Migros e moretti: “non più nostra filosofia”

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Addio della Migros al « Moretto » : « Non rientra più nella nostra filosofia » 

La decisione della Cooperativa Migros di ritirare i moretti dai suoi scaffali sta facendo molto discutere. Il dolce in forma di cono ricoperto di cioccolato e ripieno di panna bianca, prodotto dal fabbricante Dubler sin dal lontano 1946 non rientra più nella “filosofia” del gigante arancione proprio per la connotazione razzista del suo nome perlomeno in tedesco e in francese.  

“Non ce lo possiamo più permettere”

Ce l’ha detto Tristan Cerf, addetto stampa di Migros spiegando però ultimamente che “il moretto” era soltanto venduto in due filiali zurighesi di Migros: “Migros Zurigo”, ci ha detto, “ha quindi deciso di rinunciarvi in seguito alla segnalazione di una cliente che ne ha denunciato l’appellazione che riteneva fosse a connotazione razzista – “Mohrenkopf” in tedesco – e oggi, visti anche i grandi movimenti antirazzisti in corso nel mondo, non possiamo più permetterci di proporre questo marchio, non è nella nostra filosofia.”

A questo punto e visto l’attaccamento degli svizzeri a questo dolce squisitamente elvetico e che ha accompagnato le merende di alcune generazioni, non si poteva forse più semplicemente cambiarne il nome? Fermo restando che l’appellativo, particolarmente spregiativo di “Tête de nègre” utilizzato per decenni in Romandia era già stato sostituito con “Tête choco” mentre la parola italiana “moretto” non ha nulla di insultante. Sarebbe quindi rimasto soltanto il sostantivo tedesco di “Mohrenkopf” da ribattezzare … 

“I “Mohrenkopf” continueranno a chiamarsi così”

“La decisione non ci spetta” precisa Tristan Cerf, “la dovrebbe prendere il fabbricante.” Quest’ultimo, Robert Dubler, produce i suoi “moretti” nella sua cioccolateria-pasticceria di Waltenschwil nel canton Argovia aperta nel lontano 1946. In un’intervista concessa al quotidiano zurighese Blick, Dubler è categorico e afferma che la decisione di Migros e quindi anche di Volg di rinunciare alle sue “Mohrenkopf” non lo convinceranno a cambiarne il nome: “Anche se i miei altri clienti – Migrolino, Spar – dovessero rinunciare al mio prodotto non cambierei idea, questi dolci si sono sempre chiamati “Mohrenkopf” e continueranno a chiamarsi così”! 

La decisione presa da Migros ha suscitato un’ondata di reazioni da parte dei consumatori che si sono scatenati in commenti sui social, ironizzando su una scelta che nulla a che vedere con il razzismo o deplorando la scomparsa del prodotto dall’assortimento Migros. Il fatto che il “moretto” della discordia fosse venduto soltanto in due succursali della cooperativa a Zurigo sembra essere passato inosservato. Certo è che per intanto i ticinesi potranno sempre comprarlo nelle edicole che continueranno a rifornirsi presso la cioccolateria-pasticceria Dubler di Waltenschwil.

Le “Têtes de nègre” della mia infanzia

Detto ciò e senza nulla togliere all’etica lodevole di Migros, bisogna ammettere che i tempi sono davvero cambiati. Personalmente però non mi sarebbe mai venuto in mente di associare il “moretto” o Mohrenkopf” … addirittura l’indicibile “Tête de nègre” ad una nozione di razzismo. Perché, sempre a mio modesto parere, ci vuole una mente ben contorta per associare quest’innocuo cono alla testa di un uomo di colore per usare termini politicamente corretti. Quand’ero bambina, vivevo in Romandia e i ”moretti” erano allora dolci di cui eravamo molto ghiotti. I miei nonni, titolari di un ufficio postale nella Valle della Brévine, la Siberia neocastellana del canton Neuchâtel ne vendevano, assieme a barrette di cioccolato Suchard e altri dolciumi che mia nonna custodiva in un’apposita vetrinetta accanto a francobolli, sigarette e pacchetti di tabacco. E noi questi dolci li chiamavamo spontaneamente “tête de nègre”, senza che ci passasse mai per l’anticamera del cervello che questa terminologia potesse essere intesa come razzista. A dire il vero, forse, non sapevamo neppure cosa significasse la parola “nègre” … Per noi la “tête de nègre” era soltanto quel conetto delizioso di cioccolato fondente che si scioglieva in bocca, sprigionando questa sublime crema bianca dall’aroma di vaniglia con, come tocco finale, il croccante della cialda. Ed era bene così. Soltanto decenni più tardi si capì che “tête de nègre” era un insulto e si fece una prima concessione, cambiarne il nome in “tête choco”. Ora che Robert Dubler non ne vuole sapere di cambiare anche l’appellativo tedesco di “Mohrenkopf”, Migros fa un altro passo indietro. Definitivo questa volta, come ci ha confermato Marcel Schlatter, portavoce della Cooperativa Migros concludendo: “Il prodotto era ormai passato di moda!”

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