, collaborando, ripetendo ai ragazzi e ai bambini le solite regole: lavarsi le mani e mantenere le distanze, starnutire nel gomito. Ci sono un sacco di motivi sacrosanti per provare. Se davvero a settembre la situazione non sarà migliorata avremo già alle spalle un’esperienza che potrà aiutarci a ripensare la vita scolastica. Meno allievi per classe, una distribuzione diversa delle lezioni e una nuova concezione degli spazi d’aggregazione.

Se davvero crediamo che nei negozi, sul luogo di lavoro e a scuola tra qualche giorno la società tornerà a comportarsi come a febbraio… allora vorrà dire che gli ultimi 2 mesi non sono serviti a nulla. È il momento degli esami per docenti, allievi e genitori… non tiriamoci indietro.

                            Alessia Leoni Romelli, genitore

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