Un cambiamento della politica climatica

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Nell’anno passato, abbiamo visto gli effetti del cambiamento climatico in modo devastante, dagli incendi in diverse parti del mondo (soprattutto in Amazzonia e Australia) con la relativa siccità, agli aumenti delle temperature e lo scioglimento dei ghiacci che ormai non fanno più notizia.

Il virus ha portato il 25% in meno di CO2 (40% in alcune zone della Cina e una diminuzione del 75% dei voli. Le strade deserte surreali ci hanno regalato dei silenzi che credevamo impossibili.

È perciò lecito chiedersi quale sarà l’impatto del Covid 19 negli investimenti legati ad energie alternative: Scrivevamo in un recente articolo (leggi qui sotto)

“Ci si è resi conto infatti, che ultimamente, alcune grosse società finanziarie, si stanno defilando quatte quatte dalle energie fossili. Non per passione verde, questo no, ma perché le energie fossili stanno diventando un rischio economico maggiore di quelle alternative, che invece sembrerebbero in espansione.”

Grazie al risparmio e all’ottimalizzazione (oltre che al virus) la domanda di elettricità mondiale nel 2020, dovrebbe diminuire circa del 6%. Questo calo di richiesta di energia, ha messo soprattutto in crisi il petrolio. Anche del crollo del prezzo del petrolio avevamo esaustivamente parlato poco tempo fa (leggi qui sotto)

Nel prossimo futuro è importante capire se i governi decideranno di sostenere le compagnie petrolifere in difficoltà, arrestando così di fatto la lotta al cambiamento climatico e gli incentivi alle energie alternative.

Anche se, per molti esperti, l’attuale crisi petrolifera ha messo in evidenza la necessità di affrancarsi dall’energia fossile, per un’energia più affidabile, stabile e basata su risorse autorigeneranti e non inquinanti.

Il vantaggio è che i costi delle energie rinnovabili sono in calo, mentre i costi dell’inquinamento, di cui ci siamo resi conto soprattutto grazie al virus (vedi la Lombardia e i suoi decessi in parte dovuti proprio alle polveri fini)) sono ormai evidenti. Sostenere un’industria inquinante per far guadagnare pochi e poi pagare salate fatture per costi collettivi della salute non dovrebbe essere più accettabile.

Se i green bond legati alle energie alternative vanno bene, è però vero che i governi mondiali, a parte rare eccezioni, sono lenti al cambiamento. In tutto ciò, il blocco delle industrie e il crack finanziario conseguente, potrebbero però dare un serio stimolo a investimenti in settori innovativi dove la prospettiva di creare nuovi posti di lavoro è reale. Gli investimenti nelle rinnovabili infatti, secondo gli esperti possono rendere da 3 a 8 volte di più rispetto a carbone o petrolio.

Le centinaia di milioni messi sul banco dall’Europa, possono essere un’opportunità se veicolati bene e se si riesce a pensare a una produzione industriale etica e pulita. Ricordiamo che la Germania si è posta l’obiettivo di azzerare le emissioni entro il 2030. Infatti gli investimenti europei tengono conto della rivoluzione verde in atto, mentre i parlamentari USA hanno, sotto la guida di Trump, ridotto i sussidi all’eolico e al solare.

Un’altra speranza è che una parte della popolazione si converta a uno stile di vita più ecologico, che trascinerebbe con sé nuove consapevolezze. In base a un’inchiesta britannica, solo il 9% degli inglesi vorrebbe tornare a vivere come prima del virus. Un segnale significativo di quanto, in fondo, sia stata apprezzata la diminuzione del traffico, dell’inquinamento e del rumore.

Al saldo di tutte queste teorie, c’è la consapevolezza di aver capito che reagire repentinamente e in maniera massiccia è possibile. Fermare il mondo per uno o due mesi ci sembrava pura fantascienza fino a ieri. Oggi, se vogliamo davvero cambiare non è più tempo di tentennamenti, possiamo agire in maniera intelligente, determinati, con una visione del futuro, oppure tornare alla gretta politichetta del pro-saccoccia, questa è l’alternativa.

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