Israel e quel suo arcobaleno

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Recentemente Google gli ha dedicato un suo doodle, l’immagine che compare di tanto in tanto al posto del logo nella homepage del motore di ricerca. Il 20 maggio avrebbe compiuto 61 anni. Ma chi era Israel (il cognome è davvero impronunciabile, lo so) Kamakawiwoʻole? Il cantante hawaiano celebrato da Google, noto anche con il nomignolo di IZ, deve buona parte della sua fama mondiale all’album “Facing Future” del 1993.

E alla magia di una canzone in particolare contenuta in quell’album: il medley di due celeberrimi brani del passato che, col tempo, sarebbe diventato il suo piccolo amuleto portafortuna. L’unione della canzone “Over the Rainbow”, scritta nel 1939 e interpretata da Judy Garland, inserita nella colonna sonora del film “Il mago di Oz”, e “What a wonderful world”, uno standard jazz portato al successo da un’altra voce assolutamente fuori dal comune, quella del trombettista Louis Armstrong.

A impreziosire l’esecuzione di questa perla l’accompagnamento all’ukulele, minuscola chitarrina a quattro corde che appartiene alla storia del folklore hawaiano, ma non solo. Perché ad averla fatta propria musicalmente ci sono tra gli altri i Queen, George Harrison, Eddie Vedder dei Pearl Jam, Rino Gaetano e perfino Marilyn Monroe che la strimpellava nel film “A qualcuno piace caldo”. E, a proposito di cinema, il brano di Kamakawiwo’ole, col passare degli anni è entrato a far parte delle colonne sonore di numerosi film. Da “C’è posta per te” a “Scoprendo Forrester”, da “Vi presento Joe Black” a “50 volte il primo bacio”.

Morto precocemente a causa di complicazioni respiratorie il 26 giugno del 1997 a soli 38 anni, IZ era nato a Honolulu. Negli ultimi anni della sua vita aveva sofferto di una grave forma di obesità che lo aveva portato a pesare più di 300 chili, ma questa cosa non gli aveva comunque impedito di battersi come attivista del movimento per l’indipendenza delle isole Hawaii. IZ difendeva il diritto all’autodeterminazione degli hawaiani rivendicando l’indipendenza dagli Stati Uniti. Soprannominato il “Gigante buono”, nel 1997, poco prima della morte, fu premiato dalla Hawaii Academy of Recording Arts come miglior artista, cantante e per il miglior album dell’anno.

Il giorno della sua morte la bandiera hawaiana venne issata a mezz’asta. Il suo corpo fu esposto al Capitol Building di Honolulu, dove più di 100.000 persone si misero in fila e gli resero omaggio. Le sue ceneri furono poi sparse nell’oceano a Makua Beach. Ma la sua voce, quella, rimarrà per sempre come la voce delle Hawaii. Una brezza gentile che ancora soffia a distanza di anni. E quella canzone che ci ha voluto regalare a tutti noi rimarrà per sempre il suo aloha più sentito, aloha che nella lingua hawaiiana significa affetto, amore, pace, compassione e misericordia.