La strana etica di Philippe Plein

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“Non licenziare è immorale”

Il controverso stilista tedesco che ha “pignon sur rue” a Lugano lo ha detto in un’intervista esclusiva a tio.ch. In seguito alla crisi innescata dal Covid 19 e malgrado abbia usufruito delle indennità di lavoro ridotto per i suoi dipendenti, Philippe Plein ne ha recentemente licenziati 31: “In assenza di prospettive, non licenziare è immorale” ha affermato.

“Non licenziare è immorale”!

E così dopo la pizza a mezzanotte, dopo le ore straordinarie alle quali sottoponeva il suo personale anche durante i week-end e i giorni festivi, dopo i licenziamenti su due piedi denunciati da dipendenti terrorizzati e addirittura caduti in depressione, dopo le liti con i sindacati, Philippe Plein fa riparlare di sé con l’’intervista concessa ai colleghi di tio.ch/20 minuti nella quale l’imprenditore tedesco parla delle sue “scelte difficili.”

Plein che dice “essere nato come stilista svizzero, dapprima nella Svizzera tedesca e successivamente in Ticino” denuncia un “fatturato in calo” e una “situazione disastrosa” aggiungendo però che “non prende in giro nessuno. È vero” risponde alla domanda del collega di tio.ch/20 Minuti, “ho beneficiato del lavoro ridotto, ma in assenza di prospettive non licenziare è immorale poiché tenere un dipendente a spese dei contribuenti sapendo già che lo lascerò a casa una volta finiti gli aiuti … altri lo fanno, io no”!

La legge parla chiaro

La legge che regola la perdita di lavoro e consente le indennità per lavoro ridotto parla chiaro però: “Per lavoro ridotto si intende una riduzione temporanea o una riduzione completa dell’attività dell’azienda, pur mantenendo i rapporti contrattuali di lavoro”. Nel caso di Philippe Plein, malgrado i sussidi per lavoro ridotto siano stati concessi dalla Sezione del lavoro, a Lugano i tagli al personale sono stati tanto repentini quanto drastici: si è passato dai primi sette licenziamenti del mese di marzo ad altri 31 nei mesi successivi, portando così l’effettivo del marchio da 110 à 79 persone.

L’imprenditore tedesco non cerca di minimizzare: “È stata una decisione difficile, ma il fatturato è crollato e con la pandemia il nostro settore è stato pesantemente colpito” anche se ammette che “le vendite online e al dettaglio sono cresciute”. Infatti, lo dice lo stesso Plein, molti nuovi impieghi” in quest’ultimo settore non sono stati creati in Ticino “anche se a Lugano abbiamo aperto un nuovo show room ed ampliato gli uffici, ma il Covid ha cambiato tutto, ha fermato tutto e abbiamo dovuto fare delle scelte. Il lockdown è stato un colpo durissimo e la ripartenza non è semplice.”

“Sono una persona trasparente”

Lo stilista germanico che ha trascorso i mesi del confinamento nel suo paese d’origine e i cui rapporti conflittuali con il Ticino non gli impediscono di essere “molto legato” al nostro cantone come lo sottolinea lui stesso, tiene a ricordare che è “una persona trasparente che dice quello che pensa e non prende in giro nessuno: “in Ticino diversi mi hanno attaccato senza conoscermi … e questo mi ha fatto arrabbiare…”

Philippe Plein parla di un momento difficile che durerà “ancora uno o due anni: Ma sono assolutamente positivo e non sono venuto a Lugano con un progetto transitorio … qui ogni anno presento le mie collezioni a professionisti venuti da tutto il mondo, quanti hanno fatto lo stesso in Ticino? Io sono qui e mi espongo”! 

Cosa rischia Plein? Affaire à suivre …

Intanto mentre il “bel Philippe”, in causa con la ditta di Maranello per delle foto della sua Ferrari pubblicate su Instagram, ha appena comprato la terza auto con il cavallino rampante, i suoi stagisti e dipendenti non vantano di certo lauti stipendi. Sono state tante le testimonianze di ex dipendenti, licenziati in tronco per non essersi presentati in tempo ad una riunione convocata all’ultimo minuto o per un semplice capriccio del “patron” ad avere reso testimonianze alla stampa. Ci si ricorda in particolar modo del manager responsabile per i mercati esteri e che guadagnava neppure 3500 franchi lordi al mese per un lavoro estenuante e una disponibilità costante. 

Visto che, come detto, la legge sul lavoro prevede che le indennità per lavoro ridotto vengano concesse a condizione che i posti di lavoro non siano soppressi e prevede anche che il datore di lavoro renda conto nel dettaglio dell’andamento della sua attività mediante un resoconto mensile, abbiamo chiesto a Claudia Sassi, responsabile della Sezione del Lavoro del cantone Ticino, a quali eventuali sanzioni potrebbe andare incontro Philippe Plein per avere licenziato una buona parte del suo organico luganese dopo avere beneficiato di queste agevolazioni. La Signora Sassi essendo tutto il pomeriggio occupata in riunioni, ci è stato detto di rivolgerci a lei per via mail, quello che abbiamo fatto, ricevendo la seguente risposta:

Non mi è purtroppo possibile fornirle indicazioni sul caso singolo. Posso comunque confermarle che la legge non vieta i licenziamenti durante il periodo di lavoro ridotto autorizzato. Il datore di lavoro non potrà tuttavia ricevere le indennità per lavoro ridotto per i lavoratori il cui rapporto di lavoro è stato disdetto.

” 

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