Fine del mondo, una seconda chance

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Dell’Apocalisse che in molti erano convinti sarebbe arrivata il 21 dicembre del 2012, così come veniva predetto dal calendario dei Maya, non c’è stata traccia. Si è quindi trattato della solita bufala? A quanto pare no. Non stando a quanto scrive l’Huffigton Post che nei giorni scorsi ha fatto da megafono ad alcune teorie da qualche tempo a questa parte in circolazione su Twitter. La data esatta della fine del mondo sarebbe stata solo travisata. Non il 21 dicembre di otto anni fa, ma domenica questa. Sì, domenica 21 giugno. Segnatevelo in agenda, fate ciò che dovete, fatelo prima che sia troppo tardi e, poi, ciao.

Del resto da un anno bisesto e funesto come lo è stato finora il 2020 quale altra ciliegina sulla torta ci si può aspettare se non quella di una fine del mondo epocale? Voglio dire, i segnali, ci sono tutti. Prima l’invasione di locuste in Africa, poi il coronavirus che in tutto il mondo ha fatto quasi mezzo milione di vittime e, ora, alla vigilia del Grande Blackout, ecco riesplodere la tensione fra le due Coree. Esatto. Ma il peggio deve ancora venire. Infatti bastava solo leggere meglio il calendario Maya per rendersi conto che si trattava solo di un errore di lettura del calendario gregoriano, introdotto nel 1582 per sostituire quello giuliano. Così, col cambio, a quanto pare, alcuni giorni dell’anno sarebbero andati persi.

Secondo un fantomatico scienziato di nome Paolo Tagaloguin di cui esistono solo alcune tracce peraltro alquanto fumose, riferendoci al calendario giuliano, oggi, tecnicamente saremmo nel 2012. Piatto ricco, mi ci ficco, i tweet di Tagaloguin dopo essere stati ripresi dal New York Post, pubblicati sul Sun e sul Mirror, sono stati cancellati come pure il suo profilo. A riprova del mistero sempre più fitto che aleggia sull’identità dell’autore e sull’imminente fine ormai alle porte. Comunque sia, scherzi a parte, pur scommettendo che lunedì ci saremo ancora tutti (o quasi), l’enigma che più mi affascina di questa vicenda è capire perché, tra noi, ci sia chi ha così tanto bisogno di credere che la fine di tutto è davvero alle porte.

Alcuni studi scientifici ci indicano come la paura, compreso il timore di un’Apocalisse alle porte, scatenino in noi una reazione innata e atavica. Una risposta che se da una parte risulta essere gradevole, dall’altra elimina qualunque senso di responsabilità individuale. Credere nell’Apocalisse e poterla prevedere dà un volto ma soprattutto una scadenza puntuale, un appuntamento senza appello a ciò che più di ogni altra cosa minaccia la nostra vita, la paura di morire.

La possibilità di conoscere in anticipo che si finirà polverizzati da un’atomica o rasi al suolo da un meteorite ci induce a rilassarci. L’ansia prodotta dall’incertezza del futuro svanisce. Ovviamente poter sapere se e quando arriverà la fine non è per forza un sollievo per tutti, ma in molti casi per assurdo diventa una ragione per smettere di preoccuparsi. Inoltre ci dà la possibilità di concentrarci su quello che alla può trasformarsi anche in un bel gioco come lo è quello condotto da chi si prepara al giorno del giudizio costruendo bunker e accumulando viveri. Perciò, buona fine del mondo a tutti!

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