Bellinzona: la cultura può attendere

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Eccola lì puntuale, la doccia fredda. L’idea di dar vita a Bellinzona a una “Casa della Cultura” negli spazi dell’ex Ospedale di Ravecchia torna, almeno per il momento, a far la polvere in soffitta. La Confederazione, peraltro legittima proprietaria dell’edificio, ha fatto sapere alla Città, che si era detta intenzionata ad acquistarlo per poco più di quattro milioni e mezzo di franchi, di avere altri progetti per quello stabile.

L’ex Ospedale sarebbe infatti perfetto come sistemazione provvisoria per la neonata Corte d’appello del Tribunale penale federale che troverà la sua sede definitiva all’interno del rinnovato Pretorio di Viale Franscini, situato accanto al Tribunale. Insomma, il solito gioco delle tre carte al termine del quale, alla fine, a rimanere con un pugno di mosche in mano saranno tutti coloro che all’idea di una ventata d’aria nuova, all’insegna della cultura, ci avevano già fatto la bocca.

Così, se l’opzione ventilata da Berna dovesse davvero andare in porto, l’ex Ospedale di Ravecchia sarebbe di nuovo fuori discussione almeno per i prossimi cinque anni. Questo ovviamente nella migliore delle ipotesi. Ma sappiamo che la speranza non è certo il più solido dei propositi sul quale valga la pena costruire il futuro. Già. Ma il senso di tutto questo?

Un po’ come per il Paradiso, anche per la cultura, c’è sempre tempo. Poi però passano gli anni che nel frattempo diventano decenni e tutto rimane com’era. Il nulla, il deserto. Con i cespugli che rotolano manco fosse un film western. Alla faccia dei buoni propositi, delle occasioni mancate, degli ideali, delle istanze di un tempo e in particolare di quel “facciamo paradiso” che era uno dei motti in voga tra i giovani a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Sì, ma del secolo scorso, però.

Le priorità, a quanto pare, sono altre. Lo sono sempre state. O almeno il più delle volte. Prima il pane e poi libri. Senza capire che la cultura e gli spazi in cui farla propria sono assolutamente necessari. Di più, vitali. E che per un’alimentazione corretta e un corpo in salute, per una società che non finisca col ripiegarsi su se stessa e poi implodere, non c’è differenza tra pane e cultura. Non farà certo del bene a nessuno ostinarsi a digiunare in tal senso.

Ora – fanno sapere dalla sezione cittadina del Partito Socialista, che si batte da tempo per la realizzazione a Bellinzona di un centro culturale – è fuori dubbio che la Città deve facilitare la Confederazione nel trovare degli spazi confacenti alle necessità del Tribunale penale federale. Tuttavia non possiamo ancora una volta sacrificare la decennale necessità di disporre di un centro culturale accessibile a tutta la popolazioneIl rischio concreto è che il centro culturale non vedrà mai la luceLa cultura non è l’ultima ruota del carro”. Ma intanto l’eventualità che un centro culturale all’ombra dei castelli si realizzi davvero sembra essere rimandata alle calende greche. Cioè a mai.

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