Tuto Rossi e i gastrofascisti

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Tuto rossi era quiescente da un po’. Rispolveriamo perciò con gioia il suo profilo, pescando l’ennesima castroneria come pescheremmo un bel grassoccio salmonide da una cristallina roggia.

Rossi, impegnandosi allo spasimo, riesce a sembrare un terrapiattista. Stavolta se la prende con la povera Gastrosuisse che, incolpevole, segue le regole dettate dal cantone. Ma Rossi, in preda a furia belluina, si scaglia contro i ristoratori, rei, secondo lui di volergli carpire le generalità

“GastroSuisse o GastroFascista?
Mussolini diceva che il perfetto fascista deve vivere in una casa di vetro.
Adesso ci riprova GastroSuisse che vuole obbligare i cittadini a fornire il nome la carta d’identità e il telefono di chi volete invitare al ristorante. Così saremo schedati anche nella vita privata. Un giorno ti trovi il poliziotto che ti chiede come mai sabato sera sei andato con il signor Rossi e la signora Bianchi a cena, che avevi già invitato 3 volte il mese scorso. Ti chiederanno se per caso non sei l’amante di uno dei due. Ti diranno che hai ordinato 2 bottiglie anche se eravate solo in tre e che quindi sei un cittadino a rischio.
Mi meraviglio che sia proprio l’organizzazione degli esercenti che vuole trasformare i suoi affiliati in spioni e poliziotti.
Dopo il coronavirus la società sarà peggiore. Dovremo solo lavorare pagare le imposte mangiare come animali in batteria e vivere con la paura del poliziotto in gola”

Lasciamo perdere le iperboli idiote su Mussolini o sul fascismo. Lasciamo anche perdere le fantasie su fantomatici interrogatori di polizia.

Rossi, o ci sei o ci fai. E seppure la nostra stima per la tua intelligenza è al livello dei liquami di un chiusino comunale in tempo di siccità, ci rifiutiamo di credere che tu sia convinto delle fesserie che dici. Nel dubbio ti spieghiamo una cosa, anzi, pigliamo da un post di Claudia Rossi, giornalista di Teleticino, che troviamo perfetto nella sua semplicità:

“Quindi, se ho capito bene come funziona, spiattellare i fatti vostri su di una piattaforma che supera il miliardo di utenti sì, dare nome/cognome/numero di telefono al gerente del ristorante dove volete mangiare, no. Giusto?”

La Rossi coglie nel segno. Inoltre, vorremmo dire a tutti i paranoici e a Rossi, che:

  1. Le misure non sono di Gastrosuisse, sono imposte dal cantone per poter tracciare eventuali percorsi di contagio. A Gastrosuisse interessa solo che vai a mangiare.
  2. Se riservi per una sera in un ristorante, già dai il nome, e hanno anche il tuo telefono, che rimane sul display e nella memoria della cronologia.
  3. Ma ‘sta mania di pensare che tutti vogliono tracciarvi da dove viene? Siete tracciabili ogni volta che fate un pagamento con la tessera, raccontate sui social tutti i vostri cazzi e mazzi, se guardate su Internet una muta da surf, vi bombardano per mesi di pubblicità su materiale da surf. Se usate la geolocalizzazione sanno sempre dove siete.
  4. Ma chi cavolo ti obbliga ad andare al ristorante? Stai a casa così non avranno, i gastrofascisti, i tuoi preziosi dati che qualsiasi cretino può trovare su local.ch

Rossi, tu non conti un fico secco. Sei interessante solo come consumatore e sta’ tranquillo che a livello di consumo, chi di dovere sa anche che tipo di mutande porti, se hai l’amante, se ti piacciono i cocoriti o se ami le isole Ebridi.

Perciò piantala con ‘ste fesserie e cerca una volta tanto di fare politica decentemente. Lo sappiamo che è come dire all’ultimo della classe di fare il master al MIT, ma la speranza è l’ultima a morire.

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