Elijah McClain, come Floyd

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Quest’uomo si chiama Elijah McClain. Viveva ad Aurora, in Colorado.

Era una persona particolare. Molto introverso, i più lo avrebbero definito anche “un po’ strano”.

Nel suo tempo libero, Elijah aveva un passatempo particolare: andava in un gattile e suonava il violino per i gatti randagi che vi vivevano. “Perché così si sentono meno soli”, diceva.

Non mangiava carne, perché il pensiero di fare male ad altri animali lo faceva soffrire. Ma diceva comunque di non avere problemi con chi la mangiava.

Elijah era anche anemico. Tanto anemico da dover indossare una maschera per proteggersi la faccia dal freddo quando tornava a casa tardi.

La sera del 24 Agosto del 2019, stava tornando a casa a piedi. Proprio dopo essere stato al gattile. Stava ascoltando della musica con le cuffiette, e ballava. Indossava il suo passamontagna, come sempre.

Mentre camminava, un cittadino ha chiamato la polizia. A quanto pare, c’erano stati movimenti sospetti di recente in quella zona. Comunque, l’uomo che chiamò la polizia ebbe almeno la decenza di dire che Elijah non sembrava armato e nessuno pareva essere in pericolo.

Tre poliziotti sono arrivati sul posto. Lo hanno tenuto con una stretta al collo per 15 minuti, dopo averlo pestato. Le loro bodycam, convenientemente, erano “cadute a terra durante la colluttazione”. Tutte e tre.

I paramedici giunti sul posto gli hanno iniettato della ketamina. Una dose sufficiente per una persona il doppio del suo peso. Vomitò ripetutamente, e soffrì due arresti cardiaci durante il tragitto verso l’ospedale. La notte del 30 agosto, viene dichiarata la more cerebrale.

Le sue ultime parole, confuse e spaventate, sono state trascritte.

“Non riesco a respirare. Ho qua la mia carta d’identità. Abito proprio qui. Mi chiamo Elijah McClain. Stavo solo tornando a casa. Sono introverso, sono soltanto diverso. Non ho armi, non faccio quella roba. Non faccio risse. Perché mi state attaccando? Non uccido neanche le mosche! Non mangio neanche la carne. Ma non giudico le persone, non giudico quelli che la mangiano. Perdonatemi, sto solo cercando di migliorare. Mi dispiace, perdonatemi, le sto provando tutte per migliorare. Farò tutto quello che volete. Siete fenomenali, fortissimi, vi voglio bene. Voglio bene a tutti. Mi dispiace. Mi dispiace. (Piange) mi dispiace. Ho provato a non farlo. È solo che non riesco a respirare bene. (Vomita per via della pressione sul collo e sul petto)”

L’autopsia ha dichiarato le cause della morte come “indeterminate”. Nessuno degli agenti è stato processato.

Non si tratta solo di George Floyd o Breonna Taylor. Queste cose sono sempre successe.

Specialmente in questo momento, la lotta dei neri americani è la lotta di noi tutti. Il mondo civilizzato non può più tollerare una situazione simile nel Paese che tiene le redini della sicurezza mondiale.

Angelo Mordasini

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