Don Ferrante, per tacere di Trump e Bolsonaro

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“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli…”, così l’incipit de “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni che è forse il romanzo della lingua italiana più famoso di sempre; sicuramente sulle sue pagine si sono cimentate generazioni di studenti. Pubblicato nella sua versione definitiva nel 1840, “I promessi sposi” è un romanzo storico, ovvero quel tipo di romanzo in cui l’ambientazione storica ha un valore importante perché vuole far conoscere il pensiero, la cultura, la condizione socio-economica, i comportamenti e i costumi dell’epoca attraverso l’utilizzo di dettagli realistici che fanno riferimento ai fatti descritti. I personaggi del romanzo sono così realmente esistiti oppure sono il frutto di una mescolanza tra personaggi storici e d’invenzione.

L’opera letteraria è ambientata tra il 1628 e 1630 nella Lombardia dominata dagli spagnoli ed ha per protagonisti due giovani contadini, Renzo Tramaglino e Lucia Mondella il cui matrimonio viene impedito a forza da Don Rodrigo, un signorotto locale che si era invaghito della giovane. Per sfuggire alle vessazioni i due fidanzati saranno costretti a separasi andando così incontro ad una serie di disavventure (Lucia incontrerà la Monaca di Monza, l’Innominato, Il Cardinal Borromeo, mentre Renzo, coinvolto nei moti popolari della Milano del 1628 dovrà rifugiarsi nella Bergamasca). La peste del 1630* farà rincontrare i due amanti nel lazzaretto (ospedale presso il quale si ricoveravano gli affetti da malattie contagiose) di Milano e, in seguito alla morte del loro persecutore a causa dell’epidemia, potranno finalmente sposarsi e trasferirsi nel territorio di Bergamo. Insomma, un appassionante racconto che intreccia la grande storia, quella che studia e analizza i grandi temi, gli accadimenti famosi, con la microstoria, quella che ricostruisce la vita quotidiana delle persone semplici.

Tra i vari personaggi che popolano il romanzo focalizziamo la nostra attenzione su Don Ferrante, nobile milanese dotto e saccente, che su sollecitazione di sua moglie, Donna Prassede, ospiterà Lucia (la promessa sposa) una volta liberata dal castello dell’Innominato che l’aveva fatta rapire.

Alla fine del cap. XXXVII vengono messe in ridicolo le sue presunte conoscenze “scientifiche” e la filosofia dell’epoca che hanno generato molte errate credenze relative all’epidemia di peste che in quei mesi sconvolgeva Milano, l’Italia del Nord e non solo. Don Ferrante infatti nega in maniera decisa che il contagio possa avvenire tra le persone: “Ci dicono questi signori dottori che si comunica da un corpo all’altro e questo è il pretesto per fare tante prescrizioni senza costrutto… la scienza è scienza, solo bisogna saperla adoperare”.

Quindi Don Ferrante si esibisce in un complesso ragionamento che si appoggia sulla logica aristotelica, “…ci sono solo due cose in natura, sostanze o accidenti, la peste o è essenza o è cosa concreta, siccome non è nessuna delle due la peste non esiste …”. Una dissertazione forse rigorosa in sé, ma che ovviamente non tiene conto delle cognizioni scientifiche e mediche inerenti al caso. Il ragionamento di Don Ferrante prosegue ancora attribuendo la peste agli influssi astrali e in particolare alla congiunzione di Giove e Saturno, origine a suo dire dell’epidemia e contro la quale è assolutamente inutile prendere precauzioni come quelle prescritte dai medici, quali il bruciare i panni degli appestati e simili. “His fretus”, ovvero basandosi su questi argomenti, Don Ferrante e sua moglie Donna Prassede non presero alcuna precauzione, si ammalarono e morirono di peste.

Fin qui “I promessi sposi”. Ma, ecco, non notate una qualche similitudine tra “il nostro” Don Ferrante e alcune dichiarazioni delle dichiarazioni che per giorni e giorni hanno popolato i giornali delle scorse settimane?

Dice Trump del coronavirus: “E’ tutta una montatura”, “L’Organizzazione Mondiale della Sanità trucca i dati”, “Molte persone che contrarranno il virus si riprenderanno rapidamente, senza neanche andare dal medico”, “Sta per sparire, in un solo giorno come per miracolo sparirà”, “Viaggiare in aereo è sicuro”. E come se non bastasse, il presidente degli Stati Uniti definisce “interessanti” le possibilità di testare sui malati “iniezioni di disinfettante o raggi ultravioletti” (i produttori di disinfettanti sono costretti ad avvertire la clientela che il prodotto non va iniettato) e infine faticherà non poco il dott. Fauci, virologo e massimo consulente della Casa Bianca, a stoppare nel suo focoso presidente la passione per la clorochina, “sono solo aneddoti senza fondamento scientifico” è costretto ad affermare il medico.

Risultato? Negli Stati Uniti, da fine aprile, c’è il maggior numero di contagi e di morti per Covid-19, oltre 2 milioni di contagiati e più di 112.000 morti. In tutto questo il presidente, in perenne campagna elettorale, non ha trovato di meglio che rendere ancora più incandescenti le proteste innescate dalla rabbia per la morte di George Floyd contro le disparità razziali e un uso eccessivo del potere da parte della polizia minacciando di inviare l’esercito contro i manifestanti e di disperdere i cittadini con gas lacrimogeni e proiettili di gomma per consentirgli la passerella verso la vicina St. John Episcopal Church dove a favor di fotografi ha sventolato una Bibbia. Queste sue ultime azioni hanno fatto dire ad Art Acevedo, capo della polizia di Huston, “Trump, se non hai qualcosa di costruttivo da dire è meglio che tieni la bocca chiusa”. Dal canto suo Mariann Edgar Bugge Vescova della chiesa episcopale di Washington ha invece dichiarato che “il nostro messaggio è antitetico a quello del presidente”.

Come se non bastasse, sulla stessa lunghezza d’onda di Trump, Jair Bolsonaro, presidente del Brasile. Per lui il Covid-19 “è una fantasia, una “leggera influenza”, “Se un brasiliano si tuffa nelle fogne non gli succede niente”. In piena emergenza Covid-19 è andato in giro per le strade della capitale Brasília, visitando mercati, stringendo mani di sostenitori e ha organizzato a casa sua un churrasco, la classica grigliata brasiliana, con centinaia di invitati. Intanto Trump invierà in Brasile nelle prossime settimane due milioni di dosi di idrossiclorochina (o è proprio innamorato di questo farmaco o avrà un qualche interesse, che ne dite?) nonostante gli avvertimenti sulla sicurezza del farmaco antimalarico e le controindicazioni dell’Oms a seguito di uno studio che dimostrava come le persone che assumevano il farmaco erano a maggior rischio di morte e problemi cardiaci rispetto agli altri.

Intanto il Brasile è il secondo Paese per numero di casi, ha superato i 692.000 contagiati (18.912 nell’ultimo giorno) e ha superato i 36.000 morti. Il numero delle persone decedute è quintuplicato in un mese e di fronte a questi dati il presidente negazionista ha cinicamente affermato “mi dispiace per le vittime ma tutti dobbiamo morire”. Tra una costina e una salsiccia alla griglia Bolsonaro ha trovato anche il tempo per arringare centinaia di manifestanti di destra che chiedevano la chiusura del Parlamento, forti limitazioni delle libertà personali e di rimuovere dal Ministero della sanità Luiz Henrique Mandetta, fautore di un rigido lockdown sostituendolo con un altro più vicino alla linea del presidente.

Beh, le similitudini con Don Ferrante finiscono qui, finiscono con le fantasiose e immaginifiche spiegazioni della peste come del Covid-19, con la certezza che tutto sparirà come d’incanto e che il miracolo accadrà a breve. La peste descritta nei Promessi Sposi si accanì su Milano nel 1630, il Covid-19 400 anni dopo. Le conoscenze scientifiche tra i due periodi non sono nemmeno lontanamente paragonabili. I progressi medici e farmacologici, le attrezzature e gli strumenti scoperti negli ultimi dieci anni sono infinitamente più importanti e precisi di quelli dei sedici secoli precedenti. Nel 1600 gran parte degli eventi non spiegabili divenivano immediatamente soprannaturali, la magia e la religione erano i riferimenti per tutto quello che non si capiva e i punti di forza per mantenere ignorante il popolo e inalterata la situazione di potere. L’epilogo è difatti ben diverso. Don Ferrante e sua moglie non presero precauzioni e morirono di peste, i nostri presidenti sicuramente non moriranno di Covid, dovesse mai capitar loro d’infettarsi hanno i migliori medici, i più attrezzati ospedali, le cure più prestigiose al loro servizio. Loro hanno tutte queste opportunità di cura, non così per il resto della popolazione e per quella più povera, che abita nelle favelas o nelle zone emarginate.

La peste “del Manzoni” poteva contagiare tutti allo stesso modo, si pensava potesse funzionare così anche per il coronavirus, ma la realtà di questi mesi si è dimostrata ben diversa: a New York i maggiori contagi si sono avuti nei quartieri poveri abitati soprattutto da afroamericani e non a Manhattan nonostante che in quella zona della città la concentrazione di residenti sia molto più alta.

La conclusione? Nessun si merita governanti come questi, forse neppure quelli che li hanno votati.

*L’epidemia di peste del 1630 diffusa dai lanzichenecchi, soldati mercenari tedeschi, colpì l’Italia settentrionale sino alla Toscana. Si stima che morirono 1,1 milioni di persone su una popolazione di circa 4 milioni. Nella sola Milano perirono 186.000 persone su una popolazione di 250.000, ben il 74%; il contagio arrivò anche in Svizzera, come raccontano le cronache relative al piccolo villaggio di Bondo in Bregaglia (Canton Grigioni) dove la peste decimò la popolazione (https://www.e-helvetica.nb.admin.ch/api/download/urn%3Anbn%3Ach%3Anbdig-17514%3Anbdig-17514.pdf/nbdig-17514.pdf).

Chi volesse rileggere o leggere “I promessi sposi” (spesso un libro letto senza l’assillo dello studio scolastico può avere tutto un altro sapore) lo trova qui

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Donna Prassede

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Don Ferrante

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