Quella legge del Covid

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Ve lo abbiamo in parte già raccontato con il PodGAS “Ma che Kazik?” di questa settimana, di come basti una canzone satirica a infastidire il potere, soprattutto quando chi ci governa viene beccato con tutte e due le mani infilate nel vasetto sbagliato. Marmellata, Nutella o altro, cambia poco. È accaduto in Polonia con il presidente Jaroslaw Kaczynski, leader del partito sovranista Diritto e giustizia. Il 10 di aprile era dove non avrebbe potuto essere, ma essendo il presidente faceva un po’ come gli pareva a lui. Era al cimitero Powazki di Varsavia sulla tomba del fratello gemello, suo predecessore alla presidenza, perito in un incidente aereo nel 2010. Era lì quando in realtà il cimitero avrebbe dovuto essere chiuso ai visitatori a causa dell’epidemia di coronavirus.

Che dire. Sarà stato un caso, non avrà resistito e avrà poi fatto ammenda? Ecco, lui no. Ha fatto di peggio. Ad aver chiesto scusa per aver bellamente infranto le regole è stato invece il presidente austriaco Alexander Van der Bellen, a cena fuori dopo le 23, l’orario di coprifuoco per i ristoranti nella vicina Austria. Van der Bellen si è giustificato come farebbe chiunque di fronte a un agente della comunale pronto a staccare una multa dal suo taccuino. “Sono uscito per la prima volta dopo il blocco con due amici e mia moglie. Chiacchierando abbiamo perso la cognizione del tempo.”

Che, per carità, è umano e può succedere ma quando è un vigile a infilare l’auto nel posteggio riservato ai portatori di handicap il dubbio che qualcosa sia andato in cortocircuito è più che legittimo. Chi ci governa non è come voi e neppure come me. È più come un Harry Potter (era Christian Vitta a immaginarsi come il maghetto, giusto?) munito di bacchetta. E quella bacchetta non è altro che il potere di fare e disfare le leggi. Ma non certo a proprio piacimento andando a zonzo quando a noi comuni babbani (o babbei?) tutto ciò non è consentito. La credibilità delle istituzioni, il loro potere dipende anche dagli uomini che le rappresentano.

Di solito in questi casi, l’espressione usata è quelle delle mele marce. Poche mele marce non possono intaccare il sistema. Quelle col verme le buttiamo via e il gioco è fatto. Tutto torna a risplendere di “diritto e giustizia”, no? Insomma. Anche perché, manco fosse una barzelletta, al polacco e all’austriaco va aggiunto anche un inglese. Due inchieste del Guardian e del Daily Mail, hanno raccontato come in Inghilterra alla fine di marzo, durante le restrizioni ai movimenti decise dal governo per il coronavirus, Dominic Cummings, consigliere di Boris Johnson, ha pure lui infranto le regole.

Cummings si è messo in viaggio con moglie e figlioletto da Londra fino a Durham, nel nord dell’Inghilterra, dove vivono i suoi genitori. Un viaggio fatto quando la moglie di Cummings aveva già manifestato i sintomi di Covid-19 e pochi giorni prima che lo stesso Cummings si ammalasse. In barba alle disposizioni emanate, sollevando un polverone che ha coinvolto tutto il Partito Conservatore. Una vicenda che ha infiammato l’opinione pubblica proprio come il caso polacco e quello austriaco. Tre esempi piuttosto evidenti di come il potere logora – e parecchio – chi ce l’ha, al punto da finire spesso in confusione. Al punto da sentirsi al di sopra della legge. E se vogliamo che la legge venga rispettata, per prima cosa dobbiamo aver a che fare con legislatori rispettabili. Ma non sempre è il caso.

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