Il buon Dio non tiene i neri per mano

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“Brooks non sembrava rappresentare una minaccia per nessuno. Il fatto che ci sia stata un’escalation che ha portato alla sua morte sembra irragionevole”.

Ha dichiarato Paul Howard, il procuratore distrettuale della contea che dovrà occuparsi del caso di omicidio di Rayshard Brooks, un afroamericano di 27 anni freddato dalla polizia ad Atlanta. A me piace romanzare le storie, raccolgo i dati, cerco di essere fedele, perché penso che le persone si meritino delle storie e non solo delle fredde cronache.

E ad Atlanta si è spostata la punta della lancia della protesta afroamericana, che dopo la morte di George Floyd si era accesa a Minnenapolis per poi divampare in tutti gli USA, dal nord al Sud, dal Minnesota alla Georgia. Ho deciso perciò di provare a raccontare la storia di Rayshard. Entrare nella pelle degli altri, per chi scrive storie, è un dovere.

Morire da negro è facile. Ovunque negli States. Rayshard era alticcio quella sera. Ok, forse un po’ più di alticcio visto che era partito come un satellite per il mondo dei sogni. Mica una vita da figo la sua, da borghesia nera, no. La sua è la vita di tanti, che si trascinano tra un lavoro e l’altro, magari con precedenti penali, perché, gente, essere nero in certi posti mica aiuta, e il buon Dio non ti tiene la mano per farti attraversare la strada come ai bianchi. Ti spinge in mezzo al traffico e tu devi cercare di arrivare dall’altra parte tra stridere di frenate, clacson isterici e luci che lampeggiano senza farti accoppare.

Ray si era appisolato in un posto del cazzo. Vero, proprio un posto idiota, all’entrata di Wendy. Voleva farsi un Juicer Thicker Beef, di quelli nuovi col pane tostato e imburrato, poi aspettando in fila si era addormentato. Ok, sì, aveva bevuto un po’, no? Gli fa sentire caldo, gli calma l’ansia, i pensieri brutti diventano più rotondi e buffi. Ma è normale che agli altri in fila dietro di lui sono girate e hanno chiamato la polizia.

E sì che negli ultimi tempi aveva messo la testa a posto, Rayshard, aveva un lavoro in un ristorante, anche se non bastava, il lavoro non basta mai. Allora faceva mestieri saltuari, beccava quel che poteva nell’edilizia tra Ohio, Texas e Florida, ci sapeva fare con le mani, cavoli, mani d’oro, glielo diceva sempre mamma.

Quel giorno era il compleanno di Amy*, la più grande delle sue figlie, la adorava, era morbida come un pancake e il suo sorriso stendeva anche San Pietro. Lo sa Ray, non dovrebbe avere preferenze, ma la piccola Amy è la prima che ha visto uscire e da 8 anni gli rallegra la vita, d’altra parte lui aveva solo diciannove anni quando era nata. L’aveva portata fuori a mangiare, a fare la manicure, perché Amy guarda sempre con invidia le unghie di mamma, che se le fa fare dalla nails & beauty all’angolo tra Westeria Way e Delano Drive. Poi siccome aveva qualche dollaro in più in tasca erano andati a fare skating e le aveva preso un muffin.

Quando gli sbirri lo hanno svegliato, si è sentito idiota. Addormentarsi come un coniglio sparato, in mezzo al passaggio per il cibo da asporto. L’agente era stato gentile, ma aveva capito subito che era bevuto. Senza auto Ray era fottuto, niente spostamenti, niente lavoro, niente unghie e pranzo per la piccola Amy e le sue due sorelline. Ray non voleva fare casino, ma quando hanno cercato di mettergli le manette è uscita tutta la frustrazione, le manette no, cazzo, signore, niente manette, ero solo addormentato in auto, la chiudo e vado da mia sorella che abita qui vicino, giuro, agente…

Che imbecille, in quegli attimi ha sentito che doveva scappare e non ce n’è stato più per nessuno, una cosa idiota, avevano i suoi dati e l’auto. D’altronde se era uno sveglio a quest’ora lavorava a Wall Street, Rayshard, mica in cantieri senza assicurazione e a lavare piatti per sette dollari l’ora. Le manette no, cazzo. Rayshard, strappa il teaser all’agente e scappa, mica vuole farsi fulminare come un pollo fritto. Scappa e lo inseguono, ma perché cazzo si era addormentato davanti a Wendy…

“Brooks s’impossessa del taser di Brosnan, si libera dalla presa dei poliziotti, si alza e colpisce Rolfe con un pugno. Rolfe lo insegue sparandogli contro con il taser, mentre Brooks si gira cercando di usare il taser che ha strappato all’altro agente. Rolfe lascia il suo taser, prende la pistola e spara tre volte contro Brooks, che cade a terra.” (cronaca tratta da L’Internazionale)

Due colpi alla schiena gente, i poliziotti ci mettono due minuti prima di chiamare l’ambulanza, che arriverà poco dopo. Due colpi alla schiena che lo uccidono, emorragia interna, dirà il coroner. Omicidio, dirà il coroner. Uno sbirro licenziato e l’altro sospeso, gente.

Faceva male quella schiena, come un cane che digrignasse i denti, pizzicava dentro e sentiva caldo, poi freddo dappertutto, non ci si capiva più un cazzo.

La testa fa strani scherzi, Rayshard prima di scivolare nel buio ha tenuto per un attimo Amy per mano, con le ditine appiccicaticcie per il muffin al mirtillo e quel sorriso che avrebbe fatto passare la piva a Dio. Ray, tra le onde di dolore le ha sorriso di rimando per non farla preoccupare, perché non vuole che si preoccupi, oggi, mentre sta steso sull’asfalto e l’anemone di sangue si allarga sul cotone della maglietta, è il compleanno della sua bambina. Buon compleanno piccola, ormai sei una signorina…

*nome di fantasia

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