Lucarelli, il commissario De Luca ancora in scena

Di

Una Bologna che più nera non si può, e tanto freddo. Il commissario De Luca riprende la scena. Una festa per gli estimatori di Carlo Lucarelli.

Bologna, fine dicembre del 1944. La città, occupata dai tedeschi, è devastata dalle bombe. Il suo ritmo è quello irregolare delle sirene del coprifuoco. I portici sono zeppi di sfollati, disperati alla ricerca di un qualcosa da mettere in pancia. La guerra sta per finire, lo si sente nell’aria. Gli italiani alleati ai nazisti, quelli che collaborano, si dimostrano più papisti del Papa, rivelando una brutalità inaudita. Gli italiani non alleati, questi si nascondono, o magari si camuffano spacciandosi per alleati. In poche parole una situazione davvero disgraziata e … devastante. Non bastasse questo nella capitale emiliana fa un freddo come non si è mai visto. L’ inverno più nero del titolo, si manifesta in temperatura, in clima politico e in atteggiamenti quotidiani.

Il commissario De Luca, il personaggio seriale inventato da Carlo Lucarelli giunto alla sua sesta avventura (la sua prima, in «Carta bianca», risale addirittura al 1990), si muove come al suo solito. Da imperfetto. E malinconico. Da rappresentante del potere, pur senza divisa, non fa sfoggio di antinazismo con dichiarazioni retoriche e/o plateali, però nemmeno degna il potere di un suo sguardo. Lui fa il suo mestiere, o almeno tenta di capire fino in fondo quale è il suo ruolo: poliziotto oppure sbirro È uno che mantiene l’ordine o uno «che fa indagini»? Questa la domanda di fondo dell’ultimo romanzo dell’autore emiliano, diventato famosissimo per le sue trasmissioni televisive. Un giallo storico-sociale che appassiona subito il lettore.

Perché al di là di certe canoniche leggi del genere noir (non tutto è quello che sembra, la prima impressione … va sempre interpretata, letta e messa in discussione … ecc…) «L’inverno più nero» disegna uno scenario carico di implicazioni psicologiche legate al momento storico. Con i tedeschi che ogni tanto fanno anche finta di fare i buoni ma che, alla prima occasione, non si fanno problemi nell’imporre feroci condizioni-ricatto («se non risolvi il caso noi uccidiamo dieci innocenti sorteggiati a caso!», questo l’avvertimento dato a De Luca nell’assegnazione dell’indagine). E con gli italiani che, al contrario, non si fanno scrupoli nel declamare torture e misfatti … poi magari improvvisamente cambiano fronte e passano dall’altra parte.

In un simile contesto Lucarelli muove la sua narrazione. Praticando una formalità assai apprezzabile, divide chiaramente il testo in tre parti: gli omicidi, le indagini, gli assassini. Vale a dire: i fatti, le interpretazioni (o letture delle situazioni) e le contraddizioni del vivere con l’eterno rapporto tra bene e male. Con un commissario che, protagonista indiscutibile della scena, si avvale di comparse comunque interessanti. Pensiamo a Petrarca con le sue scarpe bicolori, Sandrina dalle braccia da uomo forte e dall’apparato digestivo fragile, l’ «Uomo più ricco di Bologna» ed il recluso che sopravvive spiando il mondo da un buco, il feroce torturatore «Dentista» e la Vilma che pare uscita da un film di Fellini. Proprio una narrazione ricca, variegata e soprattutto seria. In una parola: bella. 

E il giallo ? Tutto smuove dal ritrovamento di tre cadaveri che, di primo acchito, sembrano proprio arrivare da tre storie diverse. Un tedesco strangolato scoperto in uno scantinato acquitrinoso, un professore universitario trovato con un buco in un occhio … un fantomatico notaio scomparso e che va ritrovato perché possibile anello di congiunzione tra le ingarbugliate situazioni su scritte. Il tutto in un raggio di appena 400 metri. Non riveliamo qui la rava e la fava. Ci basta concludere che «L’inverno più nero»  è davvero un bel giallo. Firmato da un’eccellenza del genere: Carlo Lucarelli.

«L’inverno più nero», di Carlo Lucarelli, 2020, ed. Einaudi Stile libero, 2020, pag. 303, Euro: 18,00.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!