L’uomo (a)sociale di Giacomo Leopardi

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Lo scorso anno l’Infinito di Giacomo Leopardi compiva duecento anni. Un capolavoro senza tempo il cui manoscritto autografo originale è conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli, in seguito al lascito che il sommo poeta fece all’amico Ranieri. Leopardi aveva solo vent’anni quando, nel 1819, scrisse una delle poesie più belle della letteratura italiana. Mentre assorto nei suoi pensieri passeggiava solitario sul monte Tabor, Giacomo, nei pressi della sua villa di Recanati, trovò l’ispirazione per quei suoi versi che non sono solo una riflessione sul tempo e sulla storia, ma anche sul triste destino degli uomini.

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Un tema, quello dell’uomo e della sua illusoria natura di animale sociale, affrontato da Leopardi anche in altri suoi scritti, giungendo a riflessioni talmente cristalline da essere ancora oggi attualissime. Soprattutto nell’era dei social. Così capaci di darci l’illusione del contatto eppure al contempo in grado di alimentare il narcisismo di chi di Facebook e simili ne ha fatto soprattutto uno strumento di affermazione sociale e personale, ancor di più se quest’obiettivo lo ha raggiunto fomentando odio e razzismo o alimentando l’aggressività e l’asocialità insita in ognuno di noi.

Leopardi, non a caso, scriveva: “Vogliono che l’uomo per natura sia più sociale di tutti gli altri viventi. Io dico che lo è men di tutti, perché, avendo più vitalità, ha più amor proprio, e quindi necessariamente ciascun individuo umano ha piú odio verso gli altri individui sí della sua specie sí dell’altre, secondo i principii da me in piú luoghi sviluppati. Or qual altra qualità è piú antisociale, piú esclusiva per sua natura dello spirito di società, che l’amore estremo verso se stesso, l’appetito estremo di tirar tutto a sé, e l’odio estremo verso gli altri tutti? Questi estremi si trovano tutti nell’uomo. Queste qualità sono naturalmente nell’uomo in assai maggior grado che in alcun’altra specie di viventi. Egli occupa nella natura terrestre il sommo grado per queste parti, siccome generalmente egli tiene la sommità fra gli esseri terrestri.”

Una natura umana egoistica che i social, a dispetto del loro nome, rivelano essere anche profondamente antisociale e asociale. Talvolta perfino razzista. E proprio facendo leva su questo nostro modo di essere i social, stanno al gioco e l’assecondano in maniera perfetta. Ancora Giacomo Leopardi in merito alla questione: “Il fatto dimostra, al contrario di quel che gli altri lo interpretano, che l’uomo è per natura il piú antisociale di tutti i viventi che per natura hanno qualche società fra loro. Da che il genere umano ha passato i termini di quella scarsissima e larghissima società che la natura gli avea destinata, piú scarsa ancora e piú larga che non è quella destinata e posta effettivamente dalla natura in molte altre specie di animali; filosofi, politici e cento generi di persone si sono continuamente occupati a trovare una forma di società perfettaD’allora in poi, dopo tante ricerche, dopo tante esperienze, il problema rimane ancora nello stato medesimo.

E la chimera di una società più giusta e perfetta è esattamente ciò che oggi muove chi manifesta per la morte ingiusta e crudele di George Floyd. Ma riusciremo, nell’era dei social, a porre rimedio ai fallimenti del passato e del presente? C’è il barlume di una redenzione che illumina l’orizzonte? Anche a proposito di tutto questo Giacomo Leopardi aveva le idee ben in chiaro: “Infinite forme di società hanno avuto luogo tra gli uomini per infinite cagioni, con infinite diversità di circostanze. Tutte sono state cattive; e tutte quelle che oggi hanno luogo lo sono altresí. I filosofi lo confessano; debbono anche vedere che tutti i lumi della filosofia, oggi cosí raffinata, come non hanno mai potuto, cosí mai non potranno trovare una forma di società, non che perfetta, ma passabile in se stessa. Nondimeno ei dicono ancora che l’uomo è il piú sociale de’ viventi. Per società perfetta non intendo altro che una forma di società, in cui gl’individui che la compongono, per cagione della stessa società, non nocciano gli uni agli altri, o se nocciono, ciò sia accidentalmente, e non immancabilmente; una società i cui individui non cerchino sempre e inevitabilmente di farsi male gli uni agli altri.”