Addio a Carlos Luis Zafon

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Dopo Sepulveda ci ha salutato Zafon: per la letteratura di lingua spagnola un anno orribile, il 2020.

C’è qualcuno che ancora non ha letto «L’ombra del vento»? Bene, questo mancato lettore sappia che gode della nostra massima invidia. Perché addentrarsi in quella Barcellona descritta da Carlos Luis Zafon, così magica e truce, storica ma anche leggendaria, beh è un’esperienza davvero unica. Dalla quale si esce cambiati, come lettori ma anche come persone.

Lo scrittore spagnolo, per fama mondiale secondo solo a Cervantes (abbiamo detto tutto, no?), si è spento a Los Angeles la scorsa settimana. Aveva solo 55 anni e, stando alle sue ultime interviste (suggestivo è ancora il ricordo della sua presenza a Pordenone, era nel 2017), lasciava trapelare nuovi progetti, inedite storie da raccontare, scrivere. Creazioni non necessariamente focalizzate su Barcellona, e quasi sicuramente lontane dalle ambientazioni della mini-serie che l’ha reso ricco e famoso, con milioni e milioni di copie vedute in tutto il mondo. «Il cimitero dei Libri Dimenticati» è infatti composta da «L’ombra del vento» (del 2002), «Il gioco dell’angelo» (del 2008), «Il prigioniero del cielo» (2011) e «Il labirinto degli spiriti» (2016).

A Los Angeles aveva iniziato un nuovo percorso, quello della scrittura «cinematografica». Non stupisca questo cambiamento. A lui stava stretto ritrovarsi entro un recinto di genere, lo sta a dimostrare la sua storia espressiva. Dagli inizi come pubblicitario fino all’esordio in narrativa con libri per ragazzi (fantasy et simili), poi la tetralogia già citata che, in fatto di generi, costituisce un vero ricco festival (quando gli si chiedeva se lo si poteva considerare un giallista rispondeva con un «sì, anche», detto con lusinga) ed ora il grande schermo. Sfuggiva le etichette, pure quelle che lo magnificavano, tipo «classico» o «questa è letteratura, non narrativa». Per lui c’erano due aspetti dominanti la scrittura: la storia in sé e la curiosità di chi scrive nella ricerca dell’origine, della casa, del cuore. La passione e l’impegno. Per questo quando i conversari fra lettori approdano al nome di Zafon, la prima immagine emergente è quella di Barcellona, i suoi misteri nascosti, la sua magia, la sua storia. Poi, come seconda, la guerra civile spagnola, non importa se palese o di sottofondo, come un’eco persistente e potente.

L’originalità dei personaggi, la straordinaria idea dei libri dimenticati che necessitano una resurrezione, lo stile che non è complesso ma neanche banale (in una parola: semplice!) che trova nel ritmo un valore aggiunto di grandissima rilevanza (si pensi ai colpi di scena, quelli che calamitano i lettori …). Fatto gli è che si inizia e non si vuole che finisca e l’imponente numero di pagine diventa via via … un dispiacere. E, diciamolo, non sono tanti i libri che hanno questo potere, almeno a livello popolare. Lusinghiero e significativo il parere espresso da Stephen King sul primo tomo del Cimitero: «Se pensate che il vero romanzo gotico sia morto nell’Ottocento, L’ombra del vento vi farà cambiare idea».

In italiano le sue opere sono state tutte tradotte da Bruno Arpaia (il numero uno! In fatto di lingua spagnola) che nei ricordi ama raccontare il rapporto instauratosi nel corso della traduzione. Tanti scrittori ignorano completamente il lavoro di chi li traduce, altri invece sono impossibili da sopportare per la loro invadenza. Zafon no, lui apparteneva a quella categoria che, restando sempre a disposizione, si rapportava con il traduttore quasi con timidezza. E con rispettosa attenzione lo coinvolgeva in un rapporto di complicità fondata sulla stima reciproca. Quando Arpaia presentò il suo romanzo «Qualcosa, là fuori» a Barcellona, fra il pubblico si ritrovò … proprio Zafon. Una star mondiale che va come tanti ad una presentazione mischiandosi anonimamente fra i presenti. Con umiltà e sincerità: un grande proprio.

Con Zafon, preceduto da Sepulveda, gli appassionati di letteratura spagnola si ritrovano senza due punti fermi di assoluto valore. Non disperino però: questa terra rimane infatti ricca di talenti, oggi nel pieno della loro espressione. Pensiamo a Javier Marias, a Javier Cercas, a Manuel Vilas. Una terra ricca di storie, quella di Spagna, una terra che oggi piange il suo cantore più polare. Un vero peccato. Che gli sia lieve, sempre questa terra.

Il cimitero dei Libri Dimenticati, di Carlos Luis Zafon. In italiano tradotti da Bruno Arpaia e pubblcati da Mondadori.

«L’ombra del vento», 2002.

«Il gioco dell’angelo», 2008.

«Il prigioniero del cielo», 2011.

«Il labirinto degli spiriti», 2016.

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