Quadri, te lo do io il moretto…

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Se uno si smazza, tra cani Pei, articoli di fondo e copertina, quattro pagine dedicate a dei dolcetti al cioccolato ripieni di albume d’uovo, è evidentemente un disadattato e di sicuro ha dei problemi di identità alimentare. Nostro dovere è cercare di spiegare ad anime tormentate come Lorenzo che il suo stile di vita non è in pericolo

Lorenzo Quadri, da buon bianco autoctono e cattolico, vede nell’eliminazione dei Mohrenkopf da due filiali della Migros in Svizzera interna (noi non c’entriamo una cippa, tanto per chiarire, visto che i nostri moretti nessuno li mette in discussione) un attentato in stile sudafricano alla leadership bianca.

Allora, faccio davvero uno sforzo serio e compassato per cercare di spiegare (senza disegnini) in parole semplici e con concetti basici una questione che deve essere di davvero difficile comprensione se anche le due o tre fertili menti del Mattino faticano a coglierne l’essenza.

Dai, mi ci metto, rimbocchiamoci le maniche e via:

Dunque, vediamo…se ti chiami Bernardo Picio e io ti apostrofo: “ehi Picio! Vieni qua”, non è un insulto, tu magari non sei felice di chiamarti Picio, e la chiamata ad alta voce può provocare qualche risolino di scherno, ma la vita ti ha imposto questo giogo. Se invece ti chiami, che so, Quadri e ti dico: “ehi picio! Vieni qua”, ecco, a quel punto ti sto insultando. 

Io meglio di così non riesco a fare per spiegare, però provo con un’altra variante: se ti chiami Negri, come un mio amico, non offendi nessuno, ti chiami così, ti ci chiamavano all’appello alle elementari, ci hai vissuto una vita. Se invece vedi un capannello di africani e gli gridi: “Negri!” ecco, allora sei offensivo. Tra l’altro ci sono quasi 6’000 famiglie di Negri in Italia, sono italiani e non di colore, lo dico perché sennò c’è il rischio che parti in quarta con le tue filippiche.

Oltre a Negri e Moro (presenti anche in Ticino), ci sono le varianti:
Negrelli, Negrello, Negretti, Negretto, Negrin, Negrino, Neretti, Nerini, Nigrelli. Ecco, anche questi NON sono insulti ma nomi propri…forse cominci a capire anche tu? Dai, dimmi di sì!

Per sgomberare il campo da ogni incomprensione, vi spiego alcune cose in relazione a ‘sti benedetti dolcetti.

1)Nessuno mette in dubbio il nome moretto in italiano. Perché ovviamente non offensivo. Potete continuare a chiamarli moretti senza rischiare di veder crollare il vostro impero caucasico e cattolico.

2) “Mohrenkopf” è il nome del moretto inventato in Germania nel diciannovesimo secolo, in piena epoca coloniale. Oggi però in Germania lo si chiama generalmente “Schokokuss” (bacio di cioccolata) e non più “Negerkuss” (bacio di negro) come un tempo. Anche nella Svizzera francese si usa ormai il termine “tête de chocolat” (testa di cioccolato) invece di “tête de négre” (testa di negro)”. Per la precisione, in Svizzera romanda si chiama più comunemente “tête de choco” e lo si trova ancora e sempre nelle pasticcerie che lo preparano.

3) Il termine “Möhrekopf”, (senza “n”), viene usato in Svizzera interna quale dispregiativo nei confronti delle persone di colore (al posto di neger), ed è dunque chiaramente razzista, inutile girarci intorno. Non ha nulla a che fare col termine “moro” in italiano. È dunque questo termine ad essere sotto accusa, termine peraltro, se abbiamo capito bene, usato ancora solo da un produttore. I moretti continuano ad esserci in tutti i negozi.

Ecco, dire che questo viaggio tra pasticceria, idiozia e malafede può dirsi terminato, La ticinesitudine è salva e anche la repubblica elvetica. È però significativo e confortante che dopo mesi di covid, riusciamo di nuovo ad accapigliarci per una cretinata del genere.

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