Coloni in Palestina: è anticostituzionale

Di

La legge che legalizzava il furto di terra palestinese, approvata nel febbraio 2017, è stata annullata martedi 9 giugno dai giudici della Corte Suprema d’Israele, con 8 voti a favore ed uno contrario.

La sentenza ha stabilito incostituzionale l’insediamento dei coloni in Giudea e Samaria che violava il diritto di proprietà, di parità e di dignità dei palestinesi, privilegiando gli interessi dei coloni israeliani sui residenti palestinesi in Cisgiordania.

I parlamentari che avevano promosso questa macchia anticostituzionale, approvata nel 2017, agevolavano la sottrazione di proprietà privata palestinese a favore degli insediamenti, legalizzando gli avamposti e le strutture erette su tali suoli, senza fornire sufficiente garanzia allo status giuridico dei palestinesi residenti in un’area occupata militarmente.

A seguito della decisione della Corte, il vice premier Benny Gantz ha affermato che il suo partito prenderà atto della sentenza della magistratura rispettando lo stato di diritto, mentre Netanyahu ha commentato tale decisione dicendo che “con l’applicazione della sovranità si risolverà la maggior parte dei problemi di regolarizzazione”, in riferimento ai progetti di annessione.

Il Ministro israeliano per gli insediamenti Tzipi Hotovely, ha accusato la Corte suprema di aver “dichiarato guerra al diritto degli ebrei di stabilirsi nella terra d’Israele”, e poi aggiunge “la migliore risposta ai giudici è l’annessione e le costruzioni”.

La decisione dei giudici segue l’incriminazione del 22 novembre scorso del procuratore generale che, dopo lunghe indagini, ha accusato il premier di frode, di corruzione e abuso di ufficio. Nelle oltre 60 pagine del documento di incriminazione Netanyahu viene accusato di aver intascato regali per diverse decine di migliaia di dollari in cambio di favori politici, e di aver avvantaggiato una compagnia di telecomunicazioni in cambio di una copertura stampa a suo favore; avrebbe anche beneficiato di articoli e reportage lusinghieri sul proprio operato, apparsi sui quotidiani più venduti del Paese, in cambio di provvedimenti vessatori e discriminanti nei confronti di un giornale rivale.

Il premier rischia da 3 a 10 anni di carcere.

Tale decisione rappresenta un colpo durissimo ai suoi piani di espansione; l’idea di King Bibi era quella di concludere una piccola fase di annessione entro il primo luglio, rispetto a quello previsto dal piano di pace proposto da Trump, che coinvolgerebbe tre insediamenti.

Il 6 giugno migliaia di israeliani, tra cui la cantante Noa, sono scesi in piazza Rabin a Tel Aviv, per protestare contro il piano di annessione e occupazione; mentre nella Cisgiordania occupata, i palestinesi si sono radunati a Ramallah in segno di protesta.

La contromossa dirompente all’idea prepotente di Netanyahu, arriva dall’ANP (Autorità Nazionale Palestinese) che dichiara: “ Se Israele andrà avanti con il piano di annessione di aree della Cisgiordania, i palestinesi dichiareranno, unilateralmente, la nascita di uno Stato sulla base dei confini precedenti al 1967, con Gerusalemme capitale.”

L’ONU, come pure l’UE, ha agito contro l’annessione definendola un colpo devastante alla soluzione di due Stati prefigurata dalla comunità internazionale e che costituisce una grave violazione del diritto internazionale.

Jeremy Milgrom, rabbino israeliano e membro di Rabbis for Human Raghts, e uno dei fautori del dialogo interreligioso, sottolinea “la questione ruota intorno al dritto degli ebrei di tornare nella loro terra, ma cio’ non è ammissibile a discapito dei diritti palestinesi”.

Si spera che la sentenza della Corte suprema, unita all’intervento della comunità internazionale, possa costruire un ostacolo alle politiche delle destre israeliane, sostenute da Donald Trump.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!