Remo Rapino e vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio

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La vita di Bonfiglio Liborio, uno che ha dato tutto ricevendo nulla. Una storia che fa sorridere e arrabbiare: l’ha scritta Remo Rapino e va conosciuta.

La curiosità del leggere tutti e cinque i romanzi finalisti del premio Strega 2020 ci porta a Remo Rapino. Agli occhi di chi scrive un nome completamente nuovo. Il libro si intitola «Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio» e, diciamolo subito, superato l’ostacolo delle prime 30-40 pagine, è bellissimo. Una biografia tenera e potente, la storia di un emarginato che ha dato tanto ricevendo in cambio … nulla. Uno sguardo sempre semplice sulle cose della cronaca-storia-vita, in special modo italiana, nel periodo che va dalla seconda guerra mondiale ad oggi. Dalla Resistenza al lavoro in fabbrica, con le relative lotte sindacali, e poi il manicomio, il terrorismo, le Torri Gemelle, il nuovo millennio … E lui, il protagonista assoluto della storia, sempre lì, con il suo sguardo gentile e nostalgico, a narrare.

Però prima di addentrarci nelle finezze del romanzo è opportuno chiarire l’ostacolo delle prime pagine su citato.

Remo Rapino è uno scrittore che possiede una «sua» lingua, unica e speciale. Senza punteggiatura, con frasi lunghissime (che arrivano direttamente dall’orale), continue ripetizioni. Per dare dei riferimenti: come Camilleri, o se si vuole Dario Fo, Giovanni Testori, per tacere del poeta Franco Loi e il suo Angiul. Scrive come parla e con un pizzico di verve in più. Certo, all’inizio un’occhiata al vocabolario personale dell’autore, stampato nelle ultime pagine, ci vuole. Ma una volta sintonizzati con lo slang di Rapino allora è festa grande.

Diamo a lui la parola e citiamo la reazione del protagonista alla notizia del crollo delle Torri Gemelle:

«Uno che parlava alla radio diceva che ci stavano tremila morti, e io speravo che non c’erano i bambini, che quando si muoiono i bambini è molto più brutto di quando si muoiono le persone grandi e a me mi faceva dolore, che tremila morti è un sacco di gente per davvero che con tutti quei morti ci potevi abitare un altro paese, però di gente viva, che poi si era alzato per l’aria della Merica di Niu Iork un polverone come mille nuvole di temporale ma senza la pioggia. »

Davvero un bel romanzo. Per voce sola ma anche animato da un coro sorprendente, con altri personaggi che da comparsa lasciano il segno: il maestro Romeo Cianfarra, una delle poche persone che hanno voluto davvero bene a Liborio, donn’Assunta la maitressa, l’amore giovanile mai più scordato Teresa Giordani, gli amici operai alla Ducati, il dottor Alvise Mattolini (quello che «tu sei molto meno matto dei matti») che però non gli ha mai regalato un camice bianco come il suo (e allora prima di partire dall’istituto ha subito una piccola grande vendetta: Liborio li ha tagliati tutti, i camici!) e infine Teté e la sordicchia. Ognuno con la sua esclusiva, tutti ad animare una storia che, gran tocco di classe di Rapino, viene arricchita da un paio di fotografie ricorrenti. Che sono poesia: i segni neri che ogni tanto compaiono sul corpo di Liborio e … gli occhi di suo padre, che lui non ha mai visto ma sempre conosciuto, così identici ai suoi… , dicono tutti. ma tutti gli dicono quelli che l’hanno conosciuto. E il nostro che li ha cercati per tutta la vita, come un bisogno di capire la propria esistenza.

La storia d’Italia vista con gli occhi di questo malinconico eroe, con la sua purezza, merita eccome di essere letta. Perché fa sorridere e pensare, perché attraverso certi aneddoti sa raccontare un pertugio originale e necessario. Di sicuro «non matto». E per il premio Strega chi scrive fa il tifo per Rapino. Perché in pratica è un esordiente a questi livelli e perché la sua casa editrice, la Minimum Fax, è un po’ il Davide contro i Golia dell’editoria italiana. Certo, non lo vincerà, però se si conquistasse un bel po’ di lettori sarebbe già una bella soddisfazione. Noi lo si consiglia caldamente.

Notiazia dell’ultima ora: «Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio» è anche finalista (uno dei cinque) al premio Campiello 2020. Non è così frequente che un titolo partecipi a due finali.

«Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Librorio», di Remo Rapino, 2019, ed. Minimum Fax, 2019, pag. 265, Euro: 17,00.

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