Razzismo: le parole sono importanti

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Un formulario dell’USI legato a una sondaggio sulla pandemia solleva alcune serie perplessità. Nel modulo viene richiesta l’etnia/razza. No, non si fa, soprattutto all’università, perché le parole sono importanti, e il termine razza è profondamente scorretto.

Sembra però che il sondaggio sia stato preso paro paro da uno della Northearn University, un’università privata statunitense con sedi in diversi paesi.

Quelle che sembrano questioni di lana caprina sono invece importanti, o hanno comunque il loro peso. Il formulario, inviato ai docenti, chiede appunto a quale etnia/razza si appartiene. Il rimando all’università americana si comprende quando si legge nel formulario: Stato di residenza (Stati Uniti).

Evidentemente il formulario era rivolto a un pubblico statunitense, e chi se ne è occupato all’USI non ha adattato un fico secco, riproponendolo tale e quale al pubblico dei docenti ticinesi, e sì che la differenziazione nei questionari e censimenti alla voce “origine etnica” (vedi “race” secondo gli States) si fa in sociologia al primo o secondo anno.

Ma torniamo alla razza. Noi siamo una razza (e difatti si parla di razza umana), l’homo sapiens lo è, con tutte le sue varianti, è Linneo ad averlo stabilito secoli fa, con la sua classificazione che si usa ancora oggi:

Dominio: Eukaryota, Regno: Animalia, Sottoregno: Eumetazoa, Suoerphylum: Deuterostomia, Philum: Cordata, Subphylum: Cordata, Infraphilum: Gnatohstomata, Superclasse: Tetrapoda, Classe Mammalia, Sotoclasse Theria, Infraclasse: Eutheria, Superordine: Euarchontoglires, Ordine: Primates, Sottordine: Aplorrhini, Infraordine: Similiformes, Parvordine: Catharrini, Superffamiglia. Hominoidea, Sottofamiglia: Homininae, Tribù: Homini, Sottotribù. Hominina, Genere: Homo, Specie: Homo sapiens.

Era il 1758, 272 anni fa. Carl Nilsson Linnaeus, medico, botanico e naturalista svedese, inseriva l’uomo nella sua classificazione delle specie, un sistema pratico di incasellare la vita sulla Terra, un metodo che i naturalisti, biologi e botanici usano ancora oggi quando scoprono nuove specie. Già Linneo, a metà Settecento non parlava di razza, non suddivideva l’homo sapiens in specie diverse a seconda del colore. Non più di quanto si possa suddividere dei cavalli o dei cani. Un cavallo è un cavallo, che sia marrone o pomellato. Anche un pony è un cavallo. Più piccolo ma della stessa specie.

Par questo parlare di razze è sbagliato dal punto di vista scientifico e offensivo da quello umano. Uno scivolone di cui probabilmente molti non si accorgono ma che è fondamentale da secoli. Un senegalese, un cinese, un colombiano, sono solo varietà tonali e somatiche adattate a situazioni diversamente ostili, che hanno sviluppato caratteristiche diverse per meglio sopravvivere al clima e all’ambiente.

Lo stesso dizionario, se ce ne fosse bisogno, ci spiega perché parlare di razze è sbagliato e fuorviante, ma soprattutto perché parlandone, entriamo più in ambito politico che genetico:

“…il concetto di ‘razza’, privo di fondamento sul piano dell’analisi genetica, è stato spesso utilizzato in senso politico per operare arbitrarie differenziazioni sul piano delle relazioni sociali e politiche ( lotte, conflitti di r. ; distinzioni, discriminazioni di r. ); il termine è oggi sempre più spesso sostituito con quello più appropriato di etnia.”

Google Translate ha ucciso più del Covid, per cui consigliamo a chi si occupa di queste cose all’USI di controllare magari i testi, così che i docenti ticinesi non debbano spiegare in che Stato USA vivono o a che razza appartengano.

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