Un brindisi al Coronavirus (Seconda parte)

Di

(Leggi qui la prima parte)

In questo periodo siamo tutti confrontati, chi più chi meno, con l’ansia e gli affanni quotidiani, con le paure inconsce e talvolta con i nostri peggiori mostri. Il tutto accuratamente celato dietro a una facciata di normalità. Ma come la mettiamo ora che la normalità è temporaneamente cessata e la frenesia delle giornate iperprogrammate, ha lasciato il posto alla noia di un tempo dilatato, al vuoto e alla solitudine? Al terrore di specchiarci nell’intimo e al quasi inevitabile confronto con noi stessi? C’è chi non ha retto. Ha prestato il fianco a un qualche tipo di dipendenza. Preesistente o in fase di gestazione, poco importa. E quando la nostra sottomissione si lega a qualcosa o qualcuno, il dolore è profondo e lo sconforto uguale.

Arrivi alla cassa e paghi

Sì, sei un alcolista. E così ti tocca affrontare la tua bella fila di mostri. Sorseggiando amaramente queste giornate di confinamento forzato che si assomigliano tutte, scandite da un unico bisogno ormai diventato dipendenza. E intanto che le angosce si ammucchiano da qualche parte in un angolo, tu bevi. Bevi per scacciare la noia, per affrontare una discussione, per modulare la tristezza e placare la rabbia. O almeno credi che sia così, ma in un momento di lucidità realizzi che il dolore si è amplificato e la tristezza pure, e tu, più solo che mai, ti prepari ad affrontare un altro interminabile giorno.

La leggenda del povero Cristo bevitore

Bere diventa un gesto quotidiano che prima facevi in solitudine, seduto in qualche bar, ma che ora, da quando ti ritrovi tutta la famiglia accanto, anche avere un posto dove poter bere, è diventato un problema. Te li scrolleresti volentieri di dosso tutti quanti, così da non essere costretto a nasconderti in bagno e chiudere la porta a chiave o rintanarti in qualche angolo nascosto per poter bere in santa pace. Finisci per passare il tempo ad accampare scuse, escogitare nascondigli. La cantina è il tuo preferito. La vodka che non lascia un particolare odore la tua medicina. Ecco che ti chiamano, ti cercano, hanno bisogno di te. Ti senti sporco. Sotto pressione e controllato. Non riesci più a riconoscere gli affetti che ti circondano. Tutto ti disturba.

Vuoto a perdere

Non ne puoi più. Devi cercare di sgattaiolare fuori dal bagno quando non c’è nessuno in corridoio, altrimenti vedono la bottiglia. Ingurgiti l’ultimo goccetto, due mentine, anzi no, ti lavi i denti, hai l’alito pesante. Ritorni bello sorridente. Ti dai un contegno e cerchi di tirar dritto, ma barcolli e con una scusa qualsiasi, ti sbatti sul divano. Pace e tregua, con la mente annebbiata riposerai meglio. Ti svegli con un gran cerchio alla testa. E tutto diventa ancora più difficile e insormontabile. Vorresti stare solo e berti un bicchierino in santa pace, ma non puoi. Stai male. E la tua insoddisfazione cresce, come cresce la paura di venire scoperto. Non ti piaci e non ti piace quel che fai, vorresti smettere, ma non ne hai la forza. E allora tanto vale continuare.

Tra incubo e inganno

Sì, hai bisogno di continuare a bere. È un bisogno fisico. Senza nessuno che ti controlli, che ti regoli e che ti dica basta. Perchè vuoi essere tu a decidere. Ma sai anche che quel momento non arriverà mai, se non ti farai aiutare. Perché non cogliere questa opportunità di aver messo a nudo le tue fragilità, la tua parte più umana? Bere non è un traguardo, ma il campanello d’allarme di un profondo disagio. E quando suona, non lasciamolo inascoltato. Sarebbe un’opportunità persa e le opportunità vale sempre la pena coglierle al volo. Di qualsiasi dipendenza si tratti.

Non devi per forza ubriacarti ogni santo giorno, bastano due bicchieri se sei donna e quattro per gli uomini, per determinare che stai iniziando ad avere un consumo cronico a rischio.

A chi ti puoi rivolgere?

Esistono sul territorio diverse associazioni e Consultori Alcologia, che accolgono in forma anonima tutte le chiamate di coloro che chiedono aiuto o semplicemente un consulto.

Radix associazione rivolta alla prevenzione delle dipendenze: 091 922 66 19

AA, alcolisti anonimi della Svizzera italiana: 091 826 22 05

INGRADO centro specializzato nelle problematiche di dipendenze con cinque sedi:

Bellinzona 091 826 12 69

Biasca 091 862 43 70

Locarno 091 751 78 78

Lugano 091 923 92 83

Chiasso 091 646 62 26

www.safezone.ch Portale nazionale che offre gratuitamente e in forma anonima consulenza online su questioni che riguardano le dipendenze

www.stop-alcol.ch Offre uno spazio di riflessione e di discussione sul tema del consumo di alcol

Telefono Amico: 143, al quale ci si può sempre rivolgere in caso di disagio

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