Sfrattata da Roma Casapound

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Un edificio pubblico di sessanta vani all’Esquilino, in piena Roma.Uno stabile di una ventina di appartamenti , occupati abusivamente dal partito e da affiliati che ci abitavano.

Una realtà nel centro di Roma, mica presidiata da ieri, ma strappata allo Stato nel 2003.


Ora, in ogni Paese civile risulta incomprensibile come un movimento politico di estrema destra possa mantenere in scacco lo Stato, facendogli perdere milioni di euro di affitti, per ben 17 anni.

Sfatato anche il mito che gli occupanti fossero in stato di indigenza, le indagini della Finanza hanno stabilito che i residenti erano autosufficienti finanziariamente.

Del movimento fascista Casapound abbiamo parlato diffusamente su GAS, tempo fa abbiamo anche proposto un esaustivo dossier (leggi qui sotto)

Ciò che dà da pensare, nonostante la gioia del sindaco Raggi, decisamente soddisfatta dalla riuscita del provvedimento, è come sia possibile che in centro a Roma sia potuta esistere una realtà del genere per quasi due decenni. Nelle sue dichiarazioni comunque la Raggi è stata chiara:

“Abbiamo tanti progetti. Voglio restituire gli spazi di via Napoleone III a chi ha davvero bisogno di un tetto. Ai veri eroi che sono in attesa di una casa popolare, a chi rispetta la legge e aspetta da anni”.

Ricordiamo che ancora l’estate scorsa, a Montecitorio, nonostante il volere della sindaca capitolina, la maggioranza di governo con Lega e buona parte dei Cinque Stelle aveva rifiutato lo sgombero. Immaginatevi un risultato analogo in governo se la realtà fosse stata di estrema sinistra. In quel caso, i biechi calcoli elettorali vidimarono e sancirono una situazione di sfida allo Stato, facendo divenire lo stesso connivente con Casapound.


Nonostante i facinorosi proclami, le minacce e le manifestazioni, visto che la sede di Roma è importante anche a livello mediatico e ideologico, i seguaci della tartaruga (che campeggia sul logo di Casapund) erano disposti a trovare degli accordi col demanio per un affitto calmierato, cosa che a quanto sembra è finita nel nulla.

Ricordiamo inoltre che Mary De Rachewiltz, la stessa figlia di Ezra Pound a cui si ispirano i fascisti del terzo millennio (ipse dixit), chiese ai tribunali italiani di cambiare nome al movimento che a suo dire insultava la memoria del padre. (leggi qui sotto)

Fatto sta che la scritta in stile littorio di Casapound, ha smesso di campeggiare in Via Napoleone III. Non è un segnale enorme, è la piccola vittoria di una democrazia gracile e poco reattiva, ma è comunque un passo. Ricostruire l’Italia del dopo Covid e l’Europa vuol dire scopare nell’angolo i sovranisti e l’estrema destra, vere pericolose zavorre di un benessere non commerciale, ma di sicuro etico ed emotivo.

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