Quel buco nero del futuro

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Alla fantascienza è capitato qualcosa di curioso negli ultimi anni. Qualche decennio fa ci immaginavamo ancora rigogliosi mondi post-scarsità alla Star Trek, in cui problemi come la sovrappopolazione o la mancanza di risorse primarie erano assenti o relegati in secondo piano. Mondi in cui la razza umana solcava il cosmo con immense flotte di navi spaziali scintillanti con a bordo equipaggi multietnici o in parte alieni e alle spalle governi di pianeti e sistemi stellari in armonia e in pace tra loro. Oggi, soprattutto gli scrittori di fantascienza, ma tutti quanti noi non possiamo fare a meno di immaginarci un futuro tetro. Di crisi e disuguaglianza, d’instabilità e terrore.

Ed ecco che “The Expanse” è una serie che s’inserisce perfettamente in questo filone e lo fa portando in dote la sua mole non indifferente: ben 46 episodi suddivisi in quattro stagioni. “The Expanse” ci invita così a conoscere e a muoverci in un sistema solare immaginato 200 anni nel futuro. Un sistema solare che abbiamo colonizzato, ma che non abbiamo saputo gestire in modo da evitare le stesse tensioni politiche che affliggono il mondo odierno.

L’Universo di “The Expanse” era originariamente inteso come sfondo per un videogioco di ruolo, cosa che ha permesso agli scrittori di attingere a una quantità immane di dettagli, sottotrame e altre finezze che ne permettono una complessità tale da costituirne la prima vera ricchezza. Perché se c’è una cosa che tutta la fantascienza con la effe maiuscola sa fare è proprio quella di creare e immaginare mondi paralleli e alternativi di fronte ai quali potremo trovarci confrontati in un futuro più o meno lontano.

In quello ipotizzato da “The Expanse”, l’umanità è fondamentalmente divisa in tre fazioni: la Terra, la Repubblica congressuale marziana e i “Belters”, abitanti della fascia di asteroidi (“Asteroid Belt” in inglese, da cui il nome). In uno scenario che ricorda molto da vicino la guerra fredda terrestre e, le tensioni tra queste tre fazioni, saranno infiammate da una miccia iniziale che sarà la distruzione del mercantile spaziale Canterbury.

A rendere ancor più gustoso il mondo di “The Expanse” è la sua ampiezza temporale che ha permesso agli sceneggiatori (Mark Fergus e Hawk Ostby, in precedenza hanno partorito “I figli degli uomini” e “Iron Man”) di spaziare attraverso diversi generi: dal thriller al dramma politico passando dal genere bellico. Inoltre a intrecciarsi tra loro magistralmente ci sono tre archi narrativi principali di cui uno investigativo, quello dell’equipaggio intrappolato tra le bellicose fazioni e le macchinazioni politiche dei “potenti” terrestri. Una scelta di sceneggiatura che permette di “spalmare” un grande numero di eventi su molti episodi, fornendoci un gran numero di ore di puro intrattenimento senza che i tempi narrativi ne soffrano.

La squisita e avvincente narrazione, calata in un universo tanto sfaccettato da sembrare reale e plausibile, è rinforzata da un cast capace, da una regia all’altezza e da scenografie ed effetti speciali all’apice di ciò che il piccolo schermo può offrire. In altre parole, “The Expanse”riesce a solleticare la fantasia degli spettatori con toni e inquadrature degne di un film, seguendo gli standard decisamente alti imposti da altre serie-evento come lo è stata “Il Trono di Spade”.

“The Expanse” va a dar man forte ad altre serie che nella scena odierna della serialità hanno fatto dell’Universo fantascientifico una realtà adulta e matura contendendosi un mercato in cui la competizione con il genere fantasy e le miniserie improntate al genere comedy si fa sempre più agguerrita, ricordandoci proprio gli intrighi e le trame che popolano questo piacevole e ricco universo espanso.

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