Qualcosa là fuori: il disastro climatico

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Ogni tanto, quasi per caso, capita di leggere un romanzo che non ti aspetti, che avevi immaginato diverso. È il caso di “Qualcosa là fuori” di Bruno Arpaia, (Guanda), che racconta di un mondo nella seconda metà di questo secolo. Il protagonista è un anziano professore di neuroscienze, che sta iniziando un viaggio dall’Italia alla Svezia, nazione dove è ancora possibile vivere dignitosamente ma dove è difficile entrare.

Il mondo è ormai devastato dal disastro climatico e buona parte del pianeta è invivibile: l’acqua è un bene prezioso, il cibo una rarità, la violenza all’ordine del giorno. Il viaggio organizzato dalla svedese TransHope (che ricorda molto gli scafisti odierni del Mediterraneo), comprende un gruppo eterogeneo di personaggi, scortato da guardie armate e da strani macchinari in grado di perforare in profondità luoghi dove forse è possibile trovare un po’ d’acqua per proseguire il cammino. Durante il loro viaggio attraversano anche la Svizzera le cui frontiere sono presidiate dall’esercito che lascia entrare le persone solo dietro pagamento e a determinate condizioni, come quella di non uscire dalle vie di fondovalle, perché la popolazione indigena (e armata) vive al di sopra dei 1500 metri.

Ma il romanzo racconta anche di come le cose hanno iniziato a cambiare – negli anni ’20 – quando il giovane studente Livio Dalmastro viveva a Napoli con i genitori e studiava nella locale università, una città già allora divisa e contesa tra indigeni e immigrati mussulmani. Prosegue poi la sua attività universitaria in California, assieme alla compagna astrofisica che poi diventerà sua moglie, dove entrambi iniziano una brillante carriera accademica che dovrà essere interrotta a causa del continuo peggioramento delle condizioni climatiche e sociali.

Ma non voglio svelare tutta la storia anche perché a colpire in questo romanzo è soprattutto la devastazione causata dal cambiamento climatico raccontato in maniere magistrale. Si potrebbe pensare che si tratti fantascienza, ma non è così. Come infatti evidenzia l’autore nella postfazione, il mondo descritto è quello ipotizzato dagli scienziati nell’ipotesi in cui non si faccia nulla o troppo poco per cercare di salvare il nostro futuro e quindi la temperatura si avvicinerà alla soglia di allarme (e irreversibile) dei 4 gradi centigradi.

Quindi, pur essendo un romanzo, le situazioni descritte potrebbero realmente diventare il futuro dell’umanità, se non si prenderanno le dovute e urgenti misure, subito. Ma siccome è chiaro che non si sta prendendo la cosa seriamente, è bene leggere questo libro per prepararci a un futuro non troppo lontano.

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