Il 5G e il complottismo istituzionale

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Sul 5G, la più innovativa modalità di rete mobile attualmente in piena diffusione, si susseguono bufale e allarmismi, pur senza nessuna evidenza scientifica di danni alla salute. Il colmo del grottesco si raggiunge però con i divieti posti da oltre 200 sindaci italiani, anche di grosse città, all’installazione di nuove antenne sul territorio comunale, con le giustificazioni più disparate, ai limiti dell’istituzionalizzazione del complottismo.

In Svizzera il Consiglio Federale, pur avviando una serie di studi e approfondimenti sull’impatto sulla salute, non ha posto attualmente limiti al 5G, se non quello, precauzionale, sull’implementazione del cosiddetto beamfoaming, ovvero, in parole povere, l’invio di un segnale mirato a chi sta effettivamente usando la rete mobile. Fatto, questo, che ha tuttavia generato una serie di fake news su un presunto e inesistente blocco totale del 5G in Svizzera, argomento utilizzato spesso dai contrari.

In Italia, invece, Paese in cui la digitalizzazione è in evidente ritardo, tanto da divenire una delle priorità dei nuovi piani di sviluppo post-Covid, c’è chi a livello istituzionale cavalca l’onda della superstizione popolare per portare avanti un’inutile e insulsa crociata anti-5G. E in molti giustificano i provvedimenti e le perplessità con una correlazione fra il 5G e la diffusione del coronavirus, fatto che, oltre a non avere, ovviamente, nessuna base scientifica, è una delle bufale che vanno in questo momento per la maggiore. In sostanza, siamo arrivati all’istituzionalizzazione delle fake news, sulla base di quella che, mascherata da preoccupazione per la salute pubblica, altro non è che una ricerca di ulteriore consenso fra le fasce della popolazione meno propense, per usare un eufemismo, a informarsi in modo corretto.

E non si parla, attenzione, solo di piccoli Comuni, ma anche di grosse città, come Udine, Messina, Vicenza, Siracusa, Grosseto, solo per citarne alcune. A Messina, l’istrionico (per usare un altro eufemismo) sindaco Cateno De Luca, con un’ordinanza di fine aprile, ha disposto il divieto di installazione di antenne 5G sul vastissimo territorio comunale, sulla base di, come riporta il portale locale Letteraemme, “troppe richieste che ci impongono di fermare l’installazione”. In pratica, senza, ripetiamo, nessuno studio scientifico a supporto e anzi nonostante i chiarimenti del ministero della Salute che smentiscono le fake news al riguardo, si prendono i timori infondati delle persone poco informate e se ne fa addirittura legge.

Stesso discorso a Grosseto, dove il sindaco Vivarelli Colonna, di centrodestra (sarà un caso?) ha vietato, sempre in aprile, l’installazione di nuove antenne, sulla base, anche qui, di un astratto principio di precauzione, cioè del fatto che non sia dimostrato che non fanno male, e di richieste di cautela da parte di alcune associazioni, fra le quali Attoprimo, un’associazione fondata da 5 donne toscane che sostiene fra l’altro, come riportato sul sito internet,  la libertà di scelta terapeutica ed il rifiuto dell’obbligo vaccinale, e che cita fra i suoi riferimenti il famoso, o famigerato di questi tempi, Luc Montaigner. In pratica, il sindaco di Grosseto nel decidere di vietare il 5G, anzichè agli studi scientifici dà retta ai no-vax.

In questo guazzabuglio di ignoranza, superstizione, calcolo politico, si arriva poi alla messa in pratica dell’ignoranza, e in diverse parti d’Italia c’è chi ha incendiato cabine e impianti ritenuti del 5G, quando invece si trattava del normalissimo 4G, lasciando intere aree del territorio senza alcuna connessione telefonica o internet.

Se, dunque, le bufale e gli allarmismi da web sono di per sè dannosi, diventano addirittura pericolosi nel momento in cui vengono addirittura tradotti in ordinanze e atti normativi: una pericolosissima deriva che, di fatto, legittima il complottismo dilagante, rendendolo un interlocutore in grado di influenzare le decisioni pubbliche. Un abominio che va fermato ad ogni costo.