Verdetto coraggioso per tre torturatori

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Due giorni dopo la decisione della Giunta per le immunità del Senato italiano di non rinviare a giudizio l’ex ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini per il sequestro della nave Open Arms, un tribunale di Messina ha reso giovedì un verdetto coraggioso per quanto riguarda le sorti disumane riservate ai profughi. Ha condannato tre torturatori di un campo di prigionia libico a vent’anni di carcere ciascuno.

Pesanti accuse

Cosicché laddove le autorità libiche non intervengono malgrado le pressanti denunce internazionali, ha osato un giudice di Messina processando tre carcerieri di migranti del campo libico di Zawyia.

Arrestati a Messina nel settembre del 2019 dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Palermo, i tre uomini Mohammed Condé detto Suarez, guineano di 27 anni, Hameda Ahmed, egiziano di 26 e Mahmoud Ashuia anch’egli egiziano di 24 sono stati processati con il rito abbreviato. Accusati sulla base di testimoni che li hanno identificati, sono stati riconosciuti colpevoli di aver commesso atti di tortura, violenze sessuali, sequestro di persona a scopo di estorsione e omicidio. A questa serie di reati si è aggiunta l’aggravante di associazione a delinquere. Sconteranno la pena a Messina.

“Abbiamo visto morire nostri compagni”

I tre imputati avevano trattenuto nel campo di prigionia decine di profughi pronti a partire per l’Italia ed è lì che sono avvenuti gli atti descritti dai testimoni dell’accusa che hanno raccontato di essere stati torturati e di avere persino visto morire sotto i colpi compagni di prigionia: “Ci hanno colpito con bastoni, calci di fucili, tubi di gomma, ci hanno frustati, torturati con scariche elettriche, minacciati e lasciato morire alcuni di noi” hanno raccontato dopo lo sbarco avvenuto nell’Agrigentino come riporta il giornalista Francesco Patané nell’edizione palermitana del quotidiano La Repubblica.

Una condanna esemplare

La condanna emessa giovedì a Messina è esemplare, poiché stando a quanto ci ha confermato venerdì per telefono il collega Patané, è la prima emessa per il reato di tortura introdotto nel luglio del 2017. Ci spiega inoltre che stando agli investigatori della squadra mobile di Agrigento coordinati dal sostituto procuratore Calogero Ferrara, i tre uomini gestivano il campo di prigionia di Zawyia per conto di un’organizzazione criminale, da qui l’accusa di associazione a delinquere. Lì i profughi in partenza per l’Italia sono sequestrati fin quando non riescono a pagare un riscatto. Bisogna ora sperare che la sentenza di Messina apra la porta ad altri procedimenti, non solo in Italia ma anche in Libia. “Senza il rito abbreviato che prevede una riduzione di un terzo della condanna, i tre uomini sarebbero stati condannati a 30 anni di galera” conclude Francesco Patané.

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