Niente balle, l’aeroporto è ormai morto

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Di solito non ci va di riprendere articoli già usciti, però le considerazioni di Martino Rossi uscite su Ticinolive, in merito all’aeroporto di Lugano, valgono. Estrapoliamo, da buoni sfalciatori, i pezzi salienti.

La questione diventa di attualità se pensiamo alle recenti rivendicazioni liberali sull’aeroporto di Locarno. Le forze liberali sperano probabilmente di raccattare i cocci di Lugano ampliando l’aeroscalo della città sul Verbano.

Rossi comunque, in poche battute riesce a fare reingoiare al Mattino le sue castronerie sul fallimento dello scalo aereo luganese.

“Per molti mesi la tesi più gettonata è stata che i referendum, cantonale e comunale, sottoscritti da oltre 10’000 cittadini fossero la causa che avrebbe portato LASA al fallimento.

Tesi fragile, poi sostituita con quella del “virus cinese”. Prima di trovare questi capri espiatori, un noto settimanale (Il Mattino della Domanica NdR) invocava calamità magiche come l’”incontinenza dell’Uroc” (rapace notturno). C’era forse lo zampino di Mago Merlino (senza allusioni al nome dell’ultimo direttore di LASA)?

Eppure la spiegazione è semplice, e sta tutta in un “disegno” che sembra proprio necessario per i redattori di quel settimanale che concludono da oltre 20 anni molti loro articoli con la stucchevole frase “chiaro o ci vuole un disegno”? Eccolo:

Nei 14 anni di vita di LASA, la Città e in minima parte il Cantone non hanno lesinato il loro appoggio: il totale dei contributi per la gestione corrente e gli investimenti ha sfiorato i 40 milioni di Fr., 2.8 mio. Fr. in media annua (curva blu). Ciò nonostante LASA ha cumulato 12 milioni di disavanzi d’esercizio, 0.9 mio. Fr. annui (curva arancione).

Soprattutto, il risultato di tali sforzi è stato catastrofico: gli utenti (passeggeri dei voli di linea e privati, compresa la scuola di volo) sono scesi da quasi 200’000 nel primo anno di LASA a 60’000 nel 2019, anno in cui si è volato ancora su Zurigo fino a settembre (curva rossa).

Il bacino di passeggeri locali troppo limitato, l’impossibilità di acquisire clientela lombarda già servita a minor costo e con maggiore offerta da tre aeroporti, i migliori collegamenti ferroviari con Zurigo, i fallimenti e le rinunce di compagnie che perdono soldi volando da Lugano: queste sono le cause del fallimento (o liquidazione) di LASA. Invocare i referendum, il Coronavirus, Mago Merlino, o anche l’incapacità dei gestori di LASA è fumo negli occhi. Chiaro, ora che avete il disegno?”

E il personale? Al personale si è agitata, come davanti all’asino, la carota, con l’illusione del premio. Vedrete che ce la faremo, che rimarrà tutto tale e quale. Le cifre tragiche purtroppo smentivano crudelmente le falsamente speranzose tesi dei soliti noti. Rossi prosegue:

“Da dicembre 2017 sono cessati i voli su Ginevra (45’000 passeggeri in media annua) e da ottobre 2019 quelli su Zurigo (90’000 passeggeri in media). Queste due linee rappresentavano i 3/4 dei passeggeri totali di Lugano-Agno. Eppure da fine 2017 a fine 2019 il personale occupato direttamente da LASA è rimasto quasi invariato: 6 persone in meno (-7%) ma le medesime unità in equivalente tempo pieno (70). (…)”

La ricapitalizzazione? Una follia, soprattutto alla luce di 15 anni di gestione in perdita, con un calo spaventoso di passeggeri e con prospettive future inesistenti.

“(…)Da una parte, il costo medio del personale è di 90’000 fr./anno, 7’500 Fr./mese. Senza una rapida inversione di tendenza del declino di LASA osservato negli ultimi tre lustri – cui può credere, direbbe qualcuno, solo chi “è caduto dal seggiolone da piccolo” – la ricapitalizzazione di LASA senza ridimensionamento dell’organico sarebbe solo servita a pagare stipendi a persone senza lavoro da svolgere.

D’altra parte, anche il Gigi di Viganello era cosciente che 10 o 20 collaboratori sarebbero stati necessari anche per un aeroporto dedicato esclusivamente all’”aviazione generale” (senza voli di linea). LASA invece ha licenziato tutti (!) e l’UFAC (Ufficio federale dell’aviazione civile) ha subito comunicato che, in tal caso, per fine aprile sarebbe stata costretta a decretare la chiusura dell’aeroporto! Da cui la retromarcia precipitosa di LASA: tutti ancora occupati fino a fine maggio e poi 17 unità di personale (in equivalente tempo pieno) sarebbero state assunte dalla Città (visto che LASA sarebbe stata liquidata) e 45 licenziate (il 73%). Il grande inganno è stato svelato, la grande ipocrisia smascherata.(…)”

E le trattaive con i privati? Per mantenere quel minimo decoroso di posti di lavoro? (Neanche una ventina), saranno altri costi per la città dopo le decine di milioni erogati negli anni passati? Rossi spiega quanto sino labili le probabilità di un accordo:

“(…)Ma riusciranno le trattative con i privati? In quanto tempo? A quale costo per la Città? Per cominciare, la Città perde i suoi 4 milioni di credito verso LASA, più circa 0,5 mio. per condono affitti, e impegna 0,5 mio. Fr. per il piano sociale: spese che avrebbero dovuto essere condivise con l’altro azionista di LASA, il Cantone. Ritira poi attrezzature e materiali da LASA per circa 0,5 mio. Infine, assicura la copertura delle perdite da giugno a dicembre stimate in circa 1 mio. Fr. Totale, 6,5 mio. Fr. in cifra tonda.

Sarà questo l’ultimo finanziamento pubblico all’aeroporto? In teoria sì, perché il Messaggio del Municipio ricorda che i futuri investimenti dovranno essere finanziati dai privati, compresi gli Hangar da cui i privati ricaveranno poi gli affitti per far quadrare i loro conti. L’investimento in Hangar già deliberato dalla Città nel 2018 (6 mio. Fr.) dovrebbe dunque essere cancellato, se non è già decaduto automaticamente perché non speso a causa di un ricorso. E quello dei ricorsi è la spada di Damocle che pende su tutta l’operazione di trapasso della gestione aeroportuale ai privati.(…)”

La realtà è che si va sempre più verso una dismissione dello scalo, la speranza è che quell’area possa venir riqualificata a favore dei cittadini. Saper accettare che un sogno è infranto è roba per gente responsabile, tenere in vita i moribondi, nonostante le cifre parlino da sole è stata un’operazione al limite del doloso, sia da parte del Cantone che del Municipio di Lugano.