Un brindisi al Coronavirus (Prima parte)

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In questo periodo siamo tutti confrontati, chi più chi meno, con l’ansia e gli affanni quotidiani, con le paure inconsce e talvolta con i nostri peggiori mostri. Il tutto accuratamente celato dietro a una facciata di normalità. Ma come la mettiamo ora che, la normalità è temporaneamente cessata e la frenesia delle giornate iperprogrammate, ha lasciato il posto alla noia di un tempo dilatato, al vuoto e alla solitudine? Al terrore di specchiarci nell’intimo e al quasi inevitabile confronto con noi stessi? C’è chi non ha retto. Ha prestato il fianco a un qualche tipo di dipendenza. Preesistente o in fase di gestazione, poco importa. E quando la nostra sottomissione si lega a qualcosa o qualcuno, il dolore è profondo e lo sconforto uguale.

Svizzera e alcool

A causa dell’epidemia di coronavirus e delle sue conseguenze ad oggi imprevedibili, la Giornata nazionale sulle problematiche legate all’alcol intitolata “Rompere il tabù”, inizialmente prevista il 14 maggio, è stata rinviata all’autunno 2020 in data ancora da definirsi. Vale la pena ricordare che in Svizzera la dipendenza da alcol affligge oltre 250’000 persone e che ogni anno sono 1600 coloro che, in un età compresa tra i 15 e i 74 anni, muoiono a causa del suo consumo. Dalle statistiche vediamo che nei giovani si riscontra una mortalità per consumi occasionali, perlopiù legata a incidenti. “Fra i giovani adulti, l’alcol assunto occasionalmente e a scopo ricreativo, fa più vittime in termini percentuali fra i 25 e i 34 anni” spiega Jann Schumacher vicedirettore di INGRADO, osservatorio della Svizzera italiana sulle dipendenze. Dai 45 anni in su si muore di cirrosi epatica oppure, salendo ancora con l’età, soprattutto di cancro.

Beviamoci su

In piena pandemia, confrontati a una quarantena e messi alle strette da giornate scandite da ritmi inusuali, la vita ci mostra il conto, un conto lungo e salato, a tratti amaro e allora tanto vale che, prima di metterci a tavola, ci beviamo sopra un po’. Nasce così. Un dolore da superare, un’angoscia da gestire, una sensibilità irrisolta o un problema, un trauma mai elaborato. Solo verso sera, quando il contenitore che raccoglie il vetro è pieno, ti accorgi che la situazione forse ti è scappata un po’ di mano. Ma non ti lasci intimorire, guardi distrattamente dall’altra parte. Un altro bicchiere e tutto svanisce come d’incanto.

Quattro bicchieri e poi…

Un problema, io? Non lo ammetteresti mai. Ed è così che t’inganni e cancelli tutto a suon di buoni propositi. Ti racconti le solite storie. Almeno fino alla prossima bevuta. E già hai raggiunto e superato il triste traguardo che determina un consumo cronico. Di quattro bicchieri al giorno per un uomo e dei due per le donne. Ma non ti ci soffermi più di tanto, non puoi permettertelo, sapendo che ad attenderti c’è un’altra interminabile giornata nel corso della quale dovrai fingere ed essere all’altezza del ruolo che ti sei ritagliato, anche se sai benissimo che i fondi di bottiglia saranno il tuo unico punto di riferimento.

Un goccetto in compagnia

Inizi così, senza accorgertene, un aperitivo dopo il lavoro, un goccetto sul divano per rilassarti, un amaro per digerire e un superalcolico per conciliare il sonno. Fin qui nulla di strano. Si tratta di un gesto per te ormai consueto che accompagna ogni tuo momento di aggregazione, è un rituale come tanti altri. Ed è proprio per il consumo occasionale di alcol che si riscontra la maggior mortalità nei giovani. Ci si fa un goccetto in compagnia, cosa vuoi che sia, te lo propone pure la RSI che per venirci in aiuto, per superare questi strani giorni, ci propone l’aperitivo in chat. E tu di chat in chat e senza neanche sentirti troppo in colpa, arrivi a sera che sei già allegrotto. Anzi no, sei proprio sbronzo. Ma fingi di non esserlo. Ogni volta ti racconti la storiellina dei due o tre bicchieri e poi stop. Ma finisci sempre per perdere il conto. Prendi l’auto per rientrare a casa ongi volta col rischio di schiantarti da qualche parte.

Poi però resti solo

Poi la compagnia non c’è più. Sei confinato in casa, con una montagna di cose non risolte che ti si parano davanti, giornate libere senza impegni, cose da affrontare, molte altre da accettare, tante da digerire e tutte quante da elaborare. Il tempo non passa. E finisci per bere da solo. Così, tanto per rilassarti, per noia, ormai quasi per abitudine. Non puoi più farne a meno. Finisci con il non accorgerti che, bicchiere dopo bicchiere, anche la seconda bottiglia è ormai vuota come il buco che stai cercando di riempire. In fondo stai solo cercando di spegnere quell’assordante silenzio che diventa sempre più insopportabile.

Un profondo senso di inadeguatezza

Quando sei bevuto ti sembra di star meglio. Ti senti libero. Disinibito. Quando si dice affogare i problemi nell’alcool. Ma è davvero così. E se inizialmente ti sei liberato da un peso, poi gli affanni riemergono dal fondo per dirti che non se ne andranno via, non così facilmente. E tu bevi per scacciarli, ancora e ancora, e alla fine, assalito da un profondo senso di inadeguatezza e da un’ insopportabile insoddisfazione, senza accorgertene, sorso dopo sorso, sei diventato ufficialmente un alcolista.

(Continua)

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