Covid, ci sentiamo abbandonati

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Non so neanche da che parte cominciare, penso che cominciare dall’inizio sia una buona idea.

Mi sento abbandonata. Allo Stato e alla Regione non frega un cazzo di noi.

Vivo in provincia di Bergamo, vicino ad uno dei paesi più colpiti dal Covid, tutti hanno perso qualcuno, e non ne siamo ancora usciti.

Mia madre fa la farmacista, a Marzo quando tutto è cominciato tornava a casa ogni giorno con l’elenco dei morti e tutti i problemi che non potevano risolvere, l’ossigeno non arrivava, le mascherine erano introvabili e nessuno aveva risposte.

I malati di Covid (si, ancora malati) che potevano tornare a casa, venivano mandati in farmacia a prendere l’ossigeno, ma in farmacia l’ossigeno non c’era e nessuno ci poteva fare nulla, giusto?

Un pomeriggio mia zia ha chiamato mia mamma disperata, la madre aveva bisogno di ossigeno perchè era malata (non di Covid), purtroppo è morta pochi giorni dopo senza aver mai trovato l’ossigeno. Lei non è l’unica morta per questo.

A questo punto penserete “eh ma, non si poteva sapere, non è colpa di nessuno”, continuate a leggere per favore, me lo direte alla fine di chi è la colpa.

Le giornate tra Marzo e il 28 Maggio, sono state costellate da telefonate in cui sentivo le lacrime delle persone al telefono con mia madre che cercavano solo un po’ di speranza, sentivo le lacrime di mia madre che ha perso la sua di mamma senza poterla rivedere un’ultima volta perchè era in casa di riposo, ho sentito tanto dolore.

Le persone qui si ammalavano, e nessuno le visitava, nessuno diceva nulla i medici erano oberati e l’unica cosa che potevano fare era dire “state a casa” e basta. I tamponi venivano fatti solo in ospedale e solo in casi particolari, per cui quando a qualcuno veniva la febbre o stava male doveva solo stare a casa.

Poi il 18 Maggio aprono più o meno tutto, qualche giorno dopo cominciano a fare i sierologici ai farmacisti (si, a MAGGIO, non Marzo, MAGGIO!). Mia madre risulta positiva, così qualche giorno dopo le fanno il tampone, che risulta positivo pure quello.

Mia madre comunica a me e mio padre che saremmo dovuti rimanere in casa, e che avrebbero chiamato pure noi per fare il test.

Nessuno ha chiamato me e mio padre per dirci di stare in casa, nessuno ci ha chiamato per spiegarci cosa sarebbe successo, nessun tipo di comunicazione ufficiale, mia madre ci ha detto che quelli dell’ATS (agenzia di tutela della salute) le hanno detto di dirci di stare a casa. Questa è stata la comunicazione ufficiale.

È passata una settimana e nessuno ci aveva ancora detto nulla, e continueranno a non farlo.

Qualche giorno dopo l’esito del primo tampone mia madre ha chiamato l’ATS del paese per sapere se potevano fissare subito la data del secondo tampone, le hanno detto che non era neanche nell’elenco delle persone da chiamare.

Io e mio padre abbiamo fissato il sierologico in privato, sperando che l’esito del test fatto in privato all’Ats andasse bene (Eh si, all’Ats potrebbe non andare bene che tu vai in privato, per fare lo stesso test che fanno loro).

E ora salta fuori sta ‘cosa ridicola della Croce Rossa che ti chiama per fare il sierologico, in Regione si comportano da eroi, come se avessero risolto tutto loro, come se ora andasse tutto bene.

Non va tutto bene, all’aAts sono oberati di lavoro quindi non hanno tempo per fare sierologici e tamponi a tutti.

I medici sono oberati dalle domande dei pazienti, ma nemmeno i medici sanno nulla.

Le persone che accetteranno di fare il sierologico se risulteranno positive dovranno stare a casa ad aspettare che li chiamino per il tampone, e potrebbero essere chiamate anche una settimana dopo, se risultassero positive al tampone devono aspettare due settimane per fare il successivo, però non si sa quando le chiameranno. Quelli che vorranno fare il sierologico devono mettere in conto il rischio di rimanere bloccati in casa per un mese.

In Regione pensano che sia risolto tutto visto che hanno aperto, adesso le priorità sono altre, chissenefrega se ci sono intere famiglie chiuse in casa senza poter andare a lavorare, con la preoccupazione di non poter pagare l’affitto.

Chissenefrega se ci sono persone depresse che pensano al suicidio perchè non vedono la fine di questa storia.

La cosa che ci distrugge giorno dopo giorno è non sapere cosa dovremo aspettarci e quando.

La cosa che ci distrugge è aver avuto uno spiraglio di vita normale e vedercelo portare via sentendoci dire “ringraziate il cielo di essere ancora vivi”.

Io ringrazio di essere viva, mi va bene stare in casa per salvaguardare gli altri, ma la Regione e lo Stato deve salvaguardare me e la mia famiglia e le famiglie di tutti.

Devono organizzarsi in modo da fare tutti i test il prima possibile, comunicare cosa aspettarci e con che tempi, in modo da avere qualche certezza che ora non c’è.

Non abbiamo imparato niente da sta storia, siamo i soliti disorganizzati menefreghisti.

Adesso voi sarete in giro, e se mai qualcuno leggerà questa lettera penserà solo “oh povera”, però quello che potete fare è tentare di mettervi nei miei panni.

Immaginatevi che dopo la quarantena, dopo neanche una settimana di vita normale, vi dicessero “eh ci dispiace, dovete tornare chiusi in casa”, cosa fareste? Come vi sentireste se le persone che dovrebbero aiutarvi vi liquidassero con un “non lo sappiamo”?

Lunedì 1 Giugno ho ricevuto comunicazione che io e mio padre avremmo fatto il tampone mercoledì 3 Giugno. Vorrei ricordare che fino a Lunedì nessuno ha mai chiamato me o mio padre, le uniche comunicazioni che ho ricevuto sono arrivate da mia madre che chiamava l’Ats. Oggi (5 giugno) è arrivato il risultato e sia io che mio padre siamo negativi, stiamo aspettando i risultati dei due tamponi di mia mamma.

Sono molto felice di come è finita questa storia, però trovo comunque inammissibile che nessuno abbia avuto la decenza di chiamarci per dirci che avremmo dovuto stare in casa, che nessuno ci abbia detto cosa sarebbe successo e che sia stata mia madre a cercare informazioni.

Non esiste che a Giugno i medici non sappiano ancora nulla, non esiste che l’Ats brancoli ancora nel buio. L’avrei capito a Marzo, non adesso.

La responsabilità ovviamente non è dei medici, la responsabilità è della regione Lombardia.

In ogni caso,tutto è bene quel che finisce bene.

E.G. (nome noto alla redazione)

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