Stop Little Miss!

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La lista di tutto quello che si è dovuto fermare a causa del virus è davvero lunga. Nella maggior parte dei casi anche amara e desolante, soprattutto se si pensa alle persone che si ritrovano già o a breve si ritroveranno senza un lavoro. Nei casi più gravi, addirittura con uno o più familiari in meno. C’è naturalmente anche qualche lato positivo, in queste settimane c’è stata una diminuzione dello smog e della presenza delle polveri fini nell’aria. Ma c’è un aspetto in particolare che, da padre di famiglia, mi ha rallegrato in modo particolare.

Quale? Lo stop imposto ai concorsi di bellezza ai quali partecipano delle bambine che non hanno nemmeno quindici anni. Questi concorsi, nati negli Stati Uniti ma ora diffusi in tutto il mondo, hanno come protagoniste proprio le baby Miss. Bimbe con un’età compresa tra i 6 e i 14 anni, che si trovano a vivere queste esperienze fatte di trucco pesante, passerelle, vestitini attillati e luccicanti, capelli laccati, finti sorrisi e occhi indiscreti. Esperienze, se così le vogliamo chiamare, nel corso delle quali i genitori fanno delle proprie figlie dei piccoli trofei da esibire.

Senza farsi nessuno scrupolo a imbottire queste povere bamboline, perché alla fine è ciò che sono diventate per loro, di energy drink e bustine di zucchero necessarie per tenere sveglie e pronte alle numerose ed estenuati sfilate le piccole star. Bambine strappate alla propria infanzia, costrette ad atteggiarsi e comportarsi da adulte da genitori dalla personalità problematica e che non stanno certo aiutando le loro figlie a crescere. Bambine che vivono i restanti mesi dell’anno sentendosi dire cosa mangiare, come vestirti e come pettinarsi. Piccoli pulcini dai grandi occhi e dallo sguardo gentile che in cuor loro vorrebbero piuttosto sporcarsi al parco e ridere di una caduta dall’altalena.

Bambine che prima di imparare a leggere, di imparare a nuotare o di scoprire che al mondo esistono i continenti e che in ognuno si parla una lingua diversa, sanno già che devono fare attenzione all’aspetto fisico, a cosa mangiano e a come si vestono. Traumi che le accompagneranno fino alla loro vita adulta. Pericolosi giochi da adulti che le strapperanno prima del tempo alla loro infanzia. Un’infanzia talvolta calpesta e rubata. Non certo solo un bel gioco così come molti genitori sono convinti che queste piccole creature stiano vivendo.

Era il 1996 quando JonBenét Ramsey fu abusata e uccisa la notte di Natale. Aveva solo sei anni. Ed era stata incoronata reginetta di bellezza in più di un’occasione. Una piccola celebrità con numerosi premi vinti fino ad allora. Venne trovata senza vita nella cantina della villa di famiglia. La madre, Patricia Ramsey, ex Miss West Virginia aveva riversato sulla figlia le sue brame, il suo desidero di una vita da modella e così l’aveva iscritta a tutti i concorsi di bellezza dello stato del Colorado ma l’aveva fatta anche immortalare in centinaia di fotografie.

Sei anni di vita e già baby modella con tutto il peso del “delirio da sfilata” dei genitori sulle spalle che, al di là di questo caso tragico che fece rabbrividire l’intera America, può generare solo pericolosi rischi, psicologici e fisici, che non vanno sottovalutati. Crescere infatti con l’idea che questi siano i modelli che davvero contano e che l’aspetto fisico sia l’unico valore importante è il pericolo che corrono queste piccole Miss. Lo stop, comunque benvenuto, è solo temporaneo ma dubito che sia servito a qui genitori che riversano i propri sogni e le proprie frustrazioni sui loro figli abbiano colto l’attimo per riflettere. È per questa ragione che voluto farlo io.

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