Francia, botte alle infermiere

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Qualcuno si era lamentato, nei ranghi di UDC e liberali, perché la polizia aveva preferito non reagire alle manifestazioni antirazziste in Svizzera. Oggi vediamo in Francia quali possono essere queste reazioni.

Le foto di Farida, infermiera francese che protestava per una maggiore retribuzione e per maggiori investimenti, picchiata, sanguinante, in manette, ha fatto il giro del mondo. E la brutalità della polizia francese, in questo caso, risulta davvero triste e incomprensibile, la figlia ha scritto su Twitter, lo sapete, lo ha fatto probabilmente per amarezza, di certo per rabbia:

“Questa donna è mia madre – ha poi twittato la figlia – ha 50 anni, è infermiera, per tre mesi ha lavorato fra le 12 e le 14 ore al giorno. Ha avuto il covid. Manifestava perché rivalutino il suo salario, perché riconoscano il suo lavoro. E’ asmatica. Aveva il camice. E’ alta 1,55 “.

Certo che vedere un donnino così ammanettato a terra e trascinato per i capelli lascia un amaro in bocca. Soprattutto se pensiamo alla nostra, di madre. Una lavoratrice, mica una hooligan, probabilmente una di quei figli d’Algeria, vecchia colonia francese, cittadini di serie B, che vivono in Francia le stesse discriminazioni che toccano agli afroamericani negli USA.

Nelle Gallie di Macron, quelli che fino a ieri erano gli eroi popolari, coloro che hanno dato sudore, lavoro, affrontando la paura del contagio, oggi vengono presi a mazzate.

Oddio, le rivendicazioni francesi per migliori salari non sono di adesso, le proteste dei gilet jaunes dei mesi passati ce lo ricordano. E le violenze nelle manifestazioni, con repressione dura della polizia sono quasi la prassi, in un Paese culla della Rivoluzione e che ritiene un diritto inalienabile scendere in piazza agitando le picche.

Ecco perché alla fine non si può che apprezzare la prudenza della polizia elvetica, che ha visto sfilare migliaia di persone pochi giorni fa senza intervenire. Pur comprendendo la differenza di rivendicazioni, il Paese diverso, la rabbia per salari fermi al palo e per una qualità della vita sempre più al ribasso in Francia, facciamo fatica, da europei (perché lo siamo) a capire come nel cuore di essa possano esistere delle evidenti storture del genere.

Qualcosa stride, come unghie sulla lavagna, certe cose non sono giuste a prescindere. Quando una persona è ammanettata e a terra non c’è bisogno di infierire, anzi, hai il dovere civico di non infierire. Perché una donnina di 45 chili non è un black block armato di spranga con lo sguardo spiritato. E quando vediamo l’accanimento da parte degli agenti, diventa veramente difficile non parteggiare per Farida, che ora è in carcere.

Non faremo facili difese d’ufficio, non sappiamo perché Farida e altri come lei hanno fatto questa fine. Rimane però davvero quella grande amarezza, quel pensare che forse si sarebbe potuto agire diversamente come gli svizzeri, con più prudenza, rispetto e meno dimostrazioni di muscolatura. L’infermiera battuta dalla Sûreté fa perdere terreno non solo alla Francia, ma all’Europa tutta. Racconta una storia di sconfitta. La sconfitta dello Stato, della società civile e della repubblica proprio nata da quella violenza che non è riuscita, in due secoli, a marginalizzare.

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