Robbiani: io mai condannato!

Di

Massimiliano Robbiani, quiescente per il virus, ricomincia a sparare bordate: inconsapevole che l’intelligenza e la coerenza dovrebbero essere appannaggio di ogni politico, Robbiani si lancia felice ad attaccare un consigliere comunale socialista, condannato per ingiuria, scordando bellamente la sfilza di denunce che hanno subito lui stesso o i leghisti nel corso del tempo.

“Altro “rosso” condannato, prima un Municipale, e adesso un Consigliere comunale, avanti il prossimo”

Scrive Robbiani sui social, a seguito di un articolo del Mattino. Nonostante la claque di sostenitori, a qualcuno il dubbio viene. Ed è un utente, Francesco Sottobosco, a fargli notare che lo stesso Robbiani di denunce non ne ha prese poche:

Robbiani con il suo patetico tentativo di uscirne, millanta di non avere preso condanne, scorda di dire che sia che per l’episodio delle donne col burqa paragonate alla spazzatura, sia per le minacce di bruciare viva Natalia Ferrara, granconsigliera liberale, si era scusato pubblicamente con la coda fra le gambe. (leggi qui sotto)

Come peraltro si era scusato in pretura, dopo gli insulti ad un avvocato ed ex procuratore pubblico. Insomma, uno che getta i sassi e poi ritira la mano. E la Lega? Lasciamo poi pure perdere le 280 denunce che aveva sul groppone il beneamato Giuliano Bignasca, quelle si perdono nel folklore della storia come i nemici uccisi dal Pelide Achille. 

La lista delle malefatte è lunga e nefanda, faccio prima a riprendere la lista da un nostro articolo di qualche tempo fa, a firma di Hans Müller:

“ (…)Parlo di Massimiliano Robbiani (colui che, tra le altre cose, voleva infilare Natalia Ferrara Micocci nel camino) . Parlo anche della Meutel 2000 SA, società editrice de “il Mattino della domenica” (di cui oggi Boris Bignasca è presidente e di cui suo padre Giuliano fu amministratore unico fino al decesso). Quelli dei “rom raus”, quelli dell’oca Leuthard, quelli della “boa-Mariolini”, di Simoneschi-Cortesi “carampana” vestita in abiti sadomaso. Quelli che auguravano la morte a Orelli. Quelli che alcuni anni fa, basandosi su segnalazioni anonime e senza il minimo controllo da parte della redazione, pubblicarono la lista dei “fuchi di Stato” scrivendo il nome e il cognome di funzionari pubblici che a loro dire – e in base a cosa non è mai stato chiarito – rubavano lo stipendio “ai noss vecc”. L’unica colpa di questi “fuchi di Stato” era probabilmente quella di star sulle palle a un vicino che, per vendetta, aveva inviato un’email a “il Mattino” per sputtanarli pubblicamente. Pubblica gogna. Pubblico massacro senza il minimo di prove. Vite professionali bruciate per una manciata di voti in più. Ma potrei andare avanti all’infinito.”

Ma qui parliamo solo di offese, e le denunce? Beh, la Lega ha un serpentone di denunciati che la metà è abbastanza: dalla vecchia gloria Ruggero Pantani, anche lui collezionista di denunce, a Tiziano Pasta, denunciato per sfruttamento dei lavoratori  o come il consigliere comunale di Stabio arrestato per truffa. Stendiamo poi un velo pietoso su candidati leghisti antisemiti di Paradiso e Bellinzona.

Insomma, Robbiani si dimostra come sempre per quello che è, un patetico pasticcione, incapace di fare un minimo di autocritica. Una scartina del mazzo di briscola, finita chissà come in cima al mazzo. Le sue uscite sono comunque fastidiose come le zecche su un gatto, per fortuna noi abbiamo delle pinzette belle grosse, costruite con la valanga di fesserie fatte da lui e dalla Lega nei secoli dei secoli. Amen.