Covid 19 in Africa: 25’103 casi in tutto il continente

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“Sono cifre ufficiali difficili da verificare”

Ce lo dice Ibrahima Cisse, redattore in capo della rivista “Reflets Suisse-Afrique” pubblicata a Dakar (Senegal) che traccia la panoramica della pandemia nel suo Paese e nel Continente Nero. Stando alle statistiche del Centro africano di controllo e prevenzione delle malattie, aggiornate a martedì 16 giugno, i contagi accertati sono 25’103, i decessi 551 e sono 9493 le persone guarite. Cifre che viste dall’Europa sembrano quasi derisorie. 

“La popolazione abbassa la guardia”

Malgrado ciò si parla in questi giorni di un’avanzata della pandemia in Africa. “È vero” ci dice il collega Ibrahima Cisse che abbiamo contattato per telefono, “perlomeno in Senegal in queste ultime settimane abbiamo assistito ad un aumento dei casi. Questo è dovuto al fatto che la popolazione sta abbassando la guardia e non rispetta più il porto obbligatorio della mascherina, nelle città e neppure nelle campagne. Inoltre sono ripartiti i trasporti pubblici, sono stati riaperti i luoghi di culto e ciò ha permesso al virus di riprendere forza.”

Ibrahima Cisse ci spiega che il Senegal non ha mai attuato un confinamento ufficiale, ma che è stata la popolazione a autodisciplinarsi in modo volontario: “Questa autodisciplina, praticata soprattutto da persone intellettuali, benestanti, sta ormai venendo meno e il progredire della pandemia, anche se molto contenuta rispetto all’Europa, si spiega inoltre dal recente rientro in massa di parecchi nostri concittadini emigrati all’estero e che non sono stati posti in quarantena al loro arrivo.”

In Senegal i decessi da Covid 19 si sommano soprattutto a Dakar e nella città religiosa di Touba sita a circa 200 chilometri verso est, feudo di una confraternita musulmana. Poco toccate invece le campagne: “Nel mio paesino di Médina-Mary” (le cui scuole elementari stanno attuando un programma di scambio con scuole elementari della Vallemaggia), racconta il giornalista senegalese, “nessuno è stato contagiato. Abbiamo organizzato in tempo, tramite la mia associazione, una rete di prevenzione che ha funzionato a meraviglia.”

10 milioni di mascherine distribuite gratuitamente

Oggi in Senegal, terzo Paese dell’Africa occidentale più toccato dalla pandemia, tutte le scuole sono ancora chiuse: “Il Consiglio dei ministri dovrebbe decidere domani della loro eventuale riapertura” spiega Ibrahima Cisse. “Da noi l’anno scolastico si conclude a fine luglio e il nuovo anno riprende ad ottobre. Una prima riapertura era stata prevista ad inizio giugno ed è in seguito slittata in quanto alcuni insegnanti sono risultati positivi al virus.” Per il resto i commerci sono stati riaperti come pure i ristoranti e i bar, “ma non gli alberghi e il settore turistico è stato fortemente colpito” sottolinea il nostro interlocutore. Rimangono ancora chiusi i centri sportivi, le piscine, i teatri, il campionato di calcio non ha ripreso. Alla nostra domanda su un’eventuale riapertura dei cinema, Ibrahima ci risponde a nostra grande sorpresa: “In Senegal non ce ne sono più, sono stati tutti chiusi da anni, dal 2000…”¨

Ma come il suo Paese ha vissuto l’arrivo del virus? “Il Senegal” ci risponde Ibrahima, “è un piccolo Paese e tutta la popolazione è stata molto sensibilizzata da questo evento. Il governo ha distribuito gratuitamente 10 milioni di mascherine e devo dire che la sanità pubblica ha retto bene, i nostri ospedali non sono mai stati presi d’assalto… sicuramente il nostro clima ha aiutato a contenere la propagazione del virus. E questo vale anche per la Costa d’Avorio. Detto ciò” conclude il giornalista, “ci sono probabilmente Paesi africani molto più estesi dove tanti casi non sono stati conteggiati quindi le cifre ufficiali annunciate dal Centro africano di prevenzione delle malattie sono difficilmente controllabili.”

Martedì 16 giugno il Ministero della sanità del Senegal annunciava 74 nuovi casi di cui 22 gravi, sei decessi e 101 pazienti guariti. In totale, dall’inizio della pandemia, il Paese ha contabilizzato 5247 casi di cui 3525 guariti, 70 morti e 1651 trattati.

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