Quadri, il razzismo e i numeri a caso

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Leggendo l’ultimo numero del Mattino (e io lo faccio, perché bisogna capire con chi ci si confronta), fra un “chiudiamo le frontiere” e un “camerieri di Bruxelles” si arriva quasi alla fine e si pensa: “dai, stavolta non c’è niente di eccessivo, il solito Mattino e il solito Quadri”, che un po’ uno quasi ci si affeziona.  E invece alla quartultima pagina arriva la delusione, quel senso di “eccolo, ci risiamo”: casus belli è, neanche a dirlo, la morte di George Floyd sotto le mani, o meglio, sotto il ginocchio di un poliziotto di Minneapolis, di cui si siamo occupati ampiamente.

Ma cosa dice Lorenzo Quadri al riguardo nel suo articolo?

E, come c’era da attendersi, la stampa di regime sta cavalcando senza vergogna l’accaduto con il consueto obiettivo: montare la panna sul presunto razzismo, per fare il lavaggio del cervello al popolazzo. Il tutto condito con l’ormai abituale propaganda degli odiatori di $inistra contro il vituperato presidente USA Donald Trump, naturalmente fonte di tutti i mali e causa di “razzismo”.”

A sostegno di questa tesi, Quadri porta dei dati, presi non si sa bene da dove, che dimostrerebbero che in realtà negli USA sono più i bianchi uccisi da neri e ispanici, 10 volte di più. E già qua uno si chiede: MA COSA C’ENTRA, se stiamo parlando dei morti per mano della polizia? 

Come se non bastasse, il Consigliere Nazionale (perché, ricordiamolo, Quadri dice queste cose e al tempo stesso siede in Parlamento), insiste sostenendo che sono più i bianchi uccisi dai poliziotti che i neri. E quindi, conclude che il razzismo semmai è verso i bianchi. 

Ora, con tutto il rispetto, con tutta la buona volontà, con tutte le buone intenzione di capire il perché di certe affermazioni, veramente si arriva un punto in cui, davanti a certe cose, le opzioni sono due: la stupidità o la malafede. E siccome la prima la escludiamo, perché Quadri non è affatto stupido, resta la seconda. L’ennesimo tentativo di rigirare frittate, mistificare, fare minestroni, piegare la realtà alle proprie idee, e non il contrario. Perché se Quadri andasse a leggere seriamente i dati, come si deve, capirebbe l’assoluta inconsistenza di quello che scrive, e che non basta sparare numeri presi da chissà dove e metterli là per dimostrare l’esistenza di un fenomeno. E noi i dati invece li citiamo e diciamo anche da dove: come scrive Linkiesta in un articolo del 29 Maggio 2020,  citando uno studio del Proceedings of the National Academy of Science of the United States of America, periodico ufficiale della National Academy of Sciences (NAS), il rischio annuale, per gli uomini di età compresa tra i 25 e i 29 anni appartenenti a qualsiasi gruppo etnico, di essere uccisi da parte di un arresto da parte della polizia è di 1,8 decessi per 100mila persone, e ne rappresenta la sesta causa di morte. Ebbene, se andiamo a vedere i dati per gruppo etnico, le affermazioni di Quadri rivelano la loro totale inconsistenza, poichè, udite udite, il rischio per gli uomini afroamericani rispetto ai bianchi è superiore di 2,5 volte, per i nativi uomini lo è di 1,2-1,7, per gli uomini latini, infine, la probabilità è maggiore di 1,3-1,4 volte rispetto ai bianchi. Ed è vero, come aggiunge Linkiesta, che il calcolo contempla anche le morti cosiddette “giustificate”, dati che peraltro l’FBI non aggiorna in modo completo, ma il totale porta a concludere che “in base alle statistiche raccolte, in pratica, un uomo o un ragazzo di colore ogni mille verrà ucciso da un agente di polizia negli USA nel corso della propria vita.”. Un altro studio, pubblicato nel 2018  sull’American Journal of Public Health (AJPH) e realizzato da un gruppo di ricercatori della Cornell University di Ithaca e della Washington University di Seattle e St. Louis, porta il rischio dei neri di essere uccisi dalla polizia, a prescindere dalla fascia d’età, a complessivamente 3,5 volte in più dei bianchi, 1,7 in più per gli ispanici. Il rischio annuo, dunque, per gli afroamericani andrebbe, ogni 100mila persone, dall’1,9 al 2,4, per gli ispanici dallo  0,8 all’1,2: a titolo di contro, per i bianchi si resta tra lo 0,6 e lo 0,7. Vuol dire, se la matematica non ci inganna, che parliamo di 3 o 4 volte tanto per gli afroamericani, anche del doppio per gli ispanici nel peggiore degli scenari.

Quindi, sinceramente, Lorenzo Quadri ha poco da sciorinare cifre a caso e piegarle alle sue teorie: questi sono dati di studi ufficiali, verificabili nei link che allego alla fine dell’articolo, che dimostrano chiaramente come la matrice razziale abbia una fortissima incidenza nel numero dei decessi per mano della polizia negli  USA, che per inciso in alcuni Stati  (Montana, Idaho, Wyoming, Nevada, Utah, Colorado, Arizona e New Mexico), è autrice addirittura del 17% degli omicidi. Negli USA si muore uccisi dalle forze dell’ordine in quanto neri in misura anche 4 volte maggiore che se si è bianchi, e questo dalle nostre parti, dati alla mano ha solo e soltanto un nome: fattore razziale. E cosa c’entri tutto questo con il “lasciare entrare tutti”, Quadri dovrebbe spiegarcelo, perché ormai sembra un ritornello di una vecchia hit di qualche estate fa, ormai poco attraente probabilmente anche per i suoi elettori. È un po’ come il prezzemolo, sta bene su tutto, dalle coppiette transfrontaliere agli afroamericani uccisi dalla polizia. Davvero, Quadri, ci sono mille appigli possibili per le sue tesi, discutibili ma legittime, ci sono sì, e ammettiamolo, casi di razzismo che razzismo non è, ne trova quanti ne vuole: non si attacchi a queste cose, però, non rigiri frittate che poi risultano indigeste, può fare di meglio.

Fonti (in inglese)
https://www.pnas.org/content/116/34/16793

https://ajph.aphapublications.org/doi/10.2105/AJPH.2018.304559

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