Il virus della fede liberale

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Gli intellettuali liberali sono purtroppo una specie in via d’estinzione nel nostro piccolo Ticino: figure di grande spessore come Andrea Ghiringhelli, Arnaldo Alberti e Dick Marty sembrano essere gli ultimi rappresentanti di una tradizione plurisecolare che ha fatto grande il liberalismo ticinese. La brillante e feconda fiamma dell’Illuminismo ormai spenta, il PLRT di oggi somiglia più ad una moderna lampada al neon, un involucro di bell’aspetto che emana una luce fredda, statica, sterile. E così ci si deve accontentare degli Alessandro Speziali di turno, con le loro “riflessioncine filosofiche” (sic) intrise più di cultura pop che di filosofia politica.

In un pezzo dalla retorica accattivante, Speziali si lancia in una requisitoria sul ritorno in auge dell’intervento dello Stato nell’economia. Citando Gesù, Batman e Godzilla a poche righe di distanza, il Nostro abbozza una narrazione manichea secondo la quale le “forze liberali” devono oggi fronteggiare le forze della sinistra marxista e ambientalista, qualificate di “forze oscure”. In questa epica battaglia tra bene e male, i bravi patrioti liberali sono chiamati a “mettere al tappeto” il mostro rappresentato dai “nemici dichiarati di tutto ciò che la Svizzera contemporanea incarna”. Vi ricordate lo spirito critico e l’empatia caratteristici della filosofia dei Lumi? Ecco, in casa PLRT sono stati cestinati per far posto ad un inquietante maccartismo di ritorno, fatto di spauracchi e squallido sciovinismo.

I luoghi comuni tipici di questi esercizi di propaganda ovviamente non mancano. Marx, che sviluppa la sua filosofia politica attorno al concetto di estinzione dello Stato, viene presentato come il Messia che annuncia la venuta della “versione statalista del Paradiso in terra”. Le richieste di limitare le politiche di laissez faire che ci hanno portati all’attuale crisi sociale, ambientale e sanitaria vengono bollate come scelte ideologiche di un gruppo guidato da un fervore religioso – in barba alla grande tradizione liberale che, da Sismondi a Keynes, invoca l’intervento dello Stato nell’economia in nome della difesa delle libertà individuali. Il concetto di neoliberismo viene liquidato come un termine privo di senso inventato dalla sinistra sebbene sia correntemente usato nel campo della politologia per designare i principi di economia politica seguiti, tra gli altri, proprio dal PLRT. Insomma, Speziali non si limita a presentare Marx in modo caricaturale sulla base di modelli tipici della Guerra fredda, ma stravolge anche i principi filosofici del liberalismo, nascondendone le diverse sfumature e ignorando i suoi sviluppi attuali.

Bisogna riconoscere che su un aspetto specifico Speziali ci azzecca, almeno in parte: il pensiero del giovane Marx è davvero intriso di spirito messianico, e i diversi movimenti politici che vi si sono ispirati tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del XX ne hanno risentito. Ma i princìpi filosofici e gli strumenti analitici sviluppati dal Marx più maturo invitano a mettere questo messianismo in secondo piano, favorendo piuttosto lo studio della società e dell’economia nella loro complessità e dinamicità. Al giorno d’oggi nessun marxista con un briciolo di buon senso si sogna di considerare il collasso del sistema capitalista come un fatto inevitabile. La drammatica storia del secolo scorso costituisce un monito che non può essere ignorato.

Secondo l’attuale prospettiva marxista, insomma, nulla cadrà dal cielo. Per costruire un mondo nuovo dove tutti gli esseri umani possano vivere dignitosamente e in libertà per le generazioni a venire, bisogna lavorare sodo e con lo sguardo fisso sui problemi del presente. Solo così potremo lasciarci alle spalle la società dei “ricchi sempre più ricchi e dei poveri sempre più poveri”, delle crisi economiche cicliche, dello sfruttamento indecente dei popoli del Sud del mondo e del collasso ambientale. E il primo passo da compiere è proprio quello di sbugiardare quelle forze liberali che, accecate dalla loro ideologia, ci hanno condotti in questo vicolo cieco.

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