Cover 2, la vendetta

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Torniamo a occuparci di rivisitazioni musicali, di canzoni reinterpretate ad arte. Ma la vera domanda è: chi di cover ferisce di cover perisce? No. Anzi. Non c’è gruppo o cantante che non ne abbia una in repertorio. Lì pronta da tirare fuori dalla manica, da sfoggiare come se fosse un talismano o un cornino portafortuna. Eppure, salvo qualche rara eccezione, i rifacimenti dei grandi successi altrui sono soltanto polaroid sbiadite della composizione originale. Non di rado un piccolo grande crimine che grida solo vendetta. Piacevoli come un gessetto quando stride sulla lavagna.

Un inutile esercizio solipsistico che s’infilerà nella vostra testa, magari per rimanerci. Un’ipotesi da brividi che non è purtroppo da escludere. Del resto se è successo a tutti noi con Chihuahua, il tormentone estivo di qualche anno fa partorito dalla mente criminale di DJ BoBo, perché non dovrebbe capitare di nuovo con qualche strano mostro musicale creato in laboratorio?

Forse anche per questa ragione l’inglese “to cover” corrisponde all’italiano “coprire”. Perché certe vergogne vanno davvero coperte, sepolte. Rispedite all’inferno da cui sono state partorite. Pensate che si tratti di un’esagerazione? A voi giudicare.

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