Sawiris è un salvatore

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Un salvatore come i patron delle squadre di calcio che arrivano provvidenzialmente a salvarle dal fallimento. Sono tutti felici e tirano un sospiro di sollievo. Peccato che spesso questi salvataggi sono cambiali in bianco che mettono tutto in mano a spregiudicati faccendieri.

Metafora calcistica a parte, Samih Sawiris, imprenditore egiziano, è assurto alle cronache per delle frasi infelici rilasciate in un’intervista. Ma chi è Sawiris?

Un patrimonio di 1,4 miliardi di dollari, lo rendono una delle persone più ricche al mondo, ma dà anche la misura di quanto valgano certe cose per lui. Promotore del rilancio turistico di Andermatt, per lui a Uri si stesero tappeti rossi (come sempre quando si sente odore di milioni).

Il mega complesso turistico di 3000 posti letti, distribuiti in 7 alberghi, 400 appartamenti e 40 ville, metteva di fatto Andermatt nelle mani del gruppo Orascom, proprietà della famiglia del magnate egiziano*.

Inutile dire che per Sawiris si fece un’eccezione alla lex Koller, che limitava agli stranieri l’acquisto di immobili nel nostro Paese. La solita deroga per il super-ricco.

I super-ricchi sono spesso un po’ tronfi, d’altronde lo sareste anche voi se sapeste di poter comprare la madre di chiunque schioccando le dita. Ma che ha detto di tanto orribile Sawiris? Ecco cosa ha detto:

“Vanno persi miliardi di franchi per avere qualche centinaio di morti in meno”.

Nella logica economica è giusto. Il mondo della giungla in cui i liberisti e i miliardari conducono i loro affari non concede pietà. Loro lo sanno d’altronde, pronti ad azzannare e a essere azzannati. Per Sawiris, gli sforzi per salvare gli over 60 sono sproporzionati se si pensa ai miliardi persi dall’economia. D’altronde quanto vale un sessantenne? Poco. È alla fine del suo ciclo lavorativo e in pochi anni sarà a carico della società. Un fattore negativo per ogni economia, lo sanno quelli che si mettono a cercare lavoro dopo un licenziamento a quell’età.

E Sawiris è un duro, la Orascom non teme la crisi:

“Ciò che non ti uccide ti rende più forte. Siamo professionisti della crisi.”

Ha dichiarato alla SonntagsZeitung. Di sicuro ci saranno quelli che sono d’accordo con Sawiris: i Blocher e compagnia, quelli che “l’economia viene prima di tutto”. E anche tra di noi, ci saranno di sicuro quelli che sono disposti a sacrificare gli altri pur di mantenere il proprio benessere. D’altronde chi ha detto che l’egoismo è sbagliato? Mors tua vita mea, se volevamo mettere su una struttura di beneficenza, al posto del Consiglio federale avevamo il comitato di una ONG. E lo vediamo durante le votazioni, qual’è lo slogan più in voga? Eh certo, “Prima i Nostri” che poi se lo traduciamo senza ipocrisia è “prima io”.

Non sarò qui a fare i pistolotti sul valore di una vita, perché non è vero. Quanti di noi, se avessero un bottone e gli si chiedesse “se pigi il bottone muore un sessantenne ma mantieni tutto il tuo patrimonio, se invece non lo pigi, quello (che non conosci) sopravvive ma tu perdi tutto.” avrebbero dubbi? Pochi.

In fondo il trucco sta nel riconoscere che Sawiris ha in un certo modo ragione. La vita di pochi non giustifica l’abbandono di moltissimi dal punto di vista economico. O perlomeno questo è l’assunto che fino ad ora, economia, mercato e liberismo ci hanno raccontato.

Se vogliamo prendercela con Sawiris, dobbiamo accettare che sarà l’uomo sempre al centro di qualsiasi sforzo o sacrificio. Non solo durante il virus ma sempre. Lo sarà in materia sociale e ambientale, e lo deve essere totalmente senza i soliti distinguo, perché il benessere di tutti va a vantaggio di tutti. L’idea tapina e minuscola che se diamo soldi ai Paesi emergenti noi stiamo peggio è figlia di questo pensiero. Anzi, dovremmo investire pesantemente e con intelligenza nei Paesi poveri, perché l’istruzione e le idee non sono appannaggio nostro. La ricerca, le nuove tecnologie saranno il passaporto per il futuro, e allora ogni vita è importante, quella del sessantenne svizzero o quella del tredicenne egiziano.

*Samih Onsi Sawiris, ha conseguito il Diploma di Ingegnere in Ingegneria gestionale presso l’Università Tecnica di Berlino nel 1980. Ha fondato la National Marine Boat Factory, seguita da Orascom Projects for Touristic Development nel 1996 e Orascom Hotels and Development nel 1998; queste ultime due società si sono poi fuse per formare la Orascom Development Holding AG. Ha ricoperto la carica di CEO e presidente di Orascom Development Holding AG fin dalla sua costituzione.

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