Partono le manovre liberali per la RSI

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Su, non c’era nemmeno bisogno di dirlo. Dopo anni di direzione ro$$a della RSI, era giocoforza scontato immaginare che il partitone, reduce da cocenti sconfitte, intendesse riappropriarsi di una poltrona ambita e lucrosa. Le voci si fanno persistenti, volete sentire le nostre teorie del complotto?

Diciamolo senza tema di smentite, il PLR non è proprio un partito sulla breccia, è dovuto passare, negli ultimi anni da pietosi pareggi e cocenti sconfitte ogni volta che è entrato in contatto col popolo votante.

Addio al sindaco di Lugano, addio al raddoppio tanto agognato in Consiglio di Stato, addio cocente a Berna al seggio degli Stati. Insomma, più che una sconfitta, una vera e propria Waterloo.

Per prendersi qualche rivincita alla fine, meglio evitare le forche caudine popolari, si saranno detti i maggiorenti di partito. Un buon terreno d’attacco è la RSI, un posto dove qualche pedina al posto giusto fa sempre comodo. Anche lì si è passati da una solida accoppiata PLR Balestra-Generali, uno direttore della RSI, l’altro presidente della Corsi, a una costellazione aborrita da ogni buon liberale, con l’ex ministro PPD Gigio Pedrazzini alla direzione Corsi e il sinistro ex giornalista Maurizio Canetta alla direzione RSI. E teniamo presente che Pedrazzini ha scippato il ruolo, con votazione quasi plebiscitaria in assemblea, all’onnipresente ex sindaco PLR di Lugano Giorgio Giudici.

Alla fine i liberali hanno dovuto masticare amaro e sorbirsi per anni un direttore di sinistra, che però ora è in dirittura di arrivo, essendo vicina la pensione.

Ora il partitone muove la cavalleria e prepara la “riscossa”, come? Cominciando dalla Corsi, dove vincere è più facile, a meno di non essere simpatici come un riccio nelle mutande. Ecco allora apparire all’orizzonte due cavalle di razza, pronte e scalpitanti, per restare in tema equino, ai box di partenza.

Per la Corsi, si vocifera il nome di Giovanna Masoni Brenni, sorella e figlia d’arte, silurata dal Lac in tempi passati, che sembrava aver abbandonato la politica. Un Masoni non si muove per pochi spiccioli (anche se i dobloni di famiglia sono al sicuro nelle ville alte di Svitto), ecco dunque balenare all’orizzonte una sostituzione con Pedrazzini il quale, tempo un paio d’anni, svuoterà i cassetti uscendo di scena.

La signora Masoni Brenni starebbe già lavorando per il cambio della guardia e in fatto di piazzamenti ai Masoni nessuno deve insegnare niente.

La seconda signora in lizza, attualmente membro del Consiglio regionale della Corsi, è una ex magistrata, di piglio nerboruto e volitivo, Natalia Ferrara.

La Ferrara non ha mai fatto mistero di puntare in alto, e dopo essere stata candidata al Consiglio di Stato e al Consiglio Nazionale, sembrerebbe aver deciso di passare dal consiglio Corsi alla direzione RSI, almeno a sentire voci discretamente informate (le belle gole profonde di una volta non ci sono più).

Questo agire darebbe lustro a un partitone ormai, se non in agonia, non in perfetta salute, ripetendo come nei fasti dell’impero l’accoppiata liberale “Corsi-direzione RSI”, come ai gloriosi tempi di Bernardino (non il passo) Balestra.

L’attuale titolare Maurizio Canetta ha annunciato pochi giorni orsono che lascerà il timone con qualche mese di anticipo. Certo che tra licenziamenti con strascico di polemiche, tagli SSR, campagna No Billag e trasmissioni consolatorie in Covid-time, il nostro non si è fatto mancare niente.

Corsa aperta dunque per Natalia Ferrara, che in un recentissimo post ha già fatto notare che la tematica non le è indifferente. Il partitone rischierebbe di salire in pedana: Ferrara è donna, non le manca il dinamismo arrampicatore e soprattutto non c’è da affrontare un voto popolare.

L’esperienza nei media non è fondamentale, d’altronde se il manager di un salumificio può dirigere l’ente ospedaliero, tutto è possibile.

Come dicevamo, con una simile accoppiata, il partitone farebbe ambo, per il terno al lotto c’è già un numero sicuro, quello di Roberto Stoppa, professore, statistico, matematico, liberale di provata fede. Non un genio in calcoli elettorali forse, ma di sicuro abile in questioni di bilancini interni al partito, se è stato scelto per dirigere il Consiglio del pubblico scavalcando il vice presidente Nicola Pini, detto ormai “il Venezia”.

Per chi non masticasse di calcio, veneziano è la definizione di quei giocatori che, nei campetti da oratorio non passavano mai la palla nemmeno sotto minaccia di tortura, “faso tuto mi” alla veneziana, appunto, è il loro motto.

Anche se, onestamente, il Consiglio del pubblico è un consesso i cui membri sembrano scelti tirando a dadi come nel gioco svizzero tedesco Yahtzee, una volta che le combinazioni migliori sono finite, puoi mettere insieme i punti degli scarti.

E sì che Pini è un co-vice presidente PLR ma è anche vice presidente del Gran Consiglio, presiede la Film commission e un misterioso comitato guida della Città dei mestieri (che fa tanto sciamano) è inoltre stato bloccato nella scalata al municipio di Locarno solo dal maledetto virus.

Un simile terno al lotto, dicevamo, con direzione RSI, presidenza Corsi e presidenza del Consiglio del pubblico, permetterebbe ai liberali di decidere dall’oggi al domani di eliminare le repliche del tenente Colombo o di cambiare il nome del TG in TPLR. Forse un’ammucchiata del genere non farebbe bene alla radiotelevisione e al Paese, ma d’altronde questo al partitone non è mai interessato molto.

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