Siete anche voi dei Covivert?

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Io si. Dannazione, e sono contento che qualcuno me lo abbia spiegato, perché avevo dei sensi di colpa grandi come un mammuth lanoso. Cos’è un Covivert? Uno ( o una) che ha capito tutto.

Spieghiamolo meglio, e a scanso di equivoci, il mondo è bello perché vario e ognuno ha i suoi pregi. Introversi, estroversi e Covivert. Ma spieghiamo meglio. In un interessante articolo di Rivistastudio, si scopre che il termine è stato coniato da Nikki Veragara, co-fondatrice della società di consulenza gestionale Positive Workplace. E il suo apporto seppur pregevole finisce qui.

Interessante però è il profilo psicologico del Covivert, che si discosta dai due profili estremi ai lati opposti del suo spettro emotivo: gli Extrovert e gli Introvert.

In fondo è facile. Gli introversi hanno trovato al loro dimensione nel lockdown del virus. Non sono più bombardati da chiamate e non sono costretti ad avere degli incontri, anche per lavoro. Possono così vivere una dimensione ideale di isolazionismo. Allo stesso tempo, la mancanza di routine li ha un po’ destabilizzati. La ripresa del tran tran quotidiano è per loro, poverini e un po’ li capisco, fonte di ansia.

All’opposto abbiamo gli Extrovert, per capirci quelli da Papetee tipo Salvini, quelli che se non incontrano 200 persone al giorno hanno le crisi epilettiche. Per loro il lockdown è stato un vero calvario. La necessità di incontrare amici , conoscenti e colleghi è una questione fisica che provoca sofferenza. Hanno accolto l’apertura con sollievo suicida, andando immediatamente ad assembrarsi dove possibile.

Poi ci sono io, o quelli come me, i Covivert, vi cito dall’articolo:

“…i Covivert si sono adattati immediatamente e sono stati in grado di valorizzare il tempo a disposizione grazie a una combinazione perfetta tra alcune abilità tipiche degli estroversi e altre normalmente attribuite agli introversi.”

È vero, sono cambiato. Primo: sono stato benissimo, livelli di stress ridotti, se prima ricevevo 30/40 mail al giorno, si erano ridotte a 3 e di queste una era di Swisscom e l’altra la pubblicità di Pixarprinting. Non parliamo delle telefonate, il telefono restava gradevolmente muto e se suonava era la zia Ines.

“…A seconda del contesto in cui si trovano, i Covivert mostrano una grande flessibilità tra i due estremi che caratterizzano la personalità estroversa e quella introversa. I Covivert apprezzano il fatto di non essere costretti a comunicare con tutti, anche se, quando necessario, sono in grado di passare l’intera giornata a chiacchierare senza mostrare evidenti segnali di timidezza o disagio. Quando la fotocamera è spenta, si immergono completamente in nuovi hobby domestici come cucinare o dipingere. Il Covivert ha assaporato la solitudine offerta dal lockdown, utilizzandola come un’opportunità per riflettere e conoscersi di più, ma non è nemmeno particolarmente preoccupato all’idea di tornare a vedere gli amici e riprendere la vita sociale. Non prova, insomma, quello strano desiderio di restare a casa, che accomuna molte persone e di cui avevamo parlato…”

Confermo. Non ho mai avuto il giardino così in ordine negli ultimi 10 anni. Ho riscoperto me stesso con grande serenità e il legame con la terra, al punto che ho passato due mesi con le unghie nere e guardo crescere la rucola con un affetto che ho dedicato solo ai miei figli in sala parto. Ho deciso di cambiare vita, di essere più ecologista e più attento a me stesso e a chi mi circonda. Poi se ci riesco è un altro paio di maniche, ma il virus su di me ha avuto oggettivamente un effetto di crescita e mi sento dannatamente Covivert. Sarebbe però ingiusto ridurre tutto a delle categorie, anche perché la quarantena potrebbe aver modificato dei convinti Extrovert o Introvert, trasformandoli, senza che se ne siano resi conto in Covivert.

Insomma, spero che ognuno di voi ci abbia guadagnato qualcosa, alla faccia delle etichette che, dopo i boomer e i millenials, ha visto sorgere la categoria dei Covivert.

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