Space Force, deficienti e risate in orbita

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18 giugno 2018, nella vita reale. Il presidente americano Donald Trump annuncia la creazione di una “Space force”, un reparto dell’esercito a stelle e strisce addetto alle operazioni militari da svolgersi nello spazio siderale. Il 20 dicembre 2019 firma il National Defense Authorization Act, che è il documento ufficiale, l’atto di nascita di questa nuova armata. Una mossa dai più considerata ridicola, poco necessaria e svantaggiata in termini di pubblicità da un nome che suona in maniera piuttosto ridicola e infantile.

Pensateci, se “Marina militare americana” o “Esercito di terra americano” hanno nel nome una certa forza, il termine “Forze spaziali” ricorda invece più lo space ranger Buzz Lightyear, il personaggio immaginario protagonista dei quattro film d’animazione della serie Toy Story. Famoso per il suo tormentone: “Verso l’infinito… e oltre!”. Ed è proprio sulla Space Forse, su questa nuova e ancora misteriosa organizzazione militare che si basa una delle nuove hit del piccolo schermo – la serie chiamata appunto “Space Force”, dato che un nome più divertente semplicemente non c’era bisogno di trovarlo.

I dieci episodi pubblicati per ora sono di stampo comico. Del resto la comicità demenziale ben si adatta ai toni della politica americana moderna, in grado di raggiungere apici assolutamente esilaranti. Così guardandola sarà difficile non chiedersi se le riunioni dello Stato maggiore americano o le telefonate del Presidente ai suoi generali non si svolgano davvero come descritto nella serie.

A fare da propellente alla narrazione e alle storie raccontate vi è un cast di un certo peso per essere una serie televisiva. Protagonista è il generale Mark Naird, interpretato dal veterano delle commedie USA Steve Carell, a suo modo un leggenda pensando a “Quarant’anni vergine” o ai suoi ruoli in “The Office” e “Anchor man”. Gli fa da braccio destro il Dottor Mallory, a cui dà vita nientemeno che John Malkovich. A sfilare c’è poi una nutrita schiera di beneamati attori televisivi, come Ben Schwartz (“Parks and Rec.”), Lisa Kudrow (la Phoebe di “Friends”) e Diana Silvers (“Booksmart”). Insomma, un bel mix di professionisti che se c’è una cosa che sanno fare bene, è farci ridere. 

Le vicissitudini di questa sgangherata formazione militare, tra scimmie astronaute cannibali e ovvie spie russe, saranno costellate da riferimenti più o meno velati al presente, con proposte di restyling delle uniformi da parte della First Lady, con una “giovane deputata incazzata”, un senatore terrapiattista dell’Oklahoma e un presidente che si aspetta “qualcosa di grosso” da parte della Space Force per il suo compleanno. 

Una serie semplice, con un’ambientazione originale e un cast capacissimo di reggersi in piedi ma anche di fluttuare a gravità zero. La serie è stata demolita dalla critica istituzionale, che quando si tratta di comicità tende ad avere la puzza sotto al naso di fronte a ciò che gli spettatori trovano divertente. Spettatori che la serie l’hanno apprezzata, e tanto, rendendola una delle più viste in questi mesi su Netflix. 

Punti bonus se vista in inglese, in lingua originale, che permette di esprimere meglio numerose battute e giochi di parole di cui Space Force è infarcita. 

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