Lunga vita a Guccini

Di

“Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto … Tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti” 1

Oggi, domenica 14 giugno, Francesco Guccini, uno dei più importanti e amati cantautori italiani, compie ottant’anni. In oltre cinquanta di carriera, Francesco soprannominato “Il maestrone” ha provato a spiegarci la nostra vita raccontandoci la sua (perché “…Siam tutti uguali e moriamo ogni giorno dei medesimi mali”2), narrando storie, dolori, dubbi, sogni e ideali che ancora oggi, forse a maggior ragione oggi, continuano a risplendere, pensieri espressi in parole capaci di affabulare anche chi, a partire dalla fine degli anni Sessanta, non ha avuto le sue canzoni come compagne di viaggio e di vita.

Intanto lui, manco fosse una locomotiva, ha scritto decine e decine di testi, alcuni veri e propri racconti, un condensato un distillato di vita per il quale ogni scrittore darebbe un occhio pur di avvicinarsi a qualcosa di uguale.

Noi, parlo a nome di quelli che appartengono alla mia generazione, lo ascoltavamo tutti Guccini. Qualcuno perché era comunista, qualcuno perché era anarchico, qualcuno perché era emiliano, qualcuno perché le altre canzoni erano troppo facili. Le sue invece facevano pensare. Qualcuno ancora lo ascoltava perché lo facevano tutti e qualcuno perché “È difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.”3

Ascoltavano (e cantavano), ascoltano (e cantano) le canzoni di Guccini non solo quelli che oggi, come me hanno attorno ai sessant’anni. No, tutti i suoi concerti dal vivo, anche l’ultimo di dieci anni fa, erano gremiti di giovani ventenni che cantavano a squarciagola e con le lacrime agli occhi l’utopia di Don Chisciotte:

“…Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perché il male ed il potere hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità
farmi umile e accettare che sia questa la realtà?
Il potere è l’immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte
siamo i “Grandi della Mancha”, Sancho Panza e Don Chisciotte!”4

Perciò, soprattutto oggi, in questo giorno speciale, lunga vita a FrancescoPerché la sua storia è la nostra. Perché il modo migliore per festeggiare queste sue ottanta candeline è riascoltare almeno una delle sue canzoni. Uno dei 161 successi che hanno scandito la sua carriera di cantautore. Una carriera che, una volta appesa la chitarra al chiodo, ha lasciato spazio a quella del Guccini scrittore. 23 libri pubblicati finora tra i quali c’è anche l’ultimo romanzo intitolato “Tralummescuro”, finito di recente nella cinquina dei finalisti del premio Campiello. Perché Francesco ci piace immaginarlo così. Come un’instancabile locomotiva lanciata a bomba contro l’ingiustizia.

1Cyrano (dall’album “D’amore di morte e di altre sciocchezze”, 1996)

2Canzone quasi d’amore (dall’album “Via Paolo Fabbri 43”, 1976)

3Vedi cara (dall’album “Due anni dopo”, 1971)

4Don Chisciotte (dall’album “Stagioni”, 2000)

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